12/11/2014, 00.00
VIETNAM - CINA - FILIPPINE
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Asean: fronte comune di Hanoi e Manila contro l’imperialismo di Pechino nei mari

di N.H.
Oggi si apre il vertice regionale: cooperazione, pace e sicurezza marittima i temi al centro dei lavori. Nei giorni scorsi faccia a faccia fra i Trương Tấn San e Benigno Aquino. Essenziale la libertà di navigazione per garantire il commercio marittimo. 


Hanoi (AsiaNews) - Cooperazione a livello regionale, pace e sicurezza marittima, ma soprattutto l'annosa questione riguardante la politica "imperialista" e "barbaro capitalista" di Pechino nel mar Cinese meridionale, definita un "nuovo colonialismo" da molti Paesi dell'area. Sono questi i temi al centro del summit Asean (Associazione che riunisce i 10 Paesi del Sud-est asiatico), in programma oggi e domani a Naypyidaw, capitale del Myanmar. Gli esperti prevedono acque "agitate" nella regione Asia-Pacifico, se il governo cinese continuerà a oltrepassare i confini territoriali per compiacere i propri interessi economici e geopolitici. 

Il 6 novembre scorso il governo vietnamita si è opposto a tentativi illegali di costruzione da parte della Cina, nei pressi del Fiery Cross Reef sulle isole Spratly; Hanoi ha chiesto a Pechino di "interrompere immediatamente" il progetto di edificazione su terreni contesi.

Binh Le Hai, ministro vietnamita degli Esteri, ha confermato la richiesta di Hanoi di "astenersi dal portare avanti attività illegali in futuro". Egli ha anche aggiunto che il Vietnam dispone di "prove giuridiche e storiche" che mostrerebbero la sovranità sulle Paracel e le Spratly. 

Inoltre, per Hanoi le mire della Cina "violano" la Dichiarazione di condotta (DoC) nei mari e gli accordi di base fra i due Paesi, volti alla risoluzione delle controversie marittime fra i due Paesi. Gli atti deliberati di Pechino sono così fonte di tensione e "complicano la situazione, mettono in pericolo la pace e la stabilità della regione". 

Il 9 novembre scorso, a margine del 22mo vertice Apec, il presidente vietnamita Trương Tấn San ha incontrato l'omologo filippino Benigno Aquino III, rinnovando il legame di amicizia e cooperazione dei due Paesi in chiave anti-cinese. Per quanto concerne i problemi regionali e mondiali, essi hanno sottolineato il bisogno di mantenere pace, stabilità e sicurezza, oltre alla libertà di navigazione secondo i principi fissati dalla Legge internazionale sui mari (Unclos).  

Da tempo Vietnam e Filippine - che hanno promosso una vertenza internazionale al tribunale Onu - manifestano crescente preoccupazione per "l'imperialismo" di Pechino nei mari meridionale e orientale. Il governo cinese rivendica una fetta consistente di oceano, che comprende la sovranità delle Spratly e delle isole Paracel, isole contese da Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia (quasi l'85% dei territori). A sostenere le rivendicazioni dei Paesi del Sud-est asiatico vi sono gli Stati Uniti, che a più riprese hanno giudicato "illegale" e "irrazionale" la cosiddetta "lingua di bue", usata da Pechino per marcare il territorio. Di recente anche i vescovi vietnamiti hanno esortato la Cina a "convertirsi alla Vergine di Fatima", per la pace "in Asia e nel mondo".

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