03/08/2019, 00.41
ARABIA SAUDITA
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Fra censura, repressione, omicidi, Riyadh vuole diventare ‘la capitale’ dei media arabi

L’Arabia Saudita è classificata al 172mo posto della classifica di Rsf, è implicata nell’omicidio del giornalista dissidente Khashoggi e arresta i cronisti. Ma intende lanciare il “forum dei media” e premiare gli organi di informazione. L’obiettivo è diventare luogo di “discussioni e confronti” a livello regionale e internazionale.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Classificata al 172mo posto nella classifica 2019 di Reporter senza frontiere (Rsf); nel mirino delle agenzie internazionali per l’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi; accusata di mantenere in carcere almeno una trentina di cronisti, fra cui stranieri. A dispetto di una situazione attuale che va in direzione opposta, l’Arabia Saudita lancia una serie di iniziative editoriali, fra cui un premio, con l’obiettivo diventare “la capitale araba dei media”. 

Nei giorni scorsi l’associazione giornalisti sauditi ha annunciato il lancio di un nuovo “forum dei media”, per trasformare Riyadh nel cuore dell’informazione [tv, internet e stampa] di tutto il mondo arabo. Il forum, aggiunge l’agenzia ufficiale Spa, sarà accompagnato dal “Saudi Media Award”, riconoscimento che verrà consegnato a fine novembre al miglior organo di informazione locale. 

Per il presidente del consiglio di amministrazione dell’associazione stampa saudita Khaled al-Malik, questa nuova piattaforma di scambio diventerà un “evento annuale che farà di Riyadh la capitale dei media arabi”. Esso dovrebbe migliorare “la reputazione dell’Arabia Saudita come nazione di primo piano in tema di politica ed economia internazionale”, preparando il terreno “per discussioni e confronti di più ampia portata”. 

L’evento di novembre verterà attorno al tema “opportunità e sfide” nei media. L’obiettivo è quello di “offrire la possibilità ai professionisti del settore” e alle “figure mediatiche” del mondo arabo e straniero di “incontrarsi e discutere di sviluppo e sfide”. Un programma ambizioso, per una nazione al 172mo posto per libertà di stampa, con una trentina di giornalisti in carcere e nel mirino dell’Onu per le implicazioni nell’assassinio Khashoggi al consolato saudita di Istanbul a ottobre.

Inoltre, nel regno wahhabita sono vietati organi di stampa indipendenti e ogni notizia è filtrata dallo Stato, che non disdegna l’uso della censura unita al maglio del carcere e della repressione. Per Rsf i giornalisti sono vittime di “detenzioni arbitrarie” e l’uso della tortura ha raggiunto livelli “sistematici”. Rischiano il carcere quanti avanzano critiche o parlano di malfunzionamenti a livello politico. Sono puniti reati quali la blasfemia, l’insulto alla religione, quanti fomentano il caos e mettono in pericolo l’unità nazionale o attentano all’immagine del re o della nazione.

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