24/01/2017, 14.11
STATI UNITI - CINA
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Casa Bianca: Fermare la politica “imperialista” di Pechino nel mar Cinese meridionale

 Per i media cinesi le affermazioni equivalgono a una “dichiarazione di guerra”. Gli esperti paventano il rischio di una “pericolosa escalation”. Nessun commento dall’ambasciata cinese negli Stati Uniti. 

 

Washington (AsiaNews/Agenzie) - A pochi giorni dall’insediamento alla Casa Bianca, la neo amministrazione americana guidata da Donald Trump lancia il primo avvertimento a Pechino, dicendosi pronta a fermarne la politica “imperialista” nel mar Cinese meridionale. Una mossa che, secondo analisti ed esperti militari, potrebbe innescare una “pericolosa escalation”, soprattutto se verrà coinvolta la flotta navale stanziata da Pechino nella regione Asia-Pacifico. 

Ieri in un incontro con i giornalisti il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ha sottolineato che la nuova leadership americana è intenzionata a fermare l’espansionismo territoriale della Cina. Affermazioni che, per i media di Pechino, equivalgono già a una sorta di “dichiarazione di guerra” da parte di Washington. 

La posizione della Casa Bianca sulle controversie marittime - con Hanoi, ma soprattutto Pechino che continuano a costruire sugli atolli contesi, mentre le Filippine sembrano riavvicinarsi alla Cina dopo anni di scontri e ricorsi in tribunale - segnano una rottura rispetto al passato. Barack Obama aveva sempre mantenuto un atteggiamento di cautela; ora Trump, a pochi giorni dall’insediamento, sembra promuovere una politica più aggressiva, almeno a parole. 

Washington è pronta a “difendere” i propri interessi nell’area e non intende consentire libero accesso alla Cina a isole o atolli che “si trovano in acque internazionali”. “Vogliamo assicurare - ha aggiunto il portavoce della Casa Bianca - la protezione di territori internazionali dalle mire di un singolo Paese”. 

Gli Stati Uniti vogliono dunque impedire sia l’accesso che lo sviluppo e le installazioni cinesi sulle isole contese. Al momento non sono però chiare le modalità e i passi che il governo americano è disposto a compiere per fermare l’espansionismo di Pechino. 

Immediata la replica dei media cinesi, che accusano la Casa Bianca di impedire a Pechino il perseguimento di interessi legittimi nell’area. Bocche cucite, invece, all’ambasciata cinese negli Stati Uniti che non ha voluto commentare in via ufficiale le parole della nuova amministrazione Usa. 

Analisti ed esperti ritengono però poco probabile uno scontro aperto nei mari fra Stati Uniti e Cina, sia per la crescente potenza militare di Pechino che per le ripercussioni sul piano economico e commerciale, che finirebbero per colpire Washington stessa. Mira Rapp-Hooper, esperta di mar Cinese al Centro per la nuova sicurezza americana di Washington, definisce “incredibili” le minacce di divieto di accesso ai mari, che non hanno alcuna base giuridica. “Un blocco navale - aggiunge - che è il solo mezzo per impedire l’accesso, equivale a un atto di guerra”. Da parte sua Dean Cheng, studioso cinese della Heritage Foundation, si ferma solo a considerare come le parole del portavoce mostrano quanto sia sempre attuale la questione del mar Cinese meridionale per l’amministrazione Trump. 

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