26/02/2017, 12.11
VATICANO
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Papa: Dio non è un essere lontano e anonimo: è il nostro rifugio

All’Angelus, papa Francesco chiede a tutti di riscoprire che Dio è Padre “in quest’epoca di orfanezza”.  La “ricerca ossessiva dei beni terreni e delle ricchezze” è “illusoria e motivo di infelicità”. “Superare i tormenti e le avversità della vita” affidandoci all’amore del Padre, come ci dimostra “la testimonianza di tanti nostri fratelli e sorelle” perseguitati. Saluto ai gruppi della “Giornata delle malattie rare“.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Dio non è un essere lontano e anonimo: è il nostro rifugio, la sorgente della nostra serenità e della nostra pace”. Papa Francesco ha sottolineato molte volte questo concetto nella sua riflessione prima della preghiera dell’Angelus di oggi, insieme a pellegrini radunati in piazza san Pietro. “Dio – ha continuato - è per noi il grande amico, l’alleato, il padre, ma non sempre ce ne rendiamo conto. Preferiamo appoggiarci a beni immediati e contingenti, dimenticando, e a volte rifiutando, il bene supremo, cioè l’amore paterno di Dio. Sentirlo Padre, in quest’epoca di orfanezza è tanto importante!”.

Il pontefice stava commentando il vangelo di oggi (VIII per anno A, Matteo 6,24-34), in cui Gesù spinge i discepoli “a fidarsi di Dio, il quale si prende cura degli esseri viventi nel creato”: gli uccelli del cielo, i gigli e l’erba del campo. “Gesù – ha detto Francesco - ci esorta con insistenza a non preoccuparci del domani (cfr vv. 25.28.31), ricordando che al di sopra di tutto c’è un Padre amoroso che non si dimentica mai dei suoi figli: affidarsi a Lui non risolve magicamente i problemi, ma permette di affrontarli con l’animo giusto coraggiosamente. E sono coraggioso perché mi affido a mio Padre che mi vuole tanto bene”.

“Noi ci allontaniamo dall’amore di Dio quando andiamo alla ricerca ossessiva dei beni terreni e delle ricchezze, manifestando così un amore esagerato a queste realtà. Gesù ci dice che questa ricerca affannosa è illusoria e motivo di infelicità”.

“Si tratta – ha ancora spiegato - di realizzare il progetto che Gesù ha annunciato nel Discorso della montagna, fidandosi di Dio che non delude; darsi da fare come amministratori fedeli dei beni che Lui ci ha donato, anche quelli terreni, ma senza “strafare” come se tutto, anche la nostra salvezza, dipendesse solo da noi. Questo atteggiamento evangelico richiede una scelta chiara, che il brano odierno indica con precisione: «Non potete servire Dio e la ricchezza» (v. 24). O il Signore, o gli idoli affascinanti ma illusori. Questa scelta che siamo chiamati a compiere si ripercuote poi in tutti i nostri atti, programmi e impegni. È una scelta da fare in modo netto e da rinnovare continuamente, perché le tentazioni di ridurre tutto a denaro, piacere e potere sono incalzanti”.

“Mentre onorare questi idoli porta a risultati tangibili anche se fugaci, scegliere per Dio e per il suo Regno non sempre mostra immediatamente i suoi frutti. È una decisione che si prende nella speranza e che lascia a Dio la piena realizzazione. La speranza cristiana è tesa al compimento futuro della promessa di Dio e non si arresta di fronte ad alcuna difficoltà, perché è fondata sulla fedeltà di Dio, che mai viene meno. Dio è fedele; è un amico fedele; è un alleato fedele.”.

“La Vergine Maria – ha concluso - ci aiuti ad affidarci all’amore e alla bontà del Padre celeste, a vivere in Lui e con Lui. Questo è il presupposto per superare i tormenti e le avversità della vita, e anche le persecuzioni, come ci dimostra la testimonianza di tanti nostri fratelli e sorelle”.

Dopo la preghiera mariana, nell’elenco dei saluti, il pontefice ha salutato e ringraziato i gruppi venuti a Roma per la “Giornata delle malattie rare”, che ricorre il 28 febbraio. “Auspico – ha detto - che i pazienti e le loro famiglie siano adeguatamente sostenuti nel non facile percorso, sia a livello medico che legislativo”.

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