07/06/2018, 12.05
ALGERIA
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Algeri blocca la pensione d’invalidità a un cristiano: ‘State uccidendo me e i miei figli’

di Kamel Abderrahmani

Per 20 mesi, Slimane Bouhafs è stato in carcere a causa della sua fede, dove è stato sottoposto a trattamenti inumani. Ha una malattia cronica che gli provoca dolori e gonfiore alle articolazioni. “Se volete uccidermi, fatelo. È quello che già fate privandomi delle risorse. Ma, sappiate che non interromperò mai la mia battaglia.” Il suo appello al Vaticano e all’Europa per la sua vita in pericolo e per i cristiani d’Algeria.

Algeri (AsiaNews) – Si chiama Slimane Bouhafs (a sinistra in foto) ed è un cristiano algerino originario di Zerkun, nel comune di Vuselam (Bousselam) –  distretto di Bouandes della provincia di Sétif, Cabilia orientale – convertito al cristianesimo nel 1998. Slimane è un fervente difensore dei diritti umani, presidente del coordinamento di sant’Agostino dei cristiani in Algeria. Di 52 anni e padre di tre bambini, egli soffre da più di 20 anni di una malattia (gotta cronica, provoca dolori e gonfiore alle articolazioni) che gli impedisce di lavorare. Di fatto, Slimane è classificato come disabile all’80%, cosa che gli ha permesso di beneficiare di una pensione mensile versata sul suo conto. Andava tutto bene per lui e la sua famiglia, prima del suo arresto nel luglio del 2016 da parte dei servizi di sicurezza e il suo imprigionamento durato 20 mesi per “attentato alla religione musulmana”.

Slimane è stato liberato di recente, ma lo Stato algerino mantiene ancora una ferrea presa su di lui, più stretta di quanto accade di solito. Dopo averlo avvelenato e torturato in prigione e in seguito alla sua liberazione, le istituzioni statali lo privano della sua pensione di invalidità. Un atto inumano che metterà in pericolo la sua vita e quella dei suoi tre figli.

Dopo il suo video pubblicato sul proprio account di Facebook, Slimane è stato molto chiaro.

Di seguito l’appello diffuso sul suo profilo social, indirizzato a denunciare quella che lui definisce "l’inquisizione algerina".

“Buonasera, a tutti voi. Io sono Slimane Bouhafs. Sono stato detenuto per 20 mesi a causa della mia fede cristiana. Ho vissuto grandi sofferenze. Sono stato oppresso, insultato, privato del regime alimentare a me prescritto. Ho dormito a terra su dei semplici cartoni distesi come biancheria da letto. Ho avuto un’intossicazione che mi ha condotto a essere ricoverato in ospedale per otto giorni. Non posso raccontare tutto.

Al momento lo Stato algerino ha bloccato la pensione che ricevevo per la mia malattia. Non so cosa questo sistema voglia da me. Se volete uccidermi, fatelo. È quello che già fate privandomi delle risorse. Ma, sappiate che non interromperò mai la mia battaglia. La mia battaglia continua.

Questa patria è quella di sant’Agostino, non è la vostra. è di Massinissa, Giugurta e Dahiya, non è la vostra patria. Io lo posso dire, io sono della Cabilia, Amazigh [berbero, ndr], figlio di sant’Agostino. Lo sono, lo sarò e lo rimarrò una volta morto. La mia speranza, la mia conclusione… spero che questo messaggio venga tradotto in tutte le lingue del mondo per denunciare l’oppressione a cui sono sottoposto i cristiani di Algeria. Lo Stato algerino sigilla e chiude le nostre chiese, minaccia i nostri pastori e cerca di corromperli. Per favore, fermate tutto questo.

Tutte le leggi vietano di affamare le persone. State affamando fino alla morte i miei figli. È ignobile, ignobile. Immaginate che l’Europa ricatti di privare i musulmani di risorse finché non si convertono al cristianesimo, cosa fareste? Direste che è legale?”

La sua situazione mi preoccupa in quanto militante per i diritti dei cristiani e delle minoranze del mio Paese, e l’ho contattato iera sera. Slimane era molto inquieto, terrorizzato e ha anche timore di uscire da casa. Slimane mi ha detto di avere paura e che sta cercando un qualsiasi modo di salvarsi da questa morte lenta: “Temo che manderanno qualcuno a massacrarmi mentre i miei figli sono ancora piccoli”; “Mi terrorizzano e sono molto ansioso”; “Spero che l'Europa e in particolare il Vaticano e le organizzazioni mondiali per i diritti umani facciano qualcosa per me”.

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