Il 2025 non segna la fine delle guerre, ma la divisione tra le dittature d’Oriente e Occidente. Il nuovo Dizionario della lingua russo rilancia visioni di democrazia e autocrazia dell’ideologia ufficiale. La specialità di Witkoff e Dmitriev, artefici del “progetto” di tregua, è contare i soldi dividendosi la posta. Lo scontro sulla lingua e il tema della convivenza fra Chiese ortodosse.
L'intreccio tra gli scandali a Kiev e le sempre più frequenti discussioni sull'uscita di scena di Zelenskyj. Giustizia e trasparenza, “purezza” e punizione dei colpevoli appaiono come le priorità da ritrovare sotto le macerie della guerra che continuano ad accumularsi.
Credere nella Russia non significa automaticamente credere in Dio e nei dogmi religiosi, appartenere alla Chiesa ortodossa non comporta necessariamente frequentare le celebrazioni liturgiche, sostenere i “valori tradizionali” non si traduce automaticamente nell’assunzione dei dettami del catechismo.
L’unione universale nuova religione di Mosca in un mondo diviso e conflittuale. Destabilizzazione, propaganda, finanziamento delle élite e degli oligarchi “amichevoli” leali a Mosca e le Chiese come strumenti di potere. Dopo l’Ucraina, il Kazakistan Paese più a rischio con la più lunga frontiera terrestre e la più importante diaspora. Usa, Ue e partner internazionali dovranno rafforzare le relazioni economiche e diplomatiche coi territori nel mirino di Mosca.
Ripercorrendo nel suo nuovo libro attraverso una galleria di personaggi gli ultimi trent’anni dell’Unione Sovietica, lo scrittore Mikhail Zygar aiuta a leggere il presente di Mosca a partire dall’idea che nessuna dittatura è eterna e che il futuro offre sempre una chance per cambiare.
Si avvia alla conclusione la campagna militare 2025 prima del gelo invernale, la più violenta e sistematica. Per gli esperti “il contesto strategico della guerra sta cambiando”, mentre l’economia scivola verso la stagnazione. La tentazione di Trump di concludere con Putin un “affare reciproco”. Né la Russia, né l’Ucraina sono veramente in grado di modificare il corso e il carattere della guerra.
La formazione al Consiglio d'Europa di una piattaforma per il dialogo con le forze democratiche della Russia che si oppongono al regime di Vladimir Putin si scontra con le divisioni interne tra i diversi gruppi, comprese le critiche al Fondo per la Lotta alla Corruzione creato da Aleksej Naval’nyj. L'appello di Vladimir Kara-Murza: "Ogni prigioniero politico deve poter contare sul fatto di non essere dimenticato”.
A differeza dell'accordo su Gaza, la sceneggiata estiva dell’incontro tra Putin e Trump in Alaska non ha infatti portato ad un alleggerimento delle operazioni belliche, spingendo al contrario entrambe le parti ad una ulteriore escalation, nei fatti e nelle parole. E come nel 1914 torna pericolosamente a crescere “l’illusione della fatalità”, che annulla tutte le possibilità di scelta e di soluzione diplomatica.
Entro il 31 dicembre altri 135mila giovani russi saranno chiamatai alla leva militare con modalità sempre più stringenti per evitare scappatoie. Dove lo scopo non è principalmente l’ampliamento dei reparti dell’esercito, ma la ridefinizione della stessa vita comune della società, facendo sentire l’intera popolazione al fronte, anche se poi si mandano principalmente i caucasici e gli asiatici a farsi massacrare.
Tra i tanti obiettivi della “guerra ibrida” di Mosca la Moldavia che va alle elezioni parlamentari il 28 settembre appare uno dei più prossimi. Mentre i velivoli anonimi svolazzanti sui cieli dell'Europa si ergono come totem minacciosi, evocando quello sciamanesimo dalle radici siberiane che oggi in Russia è una delle espressioni più radicali della “difesa dei valori tradizionali” contro la depravazione occidentale.
Tra la fede ortodossa e il potere esiste un legame essenziale e originario, come mostrava già nell'XI secolo il "Discorso sulla legge e sulla grazia" del metropolita Ilarion, il "manifesto" della fede russa. A parte Filipp II di Mosca, che a fine Cinquecento si ribellò alle carneficine del primo zar Ivan IV il Terribile e venne per questo soffocato nella sua cella monastica, non si conoscono casi di altri oppositori ecclesiastici alle guerre sante dei monarchi.
La Novaja Gazeta documenta come fin dagli anni Novanta e in misura sempre più intensa nel quarto di secolo putiniano siano sorti ben 213 nuovi monumenti a Stalin e centinaia di performance di vario genere per commemorarlo. E questa rievocazione, funzionale al culto della Vittoria, permette oggi a Putin di agire con durezza nella repressione di ogni forma di dissenso.
Se in Ucraina lo scontro è tutto interno all’Ortodossia, sulle rive del Baltico sono le grandi tradizioni cristiane di tutta Europa a contendersi una piccola terra e un piccolo popolo, in cui si concentrano i destini di tutti gli altri. E tra i terreni di scontro c'è anche lo storico monastero femminile Pjukhtitskij che si trova a soli venti chilometri dal confine con la Russia.
In una delle più importanti metropoli della Federazione russa il governatore locale Nikitin ha inserito con un gesto inedito anche la chiesa cattolica tra gli edifici storici da restaurare, riconsegnandola alla piccola comunità locale, formata da alcune centinaia di fedeli di nazionalità diverse. L’intenzione è mostrare che nella Russia di oggi la “religione di Stato”, oltre all'Ortodossia militante, mira a unire anche le altre confessioni e religioni.
Il patriarca Kirill esalta la "manifestazione di buona volontà" dei due leader "degli Stati più potenti sul pianeta". Mentre i blogger e propagandisti russi parlano di una "risultato grandioso: con l'America c'è la pace e nel Donbass continuiamo ad avanzare". E l'unico incontro con Zelensky per Mosca può essere da sconfitto al Cremlino.
Il valore “strategico” del luogo scelto per l’incontro “inconcludente” fra i presidenti russo e americano. Un territorio lontano dall’Ucraina e dalla “debole” Europa, che conferma la prevalenza dell’elemento “economico”. Nessuna svolta sulla guerra lanciata da Mosca a Kiev. È stata la prima visita del leader del Cremlino in territorio americano dal 2007.
Si rafforza la censura di pubblicazioni che non rispettano politica statale e proclamazione dei “valori tradizionali”. Una memoria cancellata nel “giogo sovietico”, ogni tentativo di restaurarla confuso e artificioso. Uno degli scopi ideologici del Cremlino è istillare nella popolazione una vera “coscienza russa universale”. Ritorno al passato contenuto fondamentale dello spirito patriottico.
Mosca ha celebrato la variante russa della festa del Battesimo della Rus’ di Kiev con il patriarca Kirill che ha ricordato anche il "credente ateista" Stalin per esaltare il “nuovo Battesimo” della Russia post-sovietica. Mentre il metropolita di Crimea Tikhon a Sebastopoli ha inaugurato una grande mostra dedicata al principe Vladimir presentandolo come un vero “museo universale del cristianesimo”.
Alla Duma si discute del matrimonio con i caduti della guerra, a cui si vuole attribuire un valore civile anche se non si è riusciti a renderlo ufficiale prima della partenza per il fronte, ponendo la questione del “relativismo morale” fondato sulla guerra come valore civile e religioso allo stesso tempo. Un dibattito che chiama in causa la Chiesa ortodossa nell'indicare il livello di “tradizionalità” dei valori da difendere, come in una versione russa della "casuistica" della scolastica medievale.
Kiev ha appena festeggiato l'anniversario del Battesimo voluto dal principe Vladimir con un Sinodo che ha condannato l'ideologia del "mondo russo". Mentre il calendario giuliano permetterà ai russi, tra pochi giorni, di celebrarlo da soli gloriandosi della resistenza alla depravazione e all’eresia occidentale, in quell'isolamento che è la dimensione che a Mosca oggi meglio definisce il concetto di “ortodossia”.
Rileggendo la storia e la realtà russa passata e presente il patriarca Kirill condanna quanti “lanciano appelli in difesa della purezza dell’Islam o dell’Ortodossia”, perché "possiamo avere diverse culture e tradizioni, ma siamo un unico popolo”. Mentre nel quartiere moscovita di Kommunalka viene presentato un centro multireligioso dove dovrebbero essere costruite una chiesa ortodossa, una sinagoga, una moschea e un tempio buddhista in uno spazio comune.
Mentre - lasciato alle spalle il trattato di Ottawa che ne prevedeva la messa al bando - si dispongono le mine per formare l’abisso invalicabile con la Russia, la nuova “cortina di ferro” esplosiva che segnerà il destino dei popoli nei tempi a venire, a Roma il Sinodo dei vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina disc uteva con papa Leone XIV su come procedere con lo “sminamento spirituale” del cuore degli uomini.
Fra le figure più popolari della Chiesa ortodossa, è morto a 65 anni. Scrittore e poeta, fra i “cantori” di Putin e della guerra in Ucraina, ma inviso al patriarca Kirill. Pitirim diviene vescovo della capitale di Komi nel 1995, a 34 anni. Il suo stile molto popolare per la comunicazione senza formalismi, soprattutto con i giovani. Le sue odi esempio di “obbedienza al destino” della Russia.
La storia e il profilo del "nuovo monastero" nato in Polonia nel 1885 e insediatosi in Normandia nel 1950 dopo un lungo peregrinare, lo rendono oggi ancora più popolare tra i tanti russi all’estero, che intendono conservare la propria tradizione senza partecipare alle iniziative bellico-patriottiche di Kirill e degli altri gerarchi russi attuali.
La Pentecoste e il "Giorno della Russia" caduti a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. "Dove sei, mia Chiesa?" si è chiesto amaramente p. Andrej Misjuk invocando il ritorno a una fede che "non sopporti la menzogna, non benedica quelli che è impossibile benedire, e di nuovo s’incammini sulla via che da Gerusalemme conduce verso l’Eterno”. Mentre nella sua nuova "Favola" Vladimir Sorokin racconta il mondo post-apocalittico.
Anche Mosca ha ricordato in questi giorni i 1700 anni del primo Concilio ecumenico che stese il testo della professione di fede. E pochi giorni dopo la telefonata tra Putin e papa Leone XIV è stata l'occasione per rilanciare anche il dialogo tra la Chiesa di Roma e quella ortodossa russa. Come nel IV secolo, dopo la fine delle persecuzioni, anche oggi la sfida per i vescovi d’Oriente e Occidente è mostrare agli imperatori una verità più grande di ogni pretesa di dominio
In un nuovo saggio Aleksandr Šipkov arriva a puntare il dito anche contro il filologo che negli anni Novanta con le sue conferenze aiutò la Russia a riscoprire insieme la tradizione cristiana orientale e quella occidentale. Perché la Russia di oggi rifiuta ogni convergenza nella cultura cristiana dell’Europa d'ell'Est e dell'Ovest, per proporsi come l’unica vera Chiesa incaricata di una missione universale.
Leone XIV, il primo papa americano, ha messo in qualche modo in ombra in Russia la popolarità dell’imperatore americano, fungendo in qualche modo da alternativa nell’immagine dell’Occidente “anglosassone” tanto vituperato dal Cremlino. Del resto oggi la Chiesa russa è in rottura con quasi tutte le altre Chiese ortodosse, a partire dal patriarcato di Costantinopoli, mentre il dialogo con Roma non si è mai interrotto,
Mentre proseguono le parodie delle trattative di pace tra Russia, Ucraina e America, con il fallimento del possibile incontro a Istanbul tra Putin e Zelenskyj, il papa Leone XIV ha rivolto un appello proprio ai cristiani d'Oriente: “Chi più di voi, può cantare parole di speranza nell’abisso della violenza?".
Prevost non ha mai avuto rapporti diretti con Mosca, ma il nome da lui scelto evoca relazioni molto importanti per la storia delle relazioni tra Oriente e Occidente nella Chiesa antica e moderna. Da Leone Magno fino a Leone XIII, il papa della Rerum Novarum, che tra le ue fonti di ispirazione ebbe anche il grande autore russo Vladimir Solov’ev.