27/10/2017, 10.27
GIAPPONE-VATICANO
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Mons. Kikuchi: A Tokyo, nel miscuglio di diverse culture voglio portare l’unità e la missione

di Tarcisio Isao Kikuchi

Il nuovo arcivescovo di Tokyo spiega la traccia che vuole percorrere in questa sua nuova responsabilità. Sarà pastore di 90mila fedeli in una città con oltre 9 milioni di abitanti. La messa a frutto della sua esperienza missionaria in Ghana.

Tokyo (AsiaNews) -  Nella città di Tokyo, piena di “diversità” e di “un miscuglio di culture”, portare l’unità. E nella comunità cristiana, “una minoranza, se paragonata alla popolazione” giapponese, portare lo spirito della missione. Sono le tracce su cui mons. Tarcisio Isao Yama Kikuchi vuole camminare come arcivescovo di Tokyo. Nominato due giorni da papa Francesco, mons. Kikuchi ha voluto condividere con AsiaNews, le prospettive del suo ministero.

Mons. Kikuchi, 59 anni, è nato nella prefettura di Iwate (diocesi di Sendai) ed è membro della Società del Verbo divino dal 1985. È stato ordinato sacerdote un anno dopo, completando gli studi in Australia. Per alcuni anni, dal 1986 al 1992, è stato missionario nelle diocesi di Accra e di Koforidua (Ghana). Formatore, consigliere provinciale e superiore provinciale per il suo istituto in Giappone, nel 1998 è divenuto membro della Caritas Giappone, di cui è diventato direttore esecutivo. Nell’aprile 2004 è stato nominato vescovo di Niigata. Il 25 ottobre è stato nominato arcivescovo di Tokyo, una città con oltre 9,2 milioni di persone. Nel Giappone di oltre 127 milioni di abitanti, i cattolici locali sono circa 500mila. Ve ne sono altrettanti provenienti da Asia, America Latina e Africa, in Giappone per lavoro o come migranti. Ecco quanto mons. Kikuchi ha scritto ad AsiaNews.

 

 

Caro P. Bernardo,

Qui sotto elenco alcuni punti che voglio condividere con voi sulla mia nomina ad arcivescovo di Tokyo.

Anzitutto, ed è la cosa più importante, sono grato al Santo Padre per la sua fiducia in me nel nominarmi alla cattedra di Tokyo. Farò del mio meglio per essere un pastore fedele e buono oer la Chiesa di Tokyo.

Tokyo è la capitale del Giappone e la più grande diocesi per numero di fedeli fra le 16 diocesi del Giappone. Negli ultimi 13 anni, sono stato vescovo di 7mila cattolici e ora sarò responsabile di più di 90mila fedeli. E questa è una sfida piuttosto grande per me.

La maggior parte delle congregazioni religiose in Giappone, maschili e femminili, hanno il loro ufficio centrale a Tokyo. Vi sono numerose istituzioni, come università, scuole secondarie, ospedali e opere sociali fondate da questi ordini religiosi. Vi sono anche numerose parrocchie affidate alle comunità religiose. Risiedono a Tokyo persone da tutte le parti del Giappone e non solo dal Giappone, ma da tutto il mondo. C’è un miscuglio di culture e di realtà fra la gente.

Naturalmente, una delle caratteristiche di Tokyo è la diversità. Il mio motto episcopale è stato e continuerà ad essere “Unità nella diversità”. La diversità qui esiste già; la questione è se si è mai giunti all’unità.

Sebbene la Chiesa cattolica di Tokyo sia la più grande comunità giapponese, essa è sempre una minoranza se paragonata con la popolazione. Per questo, la comunità ecclesiale deve essere una comunità che evangelizza, una comunità che è testimone del valore del vangelo con la sua esistenza. Perché ciò avvenga, io credo che la comunità ecclesiale deve essere unita, mentre mantiene la sua specifica diversità. Raggiungere l’unità nella diversità è la mia priorità a Tokyo.

Non ho mai vissuto né lavorato a Tokyo, così io non conosco qui nessuna persona o prete. Ho bisogno di un po’ di tempo per osservare e comprendere la realtà dell’arcidiocesi, ma farò del mio meglio. L’arcivescovo Okada è ancora attivo e forte. Egli è desideroso di assistermi per conoscere la diocesi. Ciò che possiedo non sono dei titoli accademici, ma la mia esperienza di missione in Ghana come giovane sacerdote missionario. Per questo spero di essere capace di accrescere lo spirito missionario fra i miei fedeli in diocesi.

Vorrei chiedere le preghiere di tutti voi, perché io sia capace di compiere il mio dovere come arcivescovo di Tokyo.

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