23/03/2020, 09.13
ASIA DEL SUD
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Coronavirus: i contagiati in India potrebbero arrivare fino a 300 milioni

A Dhaka ci sono più di 650mila poveri ammassati nelle baraccopoli. In Bhutan il sovrano parla alla nazione. Tutti i Paesi dell'area chiudono le frontiere. Messe sospese, programmi di Quaresima bloccati. In Afghanistan si continua a morire per la guerra.

New Delhi (AsiaNews) – Nell’immediato futuro l’Asia del sud presenterà lo scenario peggiore per il numero di infetti da coronavirus. Ne sono convinti gli scienziati, che arrivano ad ipotizzare fino a 300 milioni di contagiati in India. Anche Dhaka, la capitale del Bangladesh, è a rischio elevatissimo con oltre 650mila persone ammassate in 3.394 baraccopoli, dove le pessime condizioni igieniche potrebbero portare ad una rapida diffusione del virus. Intanto tutti i Paesi chiudono le frontiere e annunciano restrizioni ai movimenti all’interno del territorio.

L’India ieri si è fermata per il primo coprifuoco totale (“Janata curfew”) della sua storia dalle 7 di mattina alle 21 di sera. Oggi il Ministero della sanità e del welfare familiare riferisce che il numero aggiornato di casi positivi al Covid-19 è 415, mentre le vittime sono sette. Stamattina le autorità indiane stanno tirando le somme del blocco di ieri e criticano l’atteggiamento imprudente della popolazione in varie parti del territorio, che ha sfidato il divieto d’uscire e messo a repentaglio la salute degli altri cittadini.

Per gli esperti, la vastità del territorio, l’enorme popolazione e le sacche di povertà estrema sono i fattori che rischiano di elevare l’India al triste primato di Paese “più mortale”. Ramanan Laxminarayan, direttore del Center for Disease Dynamics, Economics and Policy di Delhi, prevede tra i 200 e i 300 milioni di contagiati, di cui 10 milioni in condizioni gravi. Il sistema sanitario nazionale potrebbe anche riuscire a sopportare le cure per questi pazienti, ma “non se i contagi fossero concentrati in due-tre settimane”.

Per questo, le amministrazioni hanno deciso di adottare misure drastiche di contenimento del virus: su tutto il territorio nazionale le metro sono chiuse fino al 31 marzo; Delhi è sotto coprifuoco dalle 6 di stamane al 31 marzo; il Ministero della sanità ha messo in quarantena 82 distretti in 23 Stati; Andhra Pradesh, Uttarakhand, Chandigarh, Jharkhand, Jammu e Kashir, Telangana e Junjab rimarranno bloccati fino al 31 marzo. Anche la Chiesa cattolica si è adeguata alle direttive in diverse zone: a Mumbai il card. Oswald Gracias ha disposto la cancellazione delle messe fino a 4 aprile; ieri lo sciopero nazionale è stato rispettato dalle Chiese del nord-est.

In Bangladesh la situazione più preoccupante si registra nella capitale, in particolare per l’alta concentrazione di poveri che vivono ai margini delle strade o negli slum. Al momento si contano 27 persone positive al test e tre morti. La settimana scorsa la premier Sheikh Hasina ha disposto la cancellazione di tutti i raduni pubblici, politici e religiosi. Anche a Suihari, dove operano i missionari del Pime, si è stabilita la sospensione dei programmi liturgici di Quaresima.

Il Pakistan è la nazione dell’Asia meridionale con il numero più elevato di infetti: 803 casi e tre decessi. Oggi il Paese celebra la festa della Repubblica in toni dimessi, così come ha stabilito il presidente Arif Alvi che nel suo messaggio alla popolazione ricorda lo slogan “Unità, fede e disciplina”, caro al padre della nazione Mohammed Ali Jinnah. Egli ha poi ringraziato medici e operatori sanitari che “sono in prima linea di difesa in questa crisi. La nazione vi saluta per il vostro sforzo inarrestabile e gratuito”.

In Nepal, dove c’è solo un contagiato, il governo di Kathmandu ha imposto la chiusura delle frontiere con India e Cina per una settimana a partire da oggi. Pradeep Gyawali, ministro degli Esteri, ha annunciato anche la creazione di un fondo di 500 milioni di rupie finanziato dallo stipendio mensile di tutti i ministri, che servirà per l’acquisto di mascherine protettive, guanti, camici, termometri, ventilatori e monitor. Le autorità hanno ammesso di avere scarsa disponibilità di attrezzature mediche e hanno chiesto aiuti sanitari ai due Stati confinanti.

Anche il Bhutan ha deciso di chiudere i confini da stamane. Al momento si registra un solo contagio, mentre 33 persone sono state sottoposte e quarantena a Samdrupjongkhar. Questa mattina persino il sovrano, re Jigme Khesar Namgyel Wangchuck, ha diffuso un videomessaggio in cui ricorda che scuole e altre attività rimangono chiuse a tutela dei cittadini, invita i connazionali all’estero a rientrare nel Paese e assicura a tutti: “Ci prenderemo cura di voi in maniera attenta”.

In Afghanistan il virus non ferma nemmeno gli attentati dei talebani, dopo l’inizio del ritiro delle truppe statunitensi. Secondo le forze di sicurezza, negli ultimi tre giorni gli attacchi sarebbero addirittura aumentati in 14 province, di cui tre solo in quella di Kunduz. Il capo della polizia locale, Bashir Rasheed, riporta che i militanti uccisi sono almeno 27. Intanto la popolazione deve fare i conti anche con la pandemia, che ha contagiato finora 40 persone e provocato una vittima.

In Sri Lanka più di 3mila persone sono state dislocate nei centri di quarantena in varie zone. Ieri l'arcidiocesi di Colombo ha trasmesso ancora la messa in diretta televisiva. Nell'isola si contano 86 contagiati e 1.754 persone arrestate per aver violato le norme sul coprifuoco.

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