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» 14/09/2004
CINA - VATICANO
Di che è morto mons. Gao Kexian
di Bernardo Cervellera

La Cina che ospiterà le Olimpiadi nel 2008 ha ancora persone che muoiono in prigione a causa della fede. Sabato scorso la Sala stampa vaticana ha diffuso la notizia della morte di mons. Giovanni Gao Kexian, vescovo clandestino di Yantai, criticando la "grave violazione" della libertà religiosa. Mons. Gao, 76 anni, era stato sequestrato dalla polizia nell'ottobre '99. Da allora aveva vissuto in una prigione sconosciuta del nord della Cina. I suoi familiari si sono visti riconsegnare il cadavere alla fine di agosto, senza alcuna spiegazione. Di lui non circola neppure una foto.

AsiaNews pone una domanda: di cosa è morto mons. Gao? È morto di malattie? È morto di stenti, vista la sua vita passata in povertà e raminga come vescovo clandestino? È morto per gli estenuanti interrogatori a cui sono sottoposti i cattolici per spingerli a entrare nell'Associazione patriottica?

Oppure è morto di torture?

Violenze fatali sui corpi di personalità religiose detenute in Cina sono all'ordine del giorno da almeno 50 anni. L'ultimo vescovo cattolico morto in prigione nel '92, mons. Giuseppe Fan Xueyan di Baoding, lasciato cadavere sulla soglia di casa sua, avvolto in un sacco di plastica, presentava segni di tortura al collo (forse un filo di ferro che lo strozzava) e aveva diversi larghi ematomi al petto e sulla fronte. Nel giugno scorso AsiaNews ha riportato che Jiang Zongxiu, una donna di 34 anni, è morta in prigione per le bastonate ricevute il giorno del suo arresto. La donna era stata imprigionata perché faceva circolare Bibbie nella provincia di Guizhou. La polizia ha informato la famiglia di Jiang, affermando che la detenuta era morta di improvvisa malattia e ha loro consegnato il corpo. I parenti hanno notato che sul cadavere erano presenti ferite e macchie di sangue.

Il 6 febbraio scorso Chen Jingmao, leader della "Chiesa della Cina del Sud" bandita dal governo cinese, è stato picchiato dalle guardie per punizione. Secondo fonti definite "attendibili" durante il brutale assalto le guardie dicevano: "il suo atto - portare altri al cristianesimo - è causa di vergogna per il Partito Comunista". Il leader protestante di 72 anni è stato picchiato dalle guardie carcerarie, che gli hanno fratturato entrambe le gambe, per aver convertito 50 detenuti.

Torture e violenze  sono registrate anche per i monaci e le monache tibetani. La setta Falun Gong afferma che dal '99 ad oggi almeno 884 membri del loro gruppo sono morti in prigione per tortura, avvelenamento, battiture con manganelli elettrici, "cadute" da piani alti degli edifici di polizia.

Dati questi precedenti, molti cristiani in Cina e in tutto il mondo, temono per la sorte dei due vescovi di Baoding (Hebei), mons. Giacomo Su Zhimin, l'ordinario, e mons. Francesco An Shuxin, l'ausiliare, scomparsi nelle mani della polizia nel '97 e nel '96 rispettivamente. Da allora nessuno ha potuto contattarli.  Lo scorso novembre mons. Su è stato visto all'ospedale di Baoding, ma è poi scomparso di nuovo.

In questi ultimi mesi sono stati arrestati altri vescovi cattolici. Essi non hanno subito violenze o torture fisiche, ma sono stati sottoposti a lunghe ore di interrogatori e di tentativi di lavaggio del cervello. Secondo fonti cristiane in Cina, il fatto che siano stati liberati e non abbiano subito violenze fatali è dovuto alla loro fama all'estero e all'appello fatto dal Vaticano. Mons. Wei Jingyi, vescovo di Qiqihar e mons. Jia Zhiguo, vescovo di Zhengding, arrestati in marzo e in aprile e rilasciati dopo alcune settimane, sono noti all'opinione pubblica internazionale che per loro ha lanciato diverse campagne per chiedere la loro liberazione.


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