18/02/2019, 12.22
INDIA
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Kashmir, caccia all’uomo: uccisa la ‘mente’ dell’attentato ai soldati

Le forze dell’ordine perquisiscono casa dopo casa alla ricerca degli attentatori del gruppo fondamentalista pakistano Jaish-e-Mohammed. Nello Stato del Jammu e Kashmir è in vigore il coprifuoco e internet è sospeso. Studenti provenienti dalla Valle del Kashmir denunciano aggressioni e intimidazioni.

Srinagar (AsiaNews) – In Kashmir è caccia all’uomo: il governo indiano ha lanciato una dura rappresaglia contro i fondamentalisti islamici affiliati al Pakistan, coinvolti nell’attentato del 14 febbraio scorso contro l’esercito che ha provocato la morte di 44 soldati delle forze paramilitari (Central Reserve Police Force). Mentre in alcune zone dello Stato è in vigore il coprifuoco e i servizi internet sono sospesi, arriva la notizia di ulteriori combattimenti nella zona di Pinglan, nel distretto di Pulwama, luogo dell’attacco kamikaze. Le forze dell’esercito dichiarano di aver ucciso la “mente” della strage: sarebbe Abdul Rashid Ghazi alias Kamran Bhai. Nello scontro però sono rimasti uccisi anche quattro agenti dell’Unione.

Secondo le dichiarazioni dell’intelligence indiana, sarebbe stato proprio Ghazi ad aver formato Adil Ahmed Dar, conosciuto con il nome di battaglia “Waqas Commando”. Egli è il militante che la scorsa settimana ha guidato una macchina piena d’esplosivo contro il convoglio che trasportava i militari sull’autostrada Srinagar-Jammu.

Oltre a Kamran, la polizia afferma di aver ucciso un altro membro del Jaish-e-Mohammed (JeM), responsabile dell’attacco. Per ora, il secondo uomo è stato identificato solo come Hilal. Ieri le perquisizioni a tappeto hanno portato all’arresto di altri 23 uomini sospetti.

Il Kashmir è un territorio a maggioranza islamica al confine tra India e Pakistan. Entrambi i Paesi ne reclamano la sovranità territoriale fin dal 1947, l’anno della spartizione dell’impero britannico. Il conflitto latente e serrato che si riaccende in maniera ciclica ha provocato migliaia di morti, soprattutto tra i civili. Le organizzazioni che difendono i diritti umani spesso denunciano che il territorio è il luogo di sperimentazione per eccellenza di armi proibite, come i proiettili di gomma “pellet” usati contro la popolazione.

Dopo il grave incidente di Pulwama, il peggiore mai compiuto contro le forze indiane, il governo di Delhi ha promesso una dura risposta contro i militanti e accusa il Pakistan di aver finanziato e sponsorizzato i terroristi. Da parte sua, Islamabad nega ogni coinvolgimento e tenta di non essere isolato dalla diplomazia internazionale. Il viaggio di queste ore del principe saudita Mohammad bin Salman, che con il premier pakistano Imran Khan ha firmato accordi plurimiliardari, ha proprio questo scopo, oltre al tentativo di evitare il fallimento dello Stato che non riesce a ripagare i debiti con la Cina.

Intanto, come primo risultato della rappresaglia, l’India ha imposto alcune sanzioni economiche, compresa la revoca al Pakistan dello status di Nazione più favorita per il commercio. Inoltre in tutto il Paese gli studenti provenienti dal Kashmir, a prescindere dall’appartenenza religiosa e castale, denunciano aggressioni e discriminazioni. Alcuni college hanno reso noto che non accetteranno l’iscrizione di alunni provenienti dalla Valle o intimano loro di lasciare le stanze affittate: tra questi, due università di Dehradun nell’Uttarakhand, e uno studentato di Ambala, nell’Haryana. Uno studente della Jamia Millia Islamia, famoso ateneo di Delhi, afferma: “Il solo fatto di essere del Kashmir, a prescindere dalle proprie idee o inclinazioni, basta a mettere in pericolo la vita di una persona”.

Nel frattempo in tutta l’India sono state organizzate varie manifestazioni di preghiera in solidarietà dei soldati uccisi. Nell’Orissa circa 800 alunni di Raikia, sopravvissuti ai pogrom anti-cristiani del Kandhamal del 2008, hanno condannato la strage e ribadito l’importanza di ogni singola vita umana.

(Ha collaborato Purushottam Nayak)

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