11/08/2016, 08.56
ASIA
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I migranti visti sempre più con sospetto, il 40% delle persone vuole chiudere i confini

Il centro di ricerca Ipsos Mori ha condotto un sondaggio in 22 Paesi del mondo. Su 16mila persone intervistate, il 45% afferma che gli immigrati hanno un impatto negativo sul Paese dove giungono. Solo uno su cinque li reputa un bene per il proprio territorio. Direttore dell’istituto: “Il fenomeno migratorio è globale ma pochissimi Paesi riescono a gestirlo”.

Londra (AsiaNews/Agenzie) – È sempre più in aumento il numero di coloro che considerano gli immigrati in modo negativo e desiderano chiudere le frontiere. Sono sempre meno perciò le persone vedono l’immigrazione come un’occasione positiva per il proprio Paese. È ciò che emerge da un sondaggio pubblicato da Ipsos Mori, un centro britannico di ricerca. Su 16mila persone intervistate in 22 Paesi del mondo (di tutti i continenti), il 45% afferma che i migranti hanno un effetto negativo sul proprio Paese, mentre solo il 20% li considera in modo positivo.

In Stati come Turchia, Italia, Russia, Ungheria, Francia e Belgio, la percentuale negativa sale al 60%. Circa la metà del totale degli intervistati si lamenta per il numero eccessivo di migranti nel proprio territorio.

Il sondaggio mostra che l’aumentare della migrazione in un mondo sempre più globalizzato sta inasprendo le tensioni interne ai Paesi, creando effetti secondari come l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea.

Bobby Duffy, direttore del centro Ipsos Mori, ha pubblicato per email una dichiarazione in cui si legge: “L’immigrazione è un problema globale, ma al momento pochissimi Paesi riescono a gestire il livello del flusso e a controllare l’impatto dei movimenti di massa delle persone”.

L’indagine mette in luce il sospetto sempre più crescente nei confronti dei migranti. Il 40% degli intervistati si dichiara favorevole alla chiusura dei confini, mentre il 60% è sicuro che i terroristi entrino nei Paesi stranieri fingendosi migranti. In Turchia quest’ultima percentuale sale all’83%.

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