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  • » 16/12/2016, 11.34

    VATICANO

    La libertà religiosa violata barbaramente in Iraq e Siria ed “educatamente” altrove



    Intervento della Santa Sede alla conferenza sulla lotta all’intolleranza e alla discriminazione nei confronti dei cristiani. “La libertà di religione o di credo è la cartina di tornasole per il rispetto di tutti gli altri diritti umani e le libertà fondamentali, poiché ne è la sintesi e la chiave di volta”.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – “La libertà di religione o di credo è la cartina di tornasole per il rispetto di tutti gli altri diritti umani e le libertà fondamentali, poiché ne è la sintesi e la chiave di volta”, ma ancora oggi essa è violata, specialmente nei confronti dei cristiani. Lo ha affermato mons. Antoine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati, all’apertura della conferenza organizzata dall’OSCE sulla lotta all’intolleranza e alla discriminazione nei confronti dei cristiani, svoltasi ieri a Vienna.

    Ricordando la frase di Giovanni Paolo II per il quale la libertà di religione costituisce “il cuore stesso dei diritti umani”, mons. Camilleri ha evidenziato che “la libertà di religione è dunque fondamentale per la difesa dei diritti umani di tutte le persone, credenti o non, poiché nel regno della coscienza, che costituisce la dignità della persona umana, ci sono diritti umani interconnessi e indivisibili, come la libertà di religione o di credo, la libertà di coscienza e la libertà di espressione. Di fatto, la lotta contro l’intolleranza e la discriminazione nei confronti dei cristiani può essere uno strumento efficace per difendere i diritti umani di altri credenti religiosi e, in effetti, anche i diritti umani di quanti non professano alcuna religione”.

    Ciò premesso, l’esponente vaticano ha articolato il suo intervento su tre punti: “1) l’intolleranza religiosa e la libertà di religione o di credo; 2) le diverse forme, comprese quelle più recenti, di intolleranza e di discriminazione nei confronti dei cristiani; e 3) il potenziale di bene inerente all’impegno con la religione o la fede”.

    Sul primo punto, l’intolleranza e la discriminazione nei confronti dei cristiani, esse, “come ogni intolleranza e discriminazione per motivi religiosi, non sono solo indici di violazione dei diritti umani, ma si sono anche dimostrati terreno fertile per altre violazioni di diritti umani che ostacolano e minacciano la coesione sociale e che possono portare a violenza e conflitto, anche tra Stati”.

    L’intolleranza e discriminazione nei confronti dei cristiani ha assunto molteplici forme e “sebbene l’attenzione di questa Conferenza sia ovviamente rivolta alla regione dell’Osce e vi siano senza alcun dubbio molti esempi ed episodi preoccupanti nella nostra regione, sarebbe negligente da parte mia non ricordare almeno la barbara persecuzione dei cristiani che si verifica in altre parti del mondo, purtroppo anche alle porte stesse dell’Osce. Le atrocità perpetrate nei confronti dei cristiani in Siria e in Iraq sono talmente raccapriccianti, da non riuscire a trovare le parole adeguate, e la loro sofferenza non deve essere dimenticata. Di fatto, negli ultimi giorni, l’ombra mortale dell’estremismo violento e del terrorismo è scesa ancora una volta sulla comunità copta in Egitto.

    Considerando la realtà dell’area Osce, dobbiamo riconoscere che la discriminazione e l’intolleranza, compresi i crimini d’odio, colpiscono molti cristiani e comunità cristiane, malgrado l’idea spesso riscontrata che in questa parte del mondo tale discriminazione o intolleranza non si verifica. A quanto pare, appartenere alla religione maggioritaria preclude ai cristiani l’essere considerati vittime di intolleranza. Questo modo di vedere, però, non si fonda sulla realtà. I continui e ripetuti attacchi a chiese cristiane e a edifici religiosi, confermati dai dati dell’Odihr, smentiscono facilmente l’idea che i cristiani non subiscono intolleranze. La distruzione premeditata di chiese, cappelle e sale, il vandalismo deliberato nei confronti di spazi e simboli religiosi, compresi croci, statue e altri manufatti cristiani, come anche il furto e l’abuso sacrilego di ciò che i cristiani considerano sacro, sono tutti esempi non solo di atti irriguardosi, ma anche intolleranti e il più delle volte criminali commessi a causa di pregiudizi”.

    Ma “l’intolleranza e la discriminazione nei confronti dei cristiani non riguarda solo attacchi violenti o la distruzione insensata di oggetti religiosi e si esprime in molte forme nuove”. Benedetto XVI, ha denunciato la “crescente marginalizzazione della religione” ad opera di chi vorrebbe che essa fosse “messa a tacere o tutt’al più relegata alla sfera puramente privata”, ridotta a mera “libertà di culto”. Sono le nuove forme del “sentimento anticristiano”, quelle più sottili e talvolta paradossali che contrappongono la libertà di credo “a qualche nozione generale di tolleranza e di non-discriminazione”. È quella che si riscontra in “molti Paesi” e che Papa Francesco ha definito con dolorosa ironia la “persecuzione educata dei cristiani”. “Vi sono alcuni – ha detto Francesco - che sostengono che la celebrazione pubblica di festività come il Natale andrebbe scoraggiata, secondo la discutibile convinzione che essa potrebbe in qualche modo offendere coloro che appartengono ad altre religioni o a nessuna. E vi sono altri ancora che – paradossalmente con lo scopo di eliminare le discriminazioni – ritengono che i cristiani che rivestono cariche pubbliche dovrebbero, in determinati casi, agire contro la propria coscienza. Questi sono segni preoccupanti dell’incapacità di tenere nel giusto conto non solo i diritti dei credenti alla libertà di coscienza e di religione, ma anche il ruolo legittimo della religione nella sfera pubblica”. In altre parole, “sotto le parvenze della ‘correttezza politica’, la fede e la morale cristiana sono considerate ostili e offensive, e dunque un qualcosa che deve essere eliminato dal discorso pubblico”.

    “Malgrado le numerose sfide che dobbiamo affrontare nel combattere l’intolleranza nei confronti dei cristiani, non dobbiamo dimenticare che la religione o la fede – e quindi il cristianesimo – ha una capacità illimitata di bene, non solo per gli individui o le comunità (basti solo ricordare le immense opere caritative realizzate da cristiani), ma anche per la società nel suo insieme. Pur riconoscendo il ruolo positivo che la religione può svolgere nella sfera pubblica e nella società, nella sua Lettera enciclica Laudato si’ Papa Francesco ha ribadito che ‘la Chiesa non pretende […] di sostituirsi alla politica’ (n. 188). Né la Chiesa pretende di offrire soluzioni tecniche ai problemi del mondo, poiché questa è una responsabilità che ricade altrove. La religione, però, ha il compito speciale di offrire i suoi principi guida alla comunità dei credenti e alla società in generale. Per sua natura è aperta a una realtà più grande e quindi può guidare le persone e le istituzioni verso una visione più universale, verso un orizzonte di fraternità universale che nobilita e arricchisce il carattere dell’assistenza umanitaria. Una persona autenticamente formata da una visione religiosa non può essere indifferente alla sofferenza di uomini e donne”.

    “La Santa Sede è convinta che, sia per gli individui sia per le comunità, la dimensione della fede può favorire il rispetto delle libertà fondamentali e dei diritti umani, sostenere la democrazia e lo Stato di diritto e contribuire alla ricerca della verità e della giustizia. Inoltre, il dialogo e la collaborazione tra le religioni e con le religioni sono un mezzo importante per promuovere sicurezza, fiducia, riconciliazione, rispetto e comprensione reciproci e a favorire la pace. I nostri sforzi comuni per combattere l’intolleranza o la discriminazione nei confronti dei cristiani partono dal nostro riconoscimento comune della libertà di religione o di credo”.

     

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