16/09/2017, 12.46
INDIA
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Festa a Mumbai per il card. Gracias, ‘voce profetica’ e guida della Chiesa indiana

di Nirmala Carvalho

Le celebrazioni per il 20mo anniversario della sua ordinazione episcopale. Il cardinale è molto stimato da leader religiosi e politici. Il rapporto di amicizia con Madre Teresa e le sue battaglie per gli emarginati. L'impegno dell'arcivescovo di Mumbai per la Chiesa universale.

Mumbai (AsiaNews) – Ricorre oggi il 20mo anniversario dell’ordinazione episcopale del card. Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai. Nell’arcidiocesi e in tutto il Paese, i cattolici celebrano la voce profetica del pastore, che ha guidato la Chiesa indiana con fede e convinzione, ma soprattutto ha saputo leggere i segni dei tempi e rispondere con coraggio.

Divenuto vescovo ausiliare di Mumbai nel 1997, il card. Gracias ha servito l'arcidiocesi e la Chiesa con singolare distinzione e un intelletto tagliente. Il Cardinale non è solo una 'star' ecclesiastica, ma nella pluralistica società indiana è anche molto stimato dai capi religiosi di altre denominazioni e fedi, e da politici di ogni sorta.

Negli ultimi 20 anni, da quando è stato ordinato vescovo, la società indiana ha vissuto numerosi cambiamenti sociali, economici e politici. Il card. Gracias si è affermato come voce chiave, senza mai subire pressioni - sia sottili che aperte. È sempre rimasto fermo, difendendo la Fede e la Chiesa.

L’arcivescovo di Mumbai continua ad essere un ardente sostenitore della giustizia e della pace, dei poveri e degli emarginati, dei nascituri, dei deboli e dell'ambiente. Egli rimane uno schietto difensore del matrimonio, della famiglia e un attento osservatore di ciò che davvero accade nella vita dei suoi fedeli e di quelli di altre fedi.

Il cardinale soffre il dolore di coloro che sono esclusi, malati, bisognosi e anziani. Durante il Giubileo della Misericordia, nella sua visita a Shanti Avedna, egli ha detto di alcuni malati terminali: “Sono i nostri benefattori!”. In quell’occasione, il card. Gracias ha sottolineato che “raggiungendo i bisognosi sentiremo la gioia e la pace del Signore Gesù Cristo. Questa è una grazia per me”. Così, in prima persona il cardinale risponde alla potente metafora di papa Francesco su una “cultura dello scarto".

Nonostante i suoi frenetici programmi di lavoro e di viaggio e, ovvio, gli impegni per l’arcidiocesi di Mumbai, Sua eminenza riesce sempre a far visita ai sacerdoti malati e trascorrere del tempo con le persone in difficoltà e gli svantaggiati. Il tempo è un lusso che il cardinale non ha, ma il giorno dopo il Natale, portando doni nelle mani, il cardinale è solito recarsi dalle monache carmelitane di clausura: “Dal momento che voi non potete venirmi a trovare, vengo io da voi”, afferma con gioia.

Il card. Gracias, conosciuto per le sue capacità diplomatiche, non esita a tracciare linee nette quando crede che le questioni fondamentali dell'identità cattolica siano in gioco, come quando ha dichiarato: “La libertà religiosa non è negoziabile”; oppure su un controverso tema: “La Chiesa non ha mai considerato criminali gli omosessuali”.

Il porporato gode del rispetto e della fiducia di papa Francesco ed è uno dei nove cardinali provenienti da tutto il mondo che siedono nel Consiglio che, conosciuto come il “C9”, assiste il pontefice sulle decisioni di carattere gestionale che riguardano la Chiesa cattolica. Il porporato ricopre anche il ruolo di presidente della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche e della Conferenza episcopale indiana. Egli è stato una voce di primo piano, che ha chiesto la fine della discriminazione nei confronti dei cristiani Dalit, chiedendo al governo dell'India di conceder loro lo status di “Casta registrata” (Sc).

Papa Francesco ha portato i migranti al centro dell’attenzione mondiale. Il cardinale non ha mai perso di vista le questioni che li riguardano e si è sempre adoperato per loro, celebrando matrimoni e adottando un piano d'azione per il benessere pastorale, sociale ed economico della popolazione immigrata dei 100mila tribali dell'arcidiocesi.

All'inizio di quest'anno, il pontefice ha nominato il card. Gracias al più alto tribunale di appello della Chiesa cattolica, la Rota romana, confermando così lo stemma che aveva scelto quando fu nominato vescovo, che include la “bilancia della giustizia”. Con la consapevolezza che l'accesso all’assistenza legale è proibitivo per molti carcerati “perché non c'è nessuno ad aiutarli e sono troppo poveri per ricevere un aiuto”, il cardinale ha avviato un collettivo di avvocati che sosterrà i prigionieri sotto processo.

La celebrazione del 20mo anniversario del card. Gracias sarebbe incompleta, senza il ricordo di Madre Teresa, oggi Santa Madre Teresa. Per oltre 30 anni, i due sono stati amici stretti. “Sono stato consacrato vescovo solo 11 giorni dopo la sua morte”, ricorda il porporato. Madre Teresa ed il cardinale trascorrevano insieme molte ore, pregando, condividendo esperienze e incoraggiandosi a vicenda. Di fronte alle sfide della sua missione, la santa ha cercato spesso i saggi consigli del card. Gracias.

Fedele al motto monastico di “Ora et Labora”, il cardinale trae la sua forza dall'Eucaristia. Egli afferma che “l'Eucaristia è il più grande dono di misericordia che Gesù rivolge a noi e dove c'è Gesù, Maria è sempre presente e intercedendo per noi, ci aiuta e ci guida. Pregate, pregate con il Rosario”. Così, alimentato e rafforzato, il cardinale Gracias irradia la gioia di Gesù.

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