28/02/2020, 10.25
CINA-ASIA
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Coronavirus: crollo di Wall Street trascina giù i mercati asiatici

La diffusione dell’epidemia negli Usa genera il panico. Il cambio di rotta negli Stati Uniti può causare nuove perdite. Sovrastimata la capacità di recupero dell’economia globale. Il timore di una nuova, grande crisi come quella del 2008.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Nuovo tonfo delle borse in Cina e in Asia dopo il crollo di ieri di New York e dei listini europei. Wall Street ha perso il 4%, il peggior dato dal 2011, scatenando una serie di vendite nel resto del mondo.

A metà pomeriggio, Shanghai e Shenzhen hanno perso rispettivamente il 3,70% e 4,93%. I due indici bruciano molti dei guadagni avuti dopo la pesante caduta del 3 febbraio, alla loro riapertura dalle festività del Capodanno lunare e il blocco delle attività decretato in Cina per contenere il propagarsi del Covid-19. Hong Kong, piuttosto stabile negli ultimi giorni, cala invece del 2,50%.

Il Nikkei di Tokyo è sceso del 3% (la perdita è del 9% questa settimana) e il Kospi di Seoul del 3,30%.  L’indice australiano ha chiuso con perdite del 3,5%; quello indiano del 2,5%.

Secondo gli analisti, a dominare gli scambi ora è la paura e l’incertezza per il futuro dell’economia globale, con il timore che le previsioni di recupero per la seconda metà dell’anno siano troppo ottimistiche.

La crescente diffusione del virus fuori della Cina, in particolare negli Stati Uniti, sta creando un “effetto panico” che trascina al ribasso anche le borse asiatiche. Il calo dei casi e dei morti in Cina non basta a rassicurare gli investitori, che vendono titoli in cambio di beni rifugio come l’oro. Il prezzo del petrolio, che si basa su contratti di vendita futura, è sceso a 47 dollari nel mercato Usa, segno della crescente preoccupazione per lo stato dell’economia nei prossimi mesi.

Il mercato azionario americano era rimasto stabile finora, il che aveva permesso agli altri listini di contenere le perdite iniziali. Il cambio di rotta al ribasso negli Stati Uniti  rischia ora di provocare ulteriori battute d’arresto in altri Paesi.

In molti temono che il sistema economico-finanziario globale si trovi di fronte a una crisi delle stesse dimensioni di quella del 2008, provocata dallo scoppio della bolla speculativa negli Usa. All’epoca, i Paesi colpiti adottarono politiche espansive per riavviare le rispettive economie, ricetta che sembrano intenzionati a riproporre anche questa volta. Il problema è che il mondo è già inondato di liquidità e le maggiori economie hanno già tassi di interesse molto bassi (alcune, come l’Europa, addirittura negativi).

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