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  • » 18/04/2017, 08.54

    TURCHIA

    Il vincitore Erdogan applaudito da Trump, criticato dall’Europa



    Una vittoria risicata del 51,4%. Congratulazioni anche dall’Arabia saudita. L’opposizione repubblicana e filo-kurda accusano brogli. Si prospetta una presidenza di Erdogan fino al 2029 e l’introduzione della pena di morte.

    Istanbul (AsiaNews/Agenzie) – Il presidente Recep Tayyep Erdogan ha rifiutato tutte le critiche piovutegli addosso sui risultati del referendum da lui voluto, che lo ha visto vincitore per un soffio. Egli è criticato dall’opposizione interna ma anche da organizzazioni europee come l’Ufficio per i diritti umani dell’ Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) e il Consiglio d’Europa. In compenso ha ricevuto i complimenti da parte di Donald Trump e dell’Arabia saudita.

    Il risultato è una vittoria risicata: 51,4% ha votato a favore del referendum e delle rfiorme costituzionali; il 48,59 ha votato per il "no". Le grandi città – come Istanbul, Smirne, Ankara – hanno votato “no”; invece Erdogan ha vinto soprattutto nell’Anatolia.

    Il voto dà il via a cambiamenti costituzionali che danno al presidente poteri più grandi: si elimina la figura del premier, si dà a Erdogan il potere di scegliere l’amministrazione, i ministri, i giudici. Le nuove regole saranno varate da novembre 2019 e siccome il presidente potrà essere eletto per due tornate da 5 anni, è possibile che Erdogan possa durare fino al 2029.

    I due più importanti partiti di opposizione, il repubblicano Chp e il filo-kurdo Hdp accusano il referendum di brogli, ma il Comitato elettorale lo ha dichiarato valido. Intanto, il governo ha esteso lo stato di emergenza per altri tre mesi. La misura era stata introdotta dopo il fallito colpo di Stato in luglio e doveva concludersi fra due giorni.

    L’Osce e il Consilio d’Europa, sebbene non abbiano sfidato il voto del referendum, ne hanno criticato lo svolgimento. Le due scelte (il “sì” e il “no”) non hanno avuto uguali opportunità per essere presentati; il “sì” è stato difeso a spada tratta dal presidente e da altre personalità del governo su tutti i media: i sostenitori del “no” sono stati trattati come simpatizzanti del “terrorismo”, legandolo alla retorica del fallito colpo di Stato; alcune libertà essenziali sono state conculcate.

    Il referendum rappresenta un giro di boa nella politica turca. Erdogan ha detto che presto il Paese terrà un referendum sulla sua possibile appartenenza all’Unione europea, che con ogni probabilità sarà rifiutata, dopo averla attesa per decenni. In più il presidente ha dichiarato che nella legislazione introdurrà presto la pena di morte. Ciò metterebbe fine ai negoziati fra Ankara e l’Ue.

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