21/06/2016, 14.44
CINA
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L’inculturazione della teologia, chiave per la libertà religiosa in Cina

La Chiesa cattolica cinese ha subito decenni di immobilità forzata per ordine del regime comunista. La ripresa delle attività, negli anni Ottanta del secolo scorso, ha evidenziato la mancanza di pastori e amministratori. Ora servono studiosi e teologi, in grado di sviluppare un sistema locale inculturato che possa davvero dialogare con la società. Anche se qua e là vi è paura per la diffusione del cristianesimo. Uno studio del trimestrale Tripod, della diocesi di Hong Kong. Traduzione in italiano a cura di AsiaNews.

Hong Kong (AsiaNews) – Avere un sistema di teologia locale ben sviluppato è uno dei segni di maturità di una Chiesa nazionale. Da un lato la teologia locale è il risultato dell’inculturazione della fede cristiana, ovvero è un sistema per diffondere l’eterna dottrina cristiana attraverso l’adozione del pensiero e della lingua di una popolazione. Dall’altro lato è un segno dell’abilità di pensiero indipendente di una particolare Chiesa. In questo senso, anche se la Chiesa in Cina non può ancora essere definita matura, ha il coraggio di essere sul sentiero della maturità.

Il background politico, religioso e culturale dello sviluppo della teologia cinese

Secondo i dati pubblicati nell’ultimo decennio da istituzioni pubbliche e private, l’aumento dell’interesse nei confronti della religione – riemerso negli anni Ottanta del secolo scorso – non si è ancora placato. Il cattolicesimo e il protestantesimo continuano a svilupparsi in Cina con rapidità. Inoltre i circoli accademici sono ancora molto interessati alla fede. Tuttavia, il fiorire della fede in Cina ha causato ansia e preoccupazione in alcune persone e in alcune entità. Questi sentimenti possono essere notati nella società civile e nel governo.

Dal punto di vista civile, alcuni college o studenti universitari hanno cavalcato il tema “contro le celebrazioni del Natale”. Ad esempio il 18 dicembre 2016, dieci studenti universitari hanno pubblicato su internet una petizione intitolata “Usciamo dal nostro inconscio culturale collettivo, rafforziamo la soggettività culturale cinese”. Opponendosi alle feste natalizie, hanno usato parole negative per descrivere lo sviluppo del cristianesimo in Cina. Nel testo definiscono la diffusione della fede cristiana nel Paese come “opprimente. Non è soltanto un problema di cultura o di religione, ma anche un’immersione e un’espansione del ‘soft power’ delle nazioni occidentali in Cina”.

La notte del 24 dicembre 2014, il Modern College od Northwest University ha costretto gli studenti a guardare film di propaganda sulla cultura cinese. I membri della facoltà si sono persino premurati di sorvegliare le porte, per essere sicuri che nessuno uscisse per partecipare a celebrazioni natalizie illecite. Hanno poi minacciato di punire gli studenti che avessero festeggiato il Natale. Nello stesso periodo a Changsha, capitale della provincia dell’Hunan, alcuni studenti di liceo hanno protestato contro il Natale esponendo cartelli con sopra scritte frasi tipo “Boicottiamo il Natale, il popolo cinese non celebra le feste occidentali”.

E ancora, il 22 dicembre 2010, alcuni importanti studiosi – tra cui Guo Qiyong, Zhang Xiangnong e Jiang Qing – hanno pubblicato una lettera aperta dal titolo “Rispettate i luoghi sacri della cultura cinese, fermate la costruzione di una chiesa cristiana a Qu Fu”. Il gruppo si opponeva alla costruzione di un luogo di culto cristiano all’interno di un’area di 25 chilometri che comprende il tempio di Confucio, quello di Mencio e quello di Zhougong. Se la chiesa fosse stata costruita al di fuori di quest’area, comunque “non deve essere più alta del Palazzo Ta Cheng nel tempio di Confucio e Mencio”. Altrimenti “sarebbe un insulto alla cultura cinese”.

Il rapido sviluppo del cristianesimo in Cina ha preoccupato anche la leadership nazionale. Questa preoccupazione è evidente nei discorsi ufficiali e nelle azioni contro il cristianesimo cinese. Il 5 giugno 2014, ad esempio, il Centro per la Strategia internazionale e gli studi di sicurezza dell’Università per le relazioni internazionali ha pubblicato un testo dal titolo “Ricerca sulla sicurezza nazionale in Cina (2014)”. Nel testo si legge che le nazioni occidentali usano l’infiltrazione religiosa come uno strumento per minacciare la fede della popolazione nel socialismo cinese. La “religione” menzionata è quella cristiana.

In un’intervista pubblicata nel periodo natalizio del 2014 Wang Zuo’an, direttore dell’Amministrazione statale per gli Affari religiosi, ha dichiarato che il governo deve rafforzare il suo controllo sul cristianesimo, in modo da prevenire l’infiltrazione straniera dei cristiani in Cina. Allo stesso tempo, dal punto di vista politico, le autorità devono guidare il cristianesimo in modo che questo “tenga alta la bandiera del patriottismo, aderisca al principio dell’indipendenza e dell’auto-governo e sia in linea con il socialismo”. Dal punto di vista dogmatico, la Chiesa “deve esplorare le dottrine che sono collegate da vicino ai valori centrali del socialismo”.

Nel corso del meeting di lavoro del Fronte unito (18-20 maggio 2015), il presidente Xi Jinping ha invitato con forza le entità religiose “ad essere in linea con la legge, aderendo al principio di indipendenza e di auto-governo, portando avanti ogni sforzo per incorporare le religioni nella società socialista”. Egli ha aggiunto poi che “le religioni in Cina devono essere cinesi, e la loro funzione sociale deve essere vista dal punto di vista dialettico. La nazione deve valutare l’influenza delle persone nella sfera religiosa e le deve guidare a servire meglio lo sviluppo, l’armonia e l’unità del Paese”.

Analizzando il percorso politico, religioso e culturale della Chiesa in Cina nell’ultimo decennio vediamo che coesistono speranza e difficoltà. Nel contesto dell’attitudine sociale nei confronti del cattolicesimo, i cinesi hanno un’impressione favorevole della fede perché ogni anno molti di loro accettano e credono in Cristo. Tuttavia l’opposizione alla costruzione di una chiesa a Qu Fu, così come quella nei confronti della celebrazione del Natale, mostrano che alcune forze della società non comprendono il cristianesimo e gli sono persino ostili. Questa è la sfida che la fede deve affrontare nella società civile cinese.

Guardando la situazione dall’alto, dal macro-punto di vista della politica religiosa, il governo vuole che il cristianesimo sia “localizzato” e in accordo con la situazione del Paese: in questo modo potrà divenire una parte importante della società e della cultura nazionale. Questa politica gioca a favore dello sviluppo della fede cristiana in Cina. Ma l’enfasi che le autorità pongono sui tre principi di autonomia per il cristianesimo dimostra che la leadership non si fida dei cristiani. E questa è la sfida che il cristianesimo deve affrontare, e superare, in Cina.

Nella comunità cattolica cinese esistono oggi quattro Istituti cattolici registrati di studi accademici. Si tratta del Faith Institute for Cultural Studies (creato a Shijiazhuang nel 2001); il Beijing Institute for the Study of Christianity and Culture (nato nel 2002); la Yuan Dao Study Society (nata a Hong Kong nel 2008) e il Li Madou Study Centre inaugurato nel 2010. Dato che questo studio vuole analizzare lo sviluppo accademico dei cattolici cinesi negli ultimi dieci anni (dal 2005 al 2015), verranno presi in considerazione prima gli ultimi due istituti.

La Yuan Dao Study Society

La Yuan Dao è un’istituzione per la ricerca accademica approvata dalla diocesi cattolica di Hong Kong che si trova a Kam Shan, Taipo (Nuovi Territori). È stata fondata da p. Peter Choy ed è registrata a Hong Kong. La Commissione che la dirige è composta da religiosi e laici. Il nome “Yuan Dao” è preso dal capitolo omonimo del Literary Mind and the Carving of Dragons. Esso indica gli scopi del Centro studi: comunicazione fra accademici nazionali e internazionali, promozione degli studi cattolici e scambi di opinioni e idee in relazione a questi studi attraverso seminari, traduzioni e lavoro editoriale.

Sin dall’inizio, la Yuan Dao si è messa pienamente in gioco cooperando con gli istituti accademici della Cina continentale per promuovere la teologia locale attraverso l’organizzazione – anche congiunta – di seminari. Essa ha già accordi con l’Institute of Christian Culture Studies della People's University e con il Faith Institute for Cultural Studies: grazie a questi accordi ha organizzato diversi simposi su “Funzione e influenza del cristianesimo nella società cinese contemporanea”, che si sono svolti sia in Cina che a Hong Kong.

Dal 2010 al 2014 si sono svolti quattro incontri sulla stessa materia a Hong Kong, Pechino, Macao e Shijiazhuang. L’incontro del 2015 è avvenuto a Hong Kong, a novembre. Inoltre, dal 6 all’8 novembre 2013, si è svolto un simposio internazionale su “Cattolicesimo e Cina: dialogo, inculturazione e responsabilità”. Questo è stato organizzato dalla Yuan Dao, dal Li Madou Study Centre, dal Monumenta Serica Institute e dal China-Zentrum tedesco.

Il Li Madou Study Centre

Il Li Madou Study Centre è un’organizzazione no-profit: esso è stato registrato a Macerata (luogo di nascita di Matteo Ricci) nel 2010. Il suo obiettivo primario è fornire una piattaforma per unire teologi cinesi e internazionali, in modo da promuovere una teologia locale della Cina. Insieme alla Yuan Dao, il Centro ha pubblicato tre serie di libri: “The Catholic Thought Study Series”, “The Journal of Catholic Thought and Culture” e le “Translations of Famous Writings on Philosophy and Theology”.

Situato nel cuore della Chiesa cattolica universale, il Li Madou Centre organizza – nelle possibilità concesse dalle proprie finanze – conferenze accademiche internazionali. Riunendo studiosi cinesi e non cinesi, queste aiutano gli studi cattolici in Cina ad essere in linea con le norme internazionali. Inoltre mette gli studiosi a contatto con gli argomenti e con i risultati accademici più recenti. Oltre al già menzionato incontro del 2013 (organizzato con la Yuan Dao), il Centro ha organizzato incontri su “Il significato della tomistica e del pensiero teologico e filosofico medievale nella società cinese” sia a Macerata (nell’ottobre del 2010) che a Wuhan nel 2014. Entrambi sono stati organizzati insieme alla Wuhan University (il primo) e alla Furen University (il secondo).

Il Faith Institute for Cultural Studies

Dalla fondazione, nel 2001, il Faith Institute for Cultural Studies ha organizzato diverse conferenze accademiche su molti temi, con la partecipazione di rappresentanti del settore religioso, del mondo accademico e delle organizzazioni non governative. Fra queste ricordiamo l’incontro su “Religione ed etica” (25-27 febbraio 2005); “Fede cristiana e media moderni” (14-15 ottobre 2006); il forum su “Religione e welfare pubblico” (27-29 giugno 2007) e molte altre.

Il Beijing Institute for the Study of Christianity and Culture

L’Istituto organizza ogni anno il “Forum sugli studi cattolici per giovani accademici cinesi”. A questi incontri, che si svolgono dal 2008, partecipano decine di giovani di talento sia cinesi che stranieri: riuniti a Pechino, condividono i propri risultati accademici. L’ultima conferenza si è svolta dal 6 all’8 dicembre 2014. Gli interventi si sono concentrati per la maggior parte sui problemi sociali contemporanei della Cina.

La partecipazione di altre organizzazioni cattoliche

Nel periodo fra il 2005 e il 2015, oltre alle quattro istituzioni di cui abbiamo parlato, anche altre realtà non accademiche della Chiesa cinese hanno organizzato a volte conferenze su diversi argomenti. La diocesi di Xianxian, ad esempio, ha organizzato il 12 e 13 ottobre 2006 un incontro su “I cattolici e la costruzione di una società armoniosa”. La diocesi di Ningxia si è concentrata invece su “Pensiero teologico e armonia sociale”, tema di due incontri avvenuti a Yinchuan il 6 novembre 2012 e il 5 gennaio 2015. L’Associazione patriottica dei cattolici cinesi e il Consiglio dei vescovi cattolici cinesi (“Una associazione, una conferenza”) si sono invece uniti per parlare di “Inculturazione della Chiesa cattolica e della teologia, commemorando i 50 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II”. Questa conferenza si è tenuta il 27 e 28 giugno 2012.

Le caratteristiche delle Conferenze accademiche

Gli incontri accademici organizzati dagli Istituti di studi teologici della Chiesa cattolica cinese hanno alcune caratteristiche comuni. Quasi tutte quelle organizzate nel decennio 2005-2015, ad esempio, sono state organizzate in collaborazione con università nazionali.

Nell’ultimo secolo, la Chiesa cattolica cinese è stata costretta a rimanere immobile in tutti i suoi aspetti: le sue attività sono state limitate per decenni. Con la ripresa delle attività, negli anni Ottanta del secolo scorso, si è dovuto ripartire da zero. Non c’era tempo per attività accademiche. In realtà, gli studi di questo tipo sono di fatto iniziati in questo secolo, ma con risorse molto limitate. Non c’erano personale qualificato, librerie, attenzione e sostegno dai responsabili della Chiesa e mancava un ambiente accademico degno di questo nome.

Arrivati a questo punto, l’emergere di “cristiani culturali” nel settore accademico ha colmato – fino a un certo punto – la mancanza di personale qualificato. Ecco perché organizzare i simposi con le università nazionali: per poter imparare da questi cristiani. Inoltre gli accademici cattolici della Cina volevano sostenere la vocazione culturale dei fedeli, in modo da introdurre la fede nell’ambiente. In questo modo speravano infatti di far diventare il cristianesimo una parte importante della nuova cultura, che andava in quegli anni trasformandosi. Da parte loro, i “cristiani culturali” speravano di vedere i loro sforzi riconosciuti, sostenuti e persino “messi sul mercato”. Di conseguenza, la collaborazione fra la Chiesa cinese e questi cristiani era del tutto logica.

Un’altra caratteristica comune delle conferenze accademiche è che il tema in oggetto è sempre contemporaneo e pratico. Il credo religioso fa parte del sistema culturale, e ha la sua propria funzione culturale. Di fronte ai problemi e ai bisogni della società cinese contemporanea, il cristianesimo prova a offrire il suo aiuto. Proponendo la politica dell’inculturazione, la Chiesa mostra la propria preoccupazione per la società e per il popolo cinese.

Quest’ultimo, leadership inclusa, ha accolto con favore e in modo esplicito il contributo e l’aiuto del cristianesimo. Lo si può vedere nel già citato discorso di Wang Zuo’an del Natale 2014: “Esplorare le dottrine che sono collegate da vicino con i valori centrali del socialismo”. Anche le istruzioni del presidente Xi Jinping del 2015 riflettono questa aspettativa. L’obiettivo primario dei quattro maggiori Istituti cattolici cinesi è quello di sviluppare una teologia locale, ma le conferenze organizzate mostrano anche che la Chiesa è coinvolta nei problemi della società contemporanea.

L’aumento dei ricercatori, dentro e fuori la Chiesa

Tutte le istituzioni accademiche della Chiesa cattolica cinese sono state distrutte nell’ultimo secolo. La maggior parte dei ricercatori cresciuti in queste strutture sono andati in esilio, e soltanto pochissimi sono rimasti nel Paese. Nonostante la “riapertura” della Chiesa negli anni Ottanta, sono ancora in vigore moltissime restrizioni in ogni aspetto. Si è dovuto attendere il 1999 per vedere il primo membro del clero conseguire un dottorato. Inoltre questi primi sacerdoti a raggiungere il traguardo non si sono impegnati in studi teologici, ma hanno studiato per divenire amministratori per le diocesi.

Nei primi giorni di vita del Faith Institute for Cultural Studies e del Beijing Institute for the Study of Christianity and Culture non c’erano abbastanza ricercatori per affrontare studi accademici. Nell’ultimo decennio si è gradualmente esaurita la richiesta di personale per la pastorale e la gestione pratica delle chiese, e finalmente alcuni membri del clero hanno iniziato studi teologici. Il Li Madou Study Centre è un segno di questo nuovo fenomeno.

Secondo le direttive politiche nel campo dell’istruzione, i membri del clero cinese non erano qualificati per l’insegnamento universitario. Di conseguenza, nonostante l’emergere dei “cristiani culturali” nelle università nazionali e il crescente interesse per lo studio del cristianesimo, non c’era traccia di docenti cristiani.

Tuttavia, nell’ultimo decennio sono aumentati i laici cattolici divenuti professori universitari: questi sono divenuti con il tempo una forza che non si è potuto più ignorare. Fra questi docenti vi sono sia cattolici per tradizione familiare che convertiti alla fede. Oggi molti laici insegnano o sono coinvolti negli studi cristiani di università molto note come la Beijing University, la Zhejiang University e la Zhongshan University.

Nell’edizione del 14 novembre 2014 del Global Times il direttore della Commissione etnica e religiosa della Conferenza consultiva politica del popolo cinese ha proposto un dibattito con questi ricercatori cristiani. Questo dimostra che il numero di cristiani coinvolti nell’insegnamento universitario è divenuto una forza efficiente, in grado di dibattere con i colleghi non cristiani.

L’istruzione teologica deve essere integrata nel sistema educativo nazionale e internazionale

Secondo l’attuale politica educativa, la formazione teologica offerta dai seminari cattolici in Cina non può essere incorporata nel sistema di istruzione nazionale. Di conseguenza le qualifiche accademiche di coloro che si diplomano nei seminari non sono riconosciute dalle istituzioni sociali. Questa politica discriminatoria crea molti inconvenienti per i seminari. Dato che la formazione in seminario è isolata dal resto del mondo accademico, il clero cinese non può accedere a studi universitari nel Paese o in altre nazioni. Anche questo aspetto, tuttavia, sembra in procinto di cambiare: lo dimostrano alcuni fatti emersi nell’ultimo decennio.

Nel 2009 il seminario nazionale di Pechino ha co-organizzato un master con l’Istituto verbita dell’Università cattolica di Lovanio, in Belgio. Si tratta di un segnale incoraggiante, che dimostra come anche i seminari cattolici potrebbero integrarsi con il sistema educativo almeno nel mondo esterno.

Nel 2012 l’Ufficio per gli Affari religiosi ha pubblicato due testi: “Misure di accreditamento per lo staff accademico e valutazione dei risultati accademici nelle Istituzioni religiose” e “Misure per il conferimento dei diplomi da parte delle Istituzioni religiose”. Queste misure hanno permesso ad alcune Istituzioni religiose di conferire lauree, master e dottorati (riconosciuti dall’Ufficio Affari religiosi) a coloro che rispondono agli standard accademici. Questi diplomi non sono riconosciuti dal ministero dell’Istruzione, proprio secondo l’art. 1 delle “Misure” relative ai diplomi che chiariscono il “principio di separazione fra religione e istruzione”. Tuttavia si tratta comunque di un cambiamento positivo.

Il 17 luglio 2014, la Commissione per le vocazioni e il Gruppo di lavoro per l’approvazione del personale docente dell’Associazione patriottica e del Consiglio dei vescovi si sono incontrati a Jilin con i leader dei seminari teologici cattolici. I partecipanti hanno adottato le “Misure per richiedere il conferimento di certificati accademici presso i seminari cattolici teologici e filosofici” e hanno approvato le qualifiche degli insegnanti di tutti i seminari nazionali. Il 29 giugno 2015 il seminario nazionale di Pechino ha conferito per la prima volta la laurea a tutti coloro che avevano concluso con successo gli studi. Si ritiene che queste “Misure” diverranno presto nazionali. E mentre aumentano gli standard accademici dell’educazione teologica cattolica, si spera che in futuro i seminari potranno conferire anche master e dottorati.

Prima del Vaticano II, soltanto il clero e i candidati al sacerdozio avevano il diritto di ricevere un’istruzione teologica. Tuttavia, avendo la Chiesa cinese ricevuto lo spirito del Concilio, ha iniziato a estendere questo diritto anche ai laici. La Chiesa ha aperto nel 1997 il primo Centro per l’istruzione dedicato alle religiose nel seminario dello Shaanxi. Più tardi, altre diocesi hanno iniziato a offrire lo stesso servizio alle consacrate. Nel 2010 il seminario dell’Hebei ha creato un Dipartimento per la formazione teologica delle religiose. E nel 2014 il seminario del Sichuan ha inaugurato un corso di teologia dedicato ai giovani cattolici.

Conclusione

Se il 2005 segna l’inizio degli studi cattolici nella Cina continentale, allora possiamo definire il decennio 2005-2015 come un’era di sviluppo per questo campo. La crescita del numero degli insegnanti laici cattolici e il miglioramento delle Istituzioni accademiche cinesi mostra che nel Paese si muove un buon numero di cattolici impegnati nel campo dell’istruzione. La natura della Chiesa richiede l’inculturazione della Chiesa in Cina. E dato che esiste ancora avversione nei confronti del cristianesimo nella sfera politica e civile, anche la società chiede lo stesso. Gli accademici cattolici del Paese sono consapevoli di questo problema, e nell’ultimo decennio hanno cercato di rispondere a questa richiesta.

Tuttavia, sia dal punto di vista dei contenuti che della qualità c’è ancora un notevole spazio per il miglioramento degli studi cattolici cinesi. Mancano in maniera vistosa degli scritti originali, e in modo particolare sul dogma. Questo dimostra non soltanto che mancano degli intellettuali, ma anche un pensiero teologico ben sviluppato. L’inculturazione deve fondarsi sulla dottrina, e una autentica inculturazione dipende dalla “localizzazione” della dottrina. Anche in questo campo mancano idee nuove ed ispiratrici.

Nonostante questo, mentre sempre più persone ricevono un’istruzione cattolica, il mondo accademico cinese promuoverà sempre di più lo studio del cristianesimo. Di conseguenza nascerà un vero dialogo fra il cristianesimo e le altre religioni, così come un dialogo fra intellettuali cristiani e non cristiani. In questo modo si avranno sempre più possibilità di sviluppare un vero e proprio corpus di teologi della Cina continentale. E il dialogo fra il cristianesimo e il mondo intellettuale cinese, che Matteo Ricci ha iniziato moltissimi anni fa, tornerà ad essere il vero, grande scopo.

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