26/11/2016, 11.05
CUBA-VATICANO
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È morto Fidel Castro, il padre della rivoluzione cubana

La salma sarà cremata oggi stesso. Ha guidato l’isola per 50 anni. Nel 2008 ha passato la presidenza al fratello Raul. Ha tentato di esportare la rivoluzione marxista in America latina e in Africa. Alcuni successi economici e sociali in patria, insieme a pesante oppressione dei diritti umani. Lo svanire del mito dopo la caduta dell’Urss. La Chiesa cattolica e i papi catalizzatori di una trasformazione del Paese.

L’Avana (AsiaNews) – Fidel Castro, ex presidente e leader della rivoluzione cubana, è morto stanotte all’età di 90 anni. Lo ha annunciato suo fratello Raul, attuale presidente dell’isola, aggiungendo che le spoglie del “lider maximo” saranno cremate entro oggi.

Fidel ha governato Cuba con pugno di ferro per 50 anni. Nel 2008, dopo una malattia, ha lasciato il potere nelle mani di suo fratello Raul.

Nato da una famiglia di proprietari terrieri di origine spagnola, Castro ha combattuto fin dal 1953 la dittatura di Fulgencio Batista. Solo nel 1959 riesce con una piccola armata di guerriglieri a prendere il potere.

Gli Stati Uniti sono il primo Stato a riconoscere il nuovo governo. Ma dal 1960 gli Stati Uniti cominciano a manifestare la loro ostilità verso i toni socialisti del nuovo leader. Nel ’61 un’operazione militare anti-castrista nella baia dei Porci si conclude con un fallimento. In cerca di alleati e di sostegno, Castro si schiera con l’Urss e dichiara che la sua è una rivoluzione “marxista-leninista”.

Nel ’62 accetta che l’Urss dispieghi missili nucleari sull’isola, portando il mondo vicino a una terza guerra mondiale, disinnescata grazie anche all’intervento di Giovanni XXIII.

Desideroso di “esportare la rivoluzione”, offre addestramento a Cuba per i guerriglieri e invia sue truppe in America latina ed in Africa per sostenere le rivolte marxiste, che vedono un certo successo solo in Nicaragua.

In patria, egli vince la lotta contro l’analfabetismo e garantisce la sanità a tutti gli abitanti dell’isola, ma elimina – anche con la violenza, la tortura e la pena di morte - decine di migliaia di suoi oppositori politici, imbavaglia i media, e controlla la vita dei suoi sudditi. Sebbene Castro sia stato educato dai gesuiti e abbia sempre stimato la figura di Gesù, la Chiesa viene vista come nemica della rivoluzione: diversi preti sono stati uccisi; le scuole cattoliche nazionalizzate;

Grazie a una miscela di anti-americanismo, retorica infiammata, le promesse di distribuzione di terra ai contadini, la gigantesca produzione di zucchero di canna, Fidel viene osannato da molti intellettuali e leader della sinistra mondiale che nascondono le violazioni ai diritti umani, alla libertà religiosa e perfino agli omosessuali, reclusi in campi di prigionia dove vengono “curati”.

L’alone di successo che circonda il “lider maximo” comincia a svanire nel 1991, quando crolla l’Urss e crollano gli enormi aiuti economici che tengono in vita Cuba, indebolita anche da un embargo degli Usa. Ancora oggi l’isola è segnata dalla miseria nei trasporti, nel cibo, nelle case, con semplici beni quali sapone, libri e vestiti che costano all’inverosimile.

Nel 2008 Fidel consegna la presidenza nelle mani del fratello Raul. E nonostante alcuni alleggerimenti dell’embargo Usa e qualche riforma economica (fra cui l’apertura al turismo internazionale), i cubani sono costretti a vivere con meno di 20 dollari al mese.

Secondo molti analisti, Raul – sul modello della Cina e del Vietnam – sta lentamente trasformando l’eredità marxista di Fidel aprendo al commercio privato e alla comunità internazionale.

A questo cambiamento non è estranea l’influenza della Chiesa e dei papi. Nel 1998 papa Giovanni Paolo II si recò a Cuba, ancora un pieno regime ateo, augurando che “Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba”. Nel 2012 è stata la volta di Benedetto XVI, che ha esortato a eliminare “posizioni inamovibili ed i punti di vista unilaterali che tendono a rendere più ardua l'intesa ed inefficace lo sforzo di collaborazione”.

Infine, la visita di papa Francesco nel 2015, che si è augurato la costruzione di “ponti” fra Cuba e la comunità internazionale e soprattutto con gli Stati Uniti. Un anno prima, grazie ai buoni uffici delle nunziature a Washington e all’Avana, vi è stato un alleggerimento delle sanzioni contro l’isola e una promessa reciproca di lavorare per i rapporti diplomatici.

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