21/01/2005, 00.00
GIAPPONE – CINA - UE
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Giappone contrario a rimuovere l'embargo UE alla Cina

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – Il Giappone è contrario alla rimozione dell'embargo europeo sulla vendita delle armi alla Cina. Lo ha affermato ieri il ministro giapponese degli Esteri Nobutaka Machimura durante un colloquio con il corrispettivo britannico Jack Straw. Nello stesso giorno il primo ministro irlandese Bertie Ahern ha annunciato che il bando europeo "dovrebbe essere rimosso entro la metà del 2005".

Secondo Machimura "la questione inerente la vendita di armi alla Cina non preoccupa solo il Giappone, ma tutti i Paesi del Asia orientale" e ha ribadito la "ferma opposizione alla rimozione dell'embargo".

La crescita di efficienza militare dell'esercito cinese allarma il governo di Tokyo. Le relazioni diplomatiche fra i due paesi erano peggiorate nel novembre scorso, quando un sottomarino nucleare cinese era entrato nelle acque territoriali giapponesi, sebbene in seguito il governo di Pechino abbia presentato le scuse ufficiali per l'incidente.

Prima di lasciare il Giappone alla volta della Cina, Jack Straw ha affermato che "l'Unione Europea comprende le preoccupazioni manifestate dal governo di Tokyo" e ha ribadito che "sulla questione non verrà presa alcuna decisione prima di marzo". Mercoledì scorso, durante una seduta del parlamento a Londra, il ministro inglese degli Esteri aveva sottolineato che "la fine dell'embargo non implica la vendita immediata di armi alla Cina". Il codice di condotta sancito dai paesi membri dell'Unione stabilisce che la vendita di armi è consentita a condizione che gli armamenti non vengano usati per "repressioni politiche interne, per aggressioni esterne o in casi di palese violazione di diritti umani".

Francia e Germania sono da tempo a favore della fine dell'embargo e affermano che la Cina, dopo il bando introdotto nell'89, ha mostrato progressi nel campo dei diritti umani. Altre nazioni europee, fra le quali Svezia e Irlanda, si oppongono alla decisione e chiedono un rigido "codice di condotta" a tutela della sicurezza nel caso in cui il bando sia rimosso.

Gli Stati Uniti, preoccupati per una possibile escalation nella crisi fra Cina e Taiwan, sono contrari alla rimozione dell'embargo ed esercitano pressioni diplomatiche sull'Europa perché esso venga mantenuto.
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