28/08/2019, 16.30
INDONESIA
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Il movimento islamico hijrah cambia la società in Indonesia

È lo sforzo di abbandonare uno stile di vita percepito come non islamico. I fedeli “rinati” sono alla guida di una popolare corrente. Attivista: “Molti diventano intolleranti non solo verso le altre religioni, ma anche con i musulmani di comunità diverse”. Il numero di conservatori sta aumentando e le aziende accolgono con favore certificazioni e marketing a forte carattere islamico.

Jakarta (AsiaNews) – Le interpretazioni più conservatrici dell'islam stanno portando profondi cambiamenti alla società ed all’economia del Paese musulmano più popoloso. Il fervore religioso è riacceso dai predicatori che usano con ampiezza i nuovi mezzi di comunicazione. Ne è espressione una recente tendenza nell'industria dell'intrattenimento: l'hijrah (il “pentimento”) delle celebrità, che rendono pubblica la loro scoperta – o ritorno – alla fede islamica. Questi fedeli “rinati” sono alla guida di un influente movimento che incoraggia di tutto, dai complessi residenziali riservati ai musulmani ad attività bancarie che rispettano la sharia [la legge islamica].

Hijrah è una parola araba che significa migrazione o viaggio. Nella tradizione musulmana si riferisce al viaggio del profeta Maometto e dei suoi seguaci dalla Mecca a Medina, per sfuggire all'oppressione della tribù Quraish. In Indonesia, ora il termine allude allo sforzo di un individuo di abbandonare uno stile di vita percepito come non islamico e spostarsi verso un codice di condotta “religioso” (nel comportamento e nell'abbigliamento), oltre a eseguire tutti i rituali – sia obbligatori che consigliati.

“L’hijrah è un concetto positivo, finché nasce da una sincera conversione del cuore”, dichiara ad AsiaNews Dewi Kartika Maharani Praswida, studentessa musulmana originaria di Wonogiri, reggenza nella provincia di Central Java. “Questo cambiamento – prosegue – deve servire a migliorare noi stessi, non a farci sentire ‘più santi’ e giudicare gli altri”. La ragazza 23enne è un'attivista per il dialogo interreligioso di GusDurian, un movimento giovanile affiliato a Nahdlatul Ulama (Nu). Con i suoi oltre 90 milioni di iscritti, questa è l'organizzazione islamica moderata più grande d'Indonesia e del mondo.

I giovani rappresentano la fascia di popolazione in cui il “movimento hijrah” riscuote maggior successo. “La motivazione – aggiunge Dewi – è che il fenomeno coinvolge soprattutto ragazzi e ragazze i quali hanno sperimentato dolore e attraversato momenti bui. L’hijrah è dunque visto come uno sprone a star meglio, attraverso il conforto della religione. Alcuni amici mi hanno detto che il fenomeno è qualcosa da non perdere, ma altri ritengono sia solo il programma di persone che godono di una particolare notorietà”.

Esperti individuano una connessione tra la popolarità dell’hijrah e le spinte islamiste che negli ultimi tempi caratterizzano il dibattito pubblico in Indonesia. “Questa tesi – afferma l’attivista – è condivisibile in gran parte dei casi, ma non in tutti. È vero però che alcuni miei conoscenti, unitisi al movimento, hanno cambiano totalmente il loro modo di pensare; la triste verità è che sono diventati intolleranti non solo verso le altre religioni, ma anche con i musulmani di comunità diverse”.

L’islam indonesiano è per tradizione moderato e nel tempo ha spesso assimilato elementi di misticismo e costumi locali. Ma il numero di conservatori ora sta aumentando e sempre più aziende hanno accolto con favore certificazioni e marketing a forte carattere islamico. I ristoranti fanno a gara per ottenere attestazioni halal, prova che rispettano la legge religiosa. In alcuni ospedali vi sono persino farmaci halal e alcuni shampoo dichiarano di essere adatti per chi indossa il velo. Anche la Sharp, multinazionale giapponese che produce elettrodomestici, vende frigoriferi con l’etichetta halal. Molti sono critici verso questa nuova tendenza commerciale. “Ho l’impressione che qualcuno voglia ‘capitalizzare’ con il sentimento religioso delle persone. In questo modo si riduce la religione ad un marchio e ad un mezzo come altri per far soldi”, sottolinea Dewi. (P.F.)

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