01/10/2019, 10.13
VATICANO
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Il Mese missionario straordinario e la missione 'senza Cristo'

di Bernardo Cervellera

Papa Francesco vuole ricordare i 100 anni della Lettera apostolica Maximum Illud di Benedetto XV. È necessario riqualificare la missione e l’annuncio di Cristo Salvatore. La missione ridotta a “riti” o ad “attività da ong”, senza vita e senza Cristo. L’impegno di tutti i battezzati, in particolare dei laici, in un mondo indifferente a Dio e all’uomo.

Roma (AsiaNews) - Con i vespri presieduti da papa Francesco nella basilica di san Pietro questa sera, inizia il Mese missionario straordinario che il pontefice ha voluto lanciare in occasione dei 100 anni dalla Lettera apostolica Maximum Illud di Benedetto XV.

C’è il timore che questo documento e il suo centenario vengano messi in secondo piano dall’altro avvenimento che si celebra a Roma in ottobre: il Sinodo speciale sull’Amazzonia, con le sue già gonfie polemiche sull’idolatria dell’ecologia (quella della natura, non quella “umana” dei papi) e sui preti sposati. E sarebbe un peccato, perché la ripresa della Maximum Illud, voluta da Francesco, sarebbe un buon correttivo alle possibili sfasature del Sinodo amazzonico, che si intuiscono già nell’Instrumentum laboris.

Benedetto XV ha pubblicato la sua Lettera apostolica il 30 novembre 1919, quasi un anno dopo la fine della Prima guerra mondiale (che lui stesso aveva definito “l’inutile strage”). Ma invece di piangere sulle distruzioni, sulle mancanze, cercando colpevoli e pianificando soluzioni tecniche ed economiche, egli ha voluto risvegliare tutta la Chiesa al compito primario di tutti i cristiani: l’annuncio di Gesù Salvatore del mondo, a cui partecipano vescovi, amministratori apostolici, missionari, suore e laici. Insomma tutti i battezzati. Da questo punto di vista la Maximum Illud ha tratti molto simili a quelli dell’Evangelii Gaudium di Francesco, anche questa tutta tesa a portare nel mondo la gioia del vangelo. Papa Francesco, nel Messaggio per la Giornata missionaria mondiale di quest’anno, dedicata al centenario della Maximum Illud, dice che per la Chiesa è necessario “riqualificare in senso evangelico la sua missione di annunciare e di portare al mondo la salvezza di Gesù Cristo, morto e risorto”.

In qualche modo, la Maximum Illud mostra che lo slogan “Chiesa in uscita”, sempre sottolineato da Francesco, è presente da secoli nella vita della Chiesa, perché fa parte della sua identità più profonda, che è rendere “partecipi della divina redenzione” i popoli che non conoscono Cristo.

Purtroppo, nella Chiesa attuale si sta attuando una divaricazione della missione ecclesiale. Da una parte vi sono coloro che pensano che per custodire l’identità della Chiesa, occorra condannare il mondo e separarsi da esso, vivendo come in una cittadella assediata, senza cercare linguaggi per parlare al mondo contemporaneo. Dall’altra vi è un tentativo di mescolarsi col mondo, mostrando tutta la vicinanza dei cristiani, ma dimenticando di portare la salvezza di Gesù Cristo, che è più grande, più profonda, più totale di qualunque conquista umana. In entrambi i casi si assiste a una missione “senza Cristo”, dove il dono ricevuto col battesimo nella Chiesa, è ridotto a cose da fare “sacre” (riti, formule, novene, paramenti, …) o “mondane” (impegni, denunce, progetti sociali da ong, …). In entrambi i casi, Gesù Cristo, la sua salvezza, rimangono come un oggetto dato per scontato, nel passato, alle spalle, che non produce alcun effetto o sussulto nel presente.

Papa Francesco ha spesso messo in guardia dal pelagianesimo, ossia da quella posizione che vede la salvezza come un prodotto delle proprie mani. Entrambe queste posizioni, quella “sacra” e quella “mondana”, la “tradizionalista” e la “progressista” sono vittime di questo pelagianesimo.

Il papa attuale ha messo anche in guardia da una Chiesa in cui tutto si riduce a “grigio pragmatismo”, in cui pur fra grandi attività, il cuore è ormai morto, sia nel praticare i riti, che nel lavorare come ong.

Per rinnovare il cuore è urgente farsi assorbire dalla vita nuova presente nei sacramenti della Chiesa e nella testimonianza dei santi. Come dice san Paolo (2 Cor 5,14-15): “L’amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro”. Solo così la Chiesa sarà “in uscita” nel mondo, ma avendo e offrendo il volto del suo Amato.

La Maximum Illud urge vescovi, amministratori apostolico, missionari e missionarie a questo compito, avendo “sollecitudine per tutte le Chiese” (2 Cor 11,28), non solo per le loro parrocchie. Ma, anticipando il Concilio Vaticano II, Benedetto XV spinge anche i laici a partecipare a questa missione universale. Tale missione dei laici è qualcosa di assolutamente urgente perché nel mondo indifferente a Dio e al prossimo si possano trovare dei testimoni del Risorto che con la loro vita annunciano che Gesù è l’Unico Redentore.

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