12/11/2019, 20.11
HONG KONG - CINA
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Lacrimogeni, proiettili, idranti contro pietre e molotov: scene di guerra all’università cinese di Hong Kong

di Paul Wang

Diversi scontri durati ore hanno fatto almeno 60 feriti. I tentativi di pacificazione del vice-cancelliere Rocky Tuan. La polizia afferma che “non è più tempo di negoziare o dialogare”. Messaggio urgente di mons. Joseph Ha: la polizia si fermi; giovani abbiate cura della vostra vita.

Hong Kong (AsiaNews) – L’università cinese di Hong Kong, nella zona di Shatin (Nuovi territori) è stata per quasi tutto il giorno un campo di battaglia. Fino a sera inoltrata la polizia ha lanciato centinaia di lacrimogeni, proiettili di gomma e usato idranti con sostanze irritanti contro gli studenti che a loro volta lanciavano pietre, bombe molotov e rizzavano barricate per fermare l’avanzata delle forze dell’ordine.

Quest’oggi molte università sono state prese di mira fra cui la City University, la Science and Technology, la Chinese University (Cuhk). Alla polizia è chiaro che il nerbo del movimento anti-estradizione - divenuto ormai movimento per la democrazia e per le dimissioni dalla polizia – sono i giovani universitari. Da una statistica di alcuni mesi fa è emerso che il 60% dei partecipanti alle manifestazioni sono giovani al di sotto dei 29 anni.

Nel primo pomeriggio, la polizia è penetrata del campus della Cuhk e ha arrestato diversi giovani. La polizia è rimasta poi di guardia al Ponte n. 2, un ponte sopraelevato sull’autostrada, accusando i giovani di danneggiare il traffico perché lanciano oggetti e molotov nella strada sottostante.

Alle 17 è giunto all’università il vice-cancelliere Rocky Tuan (foto 2) che insieme ad altre personalità accademiche ha cercato di far dialogare studenti e polizia. Egli è riuscito a patteggiare la ritirata della polizia in cambio della promessa di non far lanciare oggetti dal ponte. I giovani hanno chiesto pure che venissero liberati tutti gli arrestati del pomeriggio. Ma quando Tuan stava andando a verso la polizia per comunicare l’Ok dei giovani, i poliziotti hanno cominciato a lanciare raffiche di gas lacrimogeni. Un ufficiale di polizia ha gridato: “Questo non è il tempo di negoziare o dialogare”. Personalità accademiche giurano che nelle ore in cui si cercava il dialogo, nessuno dei giovani aveva lanciato pietre o molotov. Nella pioggia di lacrimogeni, il vice-cancelliere Tuan ha dovuto ripararsi e essere portato via. Secondo le prime stime, almeno 60 persone sono rimaste ferite.

Con il gesto della polizia pare essere arrivati a una resa dei conti finale. Anche la conferenza stampa che il capo dell’esecutivo Carrie Lam ha tenuto ieri, non dava alcuna speranza, quando ha detto che pensare che l’esecutivo risponderà alle cinque domande del movimento è una pia illusione (“wishful thinking)”.

Verso le 21 vi è stato un messaggio urgente di emergenza di mons. Joseph Ha, vescovo ausiliare di Hong Kong, diffuso via Facebook, in cui egli chiedeva con urgenza alla polizia di fermarsi e pregava gli studenti di avere cura della loro “sicurezza come la cosa più importante”. Sono preoccupato e addolorato – ha aggiunto- per quanto succede questa sera. La vita è il dono più prezioso. Nulla è più preziosa della vita”.

Schermaglie e lanci di proiettili e di molotov sono andate avanti per ore. Alle 10 di questa sera è entrato in azione anche l’idrante. Dopo circa 20 minuti, un comunicato del governo che annunciava che “per far sbollire la situazione, la polizia accettava di ritirarsi”. I giovani avrebbero dovuto tenere fede al fatto di non lanciare oggetti dal ponte.

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