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    » 10/01/2006, 00.00

    CINA

    In prigione chi protesta contro l'inquinamento: crea "disordine" sociale



    In Cina avvengono continui disastri ambientali nei fiumi, dove finiscono tonnellate di sostanze nocive. Ma ieri sono stati condannati 9 agricoltori che ad aprile avevano protestato contro fabbriche inquinanti.

    Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Condannati al carcere gli agricoltori che si sono opposti alle fabbriche che inquinano il loro villaggio. Intanto nei fiumi cinesi si moltiplicano i disastri ecologici, con versamento accidentale di tonnellate di gasolio e acido solforico.

    Ieri il tribunale della provincia di Zhejiang ha condannato 9 agricoltori del villaggio di Huaxi che nell'aprile 2005 si sono opposti all'inquinamento di 13 vicini impianti chimici. Nel 2001 i contadini di Huaxi e di Dongyang erano stati espropriati delle terre senza avviso, per costruire le fabbriche. Dopo anni che i raccolti erano inquinati e la gente si ammalava, oltre 30 mila abitanti hanno protestato, hanno cacciato i funzionari locali e costruito barricate per impedire il rifornimento di materiali alle fabbriche. Nelle prime ore del 10 aprile 2005 oltre 1.500 poliziotti hanno assalito il villaggio e abbattuto le barricate.

    I 9 contadini sono stati condannati per avere preso parte alle proteste, con pene fino a 5 anni di carcere che 4 di loro dovranno scontare, al termine di un processo coperto dalla censura. Alcuni avvocati dei 9, famosi legali di Pechino, hanno lamentato pressioni per far loro rinunciare l'incarico. Gli imputati hanno negato l'accusa di avere causato disordini e hanno denunciato che hanno subito torture in carcere. Lo scorso dicembre il governo provinciale dello Zhejiang ha punito 8 funzionari di Dongyang e Huaxi per non avere "preservato l'armonia sociale".

    Intanto si moltiplicano le notizie di gravi inquinamenti causati da impianti costruiti presso importanti corsi d'acqua e centri abitati. Lo scorso 5 gennaio nella città di Gongyi, provincia dell'Henan, il gelo ha spaccato un oleodotto e 6 tonnellate di gasolio sono finite nel fiume Yiluo, tributario del Fiume Giallo. Si è formata una striscia di acqua inquinata lunga 60 km. e oggi c'è allarme per le forniture idriche della città di Jining nello Shandong e per i centri abitati lungo il Fiume Giallo. L'inquinamento raggiungerà il mare Bohai il 13 gennaio.

    Il 6 gennaio nella città di Chongding dalla fabbrica della Huaqiang Fertiliser oltre 600 tonnellate di acido solforico sono finite nel fiume Qijiang, tributario dello Yangtze River, creando una striscia porpora di 300 mt. Per 2 giorni i 30 mila abitanti di Chongding sono rimasti senz'acqua.

    L'8 gennaio si è rovesciata nello Yangtze River una nave che portava 260 tonnellate di acido solforico. Si lavora per recuperare i contenitori dell'acido e per evitare si disperda in acqua. La più vicina conduttura d'acqua potabile è ad appena 800 mt. dal luogo dell'incidente.

    Il 4 gennaio da una fabbrica nella città di Zhuzhou è finito nel fiume Xiangjiang, tributario dello Yangtze, abbastanza cadmio da inquinare oltre 100 km. del fiume, superando di 80 volte il limite di sicurezza. Ieri a Changsha, capitale dell'Hunan, la concentrazione della sostanza era ancora il doppio del limite consentito. Secondo fonti ufficiali, ci vorranno oltre 26,6 miliardi di yuan (oltre 3 miliardi di dollari Usa) e 5 anni per pulire il fiume Songhua, inquinato a novembre 2005 da tonnellate di benzene.

    La frequenza degli incidenti mostra, secondo gli esperti, che il boom economico cinese è avvenuto senza considerare simili rischi e che appare ora complesso e non agevole riallocare gli impianti produttivi. (PB)

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