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» 27/07/2012 14:52
TIBET – CINA
Il falso Panchen Lama “è una marionetta del regime. Le sue parole non contano niente”
di Chen Weijun
Gyaltsen Norbu, scelto da Pechino per rimpiazzare il vero Panchen Lama, visita Lhasa e punta il dito contro chi protesta contro il regime comunista: “Non sono uomini di fede”. Un giovane monaco commenta ad AsiaNews: “È un poveretto che vive in una prigione dorata. Non conosce il Tibet ed è costretto a ballare quando Pechino accende la musica. Abbiamo compassione di lui”. Le dichiarazioni di Norbu fanno parte della strategia del Partito per divenire arbitro dell’ortodossia di tutte le religioni.

Pechino (AsiaNews) - Il falso Panchen Lama "è una povera marionetta nelle mani del regime cinese. Vive in una prigione dorata, non conosce il mondo e tanto meno il Tibet. Le sue dichiarazioni sulle proteste del popolo tibetano schiacciato dal tallone comunista fanno solo sorridere, perché vengono da un pupazzo". È il commento rilasciato ad AsiaNews da un giovane monaco che vive in una lamaseria tibetana, anonimo per ovvi motivi di sicurezza.

Il riferimento è alle frasi pronunciate da Gyaltsen Norbu, il  giovane scelto da Pechino per rimpiazzare il vero Panchen Lama riconosciuto dal Dalai Lama, nel corso di una sua rara visita a Lhasa, capitale del Tibet. Parlando ai dirigenti comunisti, Norbu ha detto che "i tibetani che non proteggono la stabilità sociale non sono degni di essere definiti uomini di fede".

Con queste dichiarazioni il ragazzo si pone alla perfezione nella scia del regime comunista, che già da anni cerca di espandere il proprio dominio "religioso" per decidere sull'ortodossia delle varie fedi presenti sul territorio nazionale. Come per i vescovi cattolici, che anche se sono scomunicati dal Vaticano e non hanno più seguito da parte dei loro fedeli vengono definiti dalle autorità "bravi vescovi" e "molto devoti".

Allo stesso modo, Pechino cerca da anni di rimpiazzare le autorità riconosciute del buddismo tibetano. Il caso più eclatante è stato proprio quello del Panchen Lama, che ha il compito - dopo la morte del Dalai Lama - di riconoscerne la nuova rinascita. L'attuale Dalai Lama, Tenzin Gyatso, ha riconosciuto come Panchen Lama il giovane Gedhun Choekyi Nyima il 14 maggio 1995: pochi giorni dopo la polizia ha rapito il bambino di 6 anni e la sua famiglia, da allora scomparsi.

Nel novembre 1995 la Cina ha "scelto" Gyaltsen Norbu come "vero" Panchen Lama, adducendo l'utilizzo di rituali religiosi "più autentici" di quelli del Dalai Lama, per attuare uno stretto controllo sulla pratica religiosa nella regione. Nel 2004 il regime è andato oltre e ha emanato un regolamento secondo il quale tutti i "buddha viventi", autorità religiose molto importanti nel buddismo tibetano, devono essere approvati dal governo. In questo modo sperano di controllare il prossimo Dalai Lama.

Dopo un periodo di "studio" e di isolamento, nel 2010 Norbu ha fatto ingresso anche nella vita politica nazionale, partecipando ai lavori della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, organismo che affianca l'Assemblea nazionale del popolo. Da allora si è sempre sentito molto poco: sa di non avere il rispetto dei suoi fedeli e vive chiuso in un monastero di Pechino. Nel grande Tempio dei Lama della capitale cinese - che ospita i troni del Dalai e del Panchen - la sua foto è più piccola rispetto a quella del suo predecessore.

La comunità tibetana, spiega la fonte di AsiaNews, "non lo odia nonostante tutto questo. È considerato un nulla, un ragazzo costretto a ballare quando Pechino accende la musica. Proviamo compassione per lui: ha detto bene il nostro Dalai Lama quando ha elogiato il suo silenzio di questi anni. Non può fare il bene del popolo tibetano, ma potrebbe fare molto più male di quello che fa, se non passa la maggior parte del tempo in silenzio".

 


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