14/09/2020, 08.50
BAHRAIN - ISRAELE
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Bahrain, attivisti e oppositori contro il ‘vergognoso’ accordo con Israele

Sui social dominano messaggi di frustrazione, commenti critici e voci contrarie. Molti sottolineano la “complessità” della situazione e i “problemi” di un disgelo nelle relazioni. Ex parlamentare parla di “giornata nera”. Il gruppo sciita Al-Wefaq denuncia il “tradimento dell’islam e del mondo arabo”.

Manama (AsiaNews/Agenzie) - Attivisti e opposizioni in Bahrain manifestano la loro ostilità all’accordo, annunciato nel fine settimana dal presidente Usa Donald Trump, secondo cui anche Manama - dopo gli Emirati Arabi Uniti - è pronta a “normalizzare” i rapporti con Israele. Sui social media si sono moltiplicati messaggi di frustrazione, commenti critici e voci contrarie di quanti sottolineano la “complessità” e i “problemi” di un disgelo fra nazioni del Golfo e lo “Stato ebraico”. 

A poche ore dall’annuncio della Casa Bianca, su Twitter sono diventati virali gli hashtag “gli abitanti del Bahrain sono contrari alla normalizzazione” e “la normalizzazione è un tradimento”. La leadership del regno - sunnita e vicina a Riyahd, a dispetto di una popolazione a maggioranza sciita - è legata a Israele da una profonda avversione all’Iran. Inoltre, Manama conta sugli Stati Uniti per la propria difesa come emerge dallo stazionamento della Quinta flotta Usa davanti alle sue cose. 

Per il ministro degli Esteri del Bahrain Abdullatif bin Rashid Al-Zayani, l’accordo rappresenta uno storico passo verso il raggiungimento della pace in Medio oriente. Opposta la posizione dell’Autorità palestinese e di Hamas, che parlano di “un’altra coltellata nella schiena” da parte di un governo arabo. Tuttavia, a differenza di quanto accaduto negli Emirati, in Bahrain - dove parte della popolazione non nasconde l’avversione alle politiche governative - ampi settori del Paese hanno manifestato disappunto. 

L’ex parlamentare Ali Alaswad ha parlato di “una giornata nera nella storia del Bahrain”, nazione teatro nel 2011 di proteste antigovernative represse con la forza e il carcere dalle autorità. Da quel momento centinaia di persone sono state arrestate e private della cittadinanza con l’accusa di “terrorismo”e di legami con Teheran. 

Fra le voci critiche vi è anche il gruppo sciita Al-Wefaq, il più rappresentativo in Parlamento sino alla repressione post 2011 e il cui leader Sheikh Ali Salman è in prigione dal 2014. Gli attuali vertici hanno condannato l’accordo fra “il regime dispotico del Bahrain e il governo sionista di occupazione”, che rappresenta “un tradimento dell’islam e del mondo arabo”.

Hussain Aldaihi, vice-segretario generale di Al-Wefaq, ha scritto che la normalizzazione conferma che “questi regimi rappresentano una minaccia per i loro Paesi, i popoli e la nazione” mediante l’attuazione di agende “contrarie” ai loro stessi interessi. Altri gruppi contrari all’accordo, in patria e all’estero, hanno manifestato ira e opposizione definendo la scelta di Manama “vergognosa”.

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