02/11/2017, 08.22
SIRIA-VATICANO
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Nunzio a Damasco: ‘Ospedali aperti’, i cattolici nell’emergenza sanitaria

Ospedali cattolici e Caritas per feriti e malati, cristiani e musulmani. L’appello per il progetto a favore della gente che non può pagare le cure mediche. Il sostegno di papa Francesco. Difficoltà per la popolazione civile, con i prezzi in aumento e una criticità diffusa. Clima turbolento, con lanci di razzi e colpi di mortaio.

Damasco (AsiaNews) - Nelle ultime due settimane a Damasco e nei dintorni della capitale siriana si respira un “clima di turbolenza”, in diverse aree “sono caduti colpi di mortaio” e anche di notte si sentono “lanci di razzi”. In una situazione che si presenta sempre critica, è ancora più importante garantire il funzionamento delle strutture ospedaliere e assistenza a feriti e malati. Lo racconta ad AsiaNews il card. Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco, che rilancia il progetto “Ospedali aperti” per sopperire alle carenze croniche nella sanità siriana. “Parliamo di strutture - sottolinea - che accolgono tutti, cristiani e musulmani, che necessitano del contributo e della collaborazione di professionisti stranieri per migliorare i servizi”.

Mentre la diplomazia internazionale, ad Astana e Ginevra, opera per cercare di trovare una soluzione di lungo periodo al conflitto, nel Paese arabo si continua a morire. Nell’ultimo periodo anche la capitale ha registrato una escalation delle violenze, “anche se - precisa il card. Zenari - non hanno raggiunto l’intensità di tre anni fa”.

Scontri fra diverse fazioni, lanci di razzi e colpi di mortaio, intere aree, villaggi o quartieri sotto assedio, bambini malnutriti e popolazione senza le risorse di base per sopravvivere, carenza di acqua ed energia elettrica.

“Da un punto di vista economico e sociale - spiega il nunzio - la situazione resta difficile, i prezzi continuano a salire e a livello di gente comune la percezione è ancora di grande criticità. La povertà resta diffusa e i prezzi al consumo, nonostante tutto, aumentano”. Nell’agosto scorso la capitale ha ospitato - per la prima volta dal 2011 - la Fiera internazionale del commercio a Damasco. “Sono andato all’inaugurazione, intervenendo con un breve discorso - ricorda il porporato - e il mattino seguente sono caduti colpi di mortaio, uccidendo diverse persone fra cui cristiani… in questo contesto è sempre difficile operare”.

Da qui la scelta della Chiesa siriana di avviare progetti mirati nel settore della sanità, per venire incontro alle esigenze di una popolazione in crescente difficoltà e che non ha il denaro necessario per sostenere le spese mediche. “L’assistenza alla povera gente - racconta il porporato - resta la nostra priorità. In questo senso va elogiata l’opera della Caritas, che nella recente assemblea dei vescovi siriani ha registrato un cambio alla guida. Dopo sei anni mons. Antoine Audo, arcivescovo caldeo di Aleppo, consegna il testimone a Jean-Abdo Arbach, vescovo greco-melkita di Homs”.

Fra i molti progetti avviati dalla Chiesa, il card. Zenari ricorda “Ospedali aperti” presentato un anno fa e che coinvolge i tre nosocomi cattolici del Paese, situati a Damasco e Aleppo.

In Siria esistono tre ospedali cattolici che operano da più di 100 anni, in un contesto in cui “oltre la metà delle strutture è fuori uso” e “i due terzi dei medici hanno lasciato il Paese” ricorda il card. Zenari. “Molta gente non ha più lavoro - aggiunge - e non beneficia di assistenza sanitaria. il 75% della popolazione vive nella povertà”. Da qui l’idea di “Ospedali aperti”, progetto triennale sviluppato in collaborazione con mons. Giampietro Dal Toso, segretario delegato del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale.

“Non potevamo accettarne la chiusura - spiega - e per questo ne abbiamo rilanciato l’attività; intendiamo fornire prestazioni mediche gratuite ai più vulnerabili, coprire i costi delle prestazioni ospedaliere e ambulatoriali e riportare la capacità operativa dall’attuale 20-30% al 90-100%. Papa Francesco ci sostiene in questo progetto, che guarda prima di tutto ai poveri e bisognosi”. Ospedali “aperti”, prosegue, significa anche che sono “aperti alle collaborazioni esterne: possiamo beneficiare del contributo di ospedali sparsi nel mondo, come ad esempio il Bambin Gesù di Roma che ha messo a disposizione una équipe pediatrica per la formazione dei nostri medici siriani sul campo”. “Siamo aperti agli aiuti di tutti - conclude il card. Zenari - dai medici, agli infermieri, ai tecnici, per migliorare sempre più il servizio offerto nelle nostre strutture”.(DS)

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