12/03/2020, 12.15
CINA
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Ai Fen: le autorità mi hanno messo il bavaglio sul coronavirus

La dottoressa di Wuhan ha parlato per la prima volta del coronavirus in un post su WeChat il 30 dicembre. Primi casi sospetti da metà dicembre. I superiori le ordinarono di tacere per non creare il panico. L’ospedale cambiava le diagnosi dei primi pazienti da “polmonite virale” a “generica infezione”. Le informazioni di Ai condivise da Li Wenliang. Le autorità non hanno agito in modo tempestivo.

Roma (AsiaNews) – Ai Fen, capo del dipartimento per le emergenze dell’ospedale centrale di Wuhan, racconta in una intervista al magazine People che le autorità le hanno impedito di lanciare l’allarme all’inizio della crisi epidemica. L’articolo, pubblicato il 10 marzo, giorno della visita del presidente Xi Jinping a Wuhan, è stato subito censurato, provocando l’indignazione di molti nel Paese.

Ai rivela che il 30 dicembre ha postato su WeChat, popolare sito di messaggistica cinese, l’immagine di una cartella diagnostica di un paziente affetto da una infezione polmonare simile alla Sars. I primi casi sospetti risalgono però al 16 dicembre, provenienti da un altro ospedale. I pazienti presentavano febbre alta e non rispondevano ai farmaci.

Ai ha subito informato i suoi superiori di quello che stava accadendo. Questi le hanno risposto che la Commissione sanitaria della città aveva ordinato di non dire nulla circa il virus per non creare panico tra la popolazione. La stessa dirigenza dell’ospedale ha poi ricordato al personale che la pubblicazione di informazioni sulla malattia era proibita.

Il primo gennaio, un supervisore dell’ospedale le ha dato “una lavata di capo” per aver creato scompiglio con le sue rivelazioni, accusandola di essere una delatrice. Una settimana dopo, un’infermiera ha contratto il Covid-19. La direzione ospedaliera decideva però di cambiare la descrizione della malattia da “polmonite virale” a “generica infezione”.

La dottoressa ha espresso anche dubbi sul luogo da dove la malattia ha cominciato a propagarsi. “I pazienti continuavano a crescere dopo la chiusura il primo gennaio del mercato ittico di Huanan, indicato inizialmente dalle autorità come il probabile epicentro dell’infezione”. Era ormai evidente che la trasmissione avveniva da uomo a uomo, ma le autorità hanno dato questa informazione solo il 18 gennaio.

Ai non aveva ricevuto alcuna autorizzazione ufficiale per diffondere tali notizie. La dottoressa è convinta di non aver alcuna colpa e di aver fatto semplicemente il proprio lavoro, condividendo informazioni sensibili con i colleghi dell’ospedale. Tra loro anche Li Wenliang, il medico fermato dalla polizia per aver lanciato l’allerta. Li è morto a causa dell’infezione il 7 febbraio, seguito da altri tre dottori.

Secondo lei, le autorità cittadine avrebbero potuto intervenire in modo più tempestivo e salvare molte vite umane, compresi i suoi colleghi: “Se questi dottori fossero stati messi a conoscenza da subito della reale situazione, ora non sarebbero morti. Il mio grande dispiacere è di non essere riuscita ad avvisare più persone”.

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