22/01/2015, 00.00
MALAYSIA - ISLAM
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Arcivescovo di Kuala Lumpur: La sentenza sulla parola 'Allah' mette a rischio la libertà religiosa

Mons. Julian Leow sottolinea che il verdetto potrebbe “scoperchiare un vaso di Pandora”. Il prelato teme una“progressiva riduzione dei diritti delle minoranze” e “ingerenze crescenti nella sfera religiosa”. P. Lawrence, direttore dell'Herald, auspica che “i diritti delle minoranze non siano calpestati”. Oggi nuova decisione avversa per i cristiani in una vicenda analoga a quella del giornale cattolica.

Kuala Lumpur (AsiaNews) - La Chiesa cattolica della Malaysia è preoccupata per la decisione di ieri del tribunale federale, che ha respinto il ricorso dei cattolici sull'uso della parola "Allah". La sentenza, infatti, potrebbe "scoperchiare un vaso di Pandora" che porterà alla progressiva riduzione dei diritti delle minoranze e a ingerenze crescenti nella gestione della sfera religiosa. Un timore manifestato e condiviso dal neo arcivescovo di Kuala Lumpur mons. Julian Leow, che non nasconde il proprio "disappunto" per la sentenza dei giudici, la quale tuttavia "non giunge affatto inaspettata". 

Ieri il tribunale federale della Malaysia ha respinto per l'ennesima - e forse ultima - volta il ricorso presentato dalla Chiesa cattolica, che intendeva portare fino alla Corte suprema la vicenda relativa all'uso della parola "Allah" anche per i non musulmani. I cinque giudici che costituivano la giuria hanno votato all'unanimità, negando la possibilità di ogni ulteriore azione legale perché "non vi sono stati errori procedurali" nei precedenti gradi di giudizio. 

Interpellato da Malaysian Insider il prelato afferma: "Vorrei credere che questa decisione avversa riguarda solo l'Herald e non aprirà un vaso di Pandora" che finirà per portare a una stretta "nei diritti delle minoranze, in merito alla gestione degli aspetti che riguardano la propria religione". Mons. Leow chiede di continuare a pregare Dio e di "aver fiducia che vi sia una luce, in fondo a questo tunnel". 

Intanto il legale dei cattolici, l'avvocato Datuk Cyrus Das, afferma che il caso "Allah" - nonostante tutto - non si possa dire ancora concluso; egli spiega che vi sono "elementi centrali" in questa vicenda,  fra cui l'aspetto della libertà religiosa, che potrebbero essere "rivisti" in futuro nel contesto di vicende giudiziarie molto simili a quella appena archiviata. 

P. Lawrence Andrew, direttore di Herald Malaysia, è più pessimista e ritiene conclusa la battaglia legale per il proprio settimanale. Tuttavia, il sacerdote auspica che "si possa comunque vivere insieme in pace e armonia" e, al tempo stesso, "preghiamo che i diritti delle minoranze non siano calpestati". 

Oggi intanto l'Alta corte di Kuala Lumpur ha autorizzato la confisca di otto cd appartenenti ad una cristiana di etnia Sarawakian, Jill Ireland, perché contengono al loro interno la parola "Allah"; una vicenda simile all'Herald, e che purtroppo pare destinata a concludersi nello stesso modo anche se resta aperta la possibilità di ricorrere in appello. 

In Malaysia, nazione di oltre 28 milioni di abitanti in larga maggioranza musulmani (60%), i cristiani sono la terza confessione religiosa (dietro ai buddisti) con un numero di fedeli superiore ai 2,6 milioni; la pubblicazione di un dizionario latino-malese vecchio di 400 anni dimostra come, sin dall'inizio, il termine "Allah" era usato per definire Dio nella Bibbia in lingua locale. Su una popolazione di oltre 11 milioni di persone, i cattolici di Kuala Lumpur sono oltre 180mila; i sacerdoti sono 55, i religiosi 154, mentre vi è un solo diacono permanente. 

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