29/11/2006, 00.00
vaticano - turchia
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Papa: Dalla "casa di Maria" invochiamo la pace per la Terrasanta e per l'umanità

di Franco Pisano
Seconda tappa del viaggio apostolico di Benedetto XVI in Turchia. L'incontro con la piccola comunità cattolica, vicino alla Casa di Maria, onorata da cristiani e musulmani. Un ricordo per don Andrea Santoro. Dal nostro inviato speciale.

Efeso (AsiaNews) - Pace per la Terra santa e per l'umanità intera. E' l'invocazione che Benedetto XVI innalza dalla casa di Maria, il piccolo edificio di pietra tra i boschi sopra Efeso, nel quale una tradizione vuole abbia trascorso i suoi ultimi anni la Madre di Gesù. Nel secondo giorno del suo viaggio in Turchia, il Papa, lasciata Ankara e la parte più "politica" del viaggio, sale a questo piccolissimo santuario per indicare in Maria la via da seguire per trovare la pace e nella "Madre della Chiesa" il conforto per la difficile vita della piccola comunità cattolica, ferita anche dall'uccisione di don Andrea Santoro, la "testimonianza" del quale Benedetto XVI ricorda.

Ci sono poche centinaia di persone davanti al piccolo altare di legno, circondato di fiori gialli, sul quale il Papa dice messa. Accanto, una casetta in pietra di due stanze, in cima alla Collina dell'usignolo, la Bulbul dag, sopra Selcuk, la città che ingloba le rovine di Efeso, in mezzo ai boschi che portano ancora le tracce dell'incendio scoppiato ad agosto e che ha distrutto tutto, qui intorno, fermandosi praticamente alla porta della casa. E la gente ha gridato al miracolo. E' la Casa di Maria, la Meryem Ana Evi, tappa odierna della visita di Benedetto XVI in Turchia, come lo fu per Paolo VI e per Giovanni Paolo II. Qui, secondo una tradizione, visse i suoi ultimi anni la madre di Gesù, portata qui da Giovanni. Tradizione antica – un'altra vuole Maria ripartita da questo luogo per tornare a Gerusalemme – ma ritrovamento recente. Fu trovata, o ritrovata, nel 1891, sulla scia delle visioni di Anna Katharina Emmerick, la mistica tedesca del XIX secolo, cara a Giovanni Paolo II. Da allora è luogo di pellegrinaggio per quasi un milione di persone all'anno. Cristiani, ma anche musulmani, visto che la Madre di Gesù è la donna della quale il Corano parla di più.

Lo Stato laico turco ne ha fatto, ufficialmente, un museo, ma permette che vi si preghi e che vi si faccianno celebrazioni. Non lontano sorge una casa per pellegrini.

La statua di Maria che è nella casa, è senza mani. Quando venne ritrovata, dopo la guerra del 1922, era così e così è stata lasciata.

Per arrivare qui, il Papa ha preso l'aereo da Ankara a Izmir, l'antica Smirne, e poi ha percorso in macchina i 50 chilometri che separano dalla collina. Lungo la strada, tra campi coltivati, frutteti e agrumeti, di tanto in tanto piccoli gruppi di curiosi guardano passare il corteo. Da una finestra una donna saluta, forse è l'unica. Un giovane ha un cartello di saluto, scritto a mano. Anche lui è forse unico.

Benedetto XVI celebra la messa e cita san Paolo, quando dice che "Cristo 'ha fatto di due un popolo solo' (E 2,14): affermazione, questa – aggiunge - che si riferisce in senso proprio al rapporto tra Giudei e gentili in ordine al mistero della salvezza eterna; affermazione, però, che può anche estendersi, su un piano analogico, alle relazioni tra popoli e civiltà esistenti nel mondo. Cristo 'è venuto ad annunziare pace' (Ef 2,17) non solo tra ebrei e non ebrei, bensì tra tutte le nazioni, perché tutte provengono dallo stesso Dio, unico Creatore e Signore dell'universo. Confortati dalla parola di Dio, qui da Efeso, città benedetta dalla presenza di Maria Santissima, che sappiamo essere amata e venerata anche dai musulmani,  eleviamo al Signore una speciale preghiera per la pace tra i popoli.  Da questo lembo della penisola Anatolica, ponte naturale tra i continenti, invochiamo pace e riconciliazione anzitutto per coloro che abitano la terra che chiamiamo santa e che tale è ritenuta sia dai cristiani, che dagli ebrei e dai musulmani: è la terra di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, destinata ad ospitare un popolo che diventasse benedizione per tutte le genti. Pace per l'intera umanità. Possa presto realizzarsi la profezia di Isaia: 'forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci, un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra' (is 2,4). Di questa pace universale abbiamo tutti bisogno: di questa pace la Chiesa è chiamata ad essere non solo anunciatrice profetica, ma, più ancora, 'segno e strumento'. Proprio in questa prospettiva di universale pacificazone, più profondo ed intenso si fa 'anelito verso la piena comunione e concordia tra tutti i cristiani".

Benedetto XVI ricorda poi che davanti a questa casa sono già venuti due papi e il futuro Giovanni XXIII che "ha lasciato in dono alla Chiesa e al mondo un atteggiamento spirituale di ottimismo cristiano, fondato su una fede profonda e una costante unione con Dio". Il "Papa buono" era particolarmente legato a questo luogo: alla sua elezione papale, volle che un cero fosse acceso all'interno del santuario, che rimase acceso anche durante tutto il Concilio e per la sua agonia.

Oggi Benedetto XVI ne ricorda l'esempio, ma torna anche a rivolgere il suo pensiero alla comunità cristiana, della quale già ieri aveva parlato, riferendosi alla libertà di religione. "Con questa visita – dice - ho voluto far sentire l'amore e la vicinanza non solo miei, ma della Chiesa universale alla comunità cristiana che qui, in Turchia, è davvero una piccola minoranza e affronta ogni giorno non poche sfide e difficoltà. Con salda fiducia cantiamo, insieme a Maria, il 'Magnificat' della lode e del ringraziamento a Dio, che guarda l'umiltà della sua serva. Cantiamo con gioia anche quando siamo provati da difficoltà e pericoli, come attesta la bella testimonianza del sacerdote romano don Andrea Santoro, che mi piace ricordare anche in questa nostra celebrazione".

La messa, la prima celebrata in pubblico da Benedetto XVI durante questo viaggio in Turchia, segna la tappa di Efeso da dove, nel pomeriggio, il Papa volerà ad Istanbul, dove l'attende il primo incontro con il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, motivo principale della visita papale.

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