14/10/2016, 12.15
VATICANO
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Papa: Il lievito buono della verità e quello cattivo dell’ipocrisia

Alla messa in Santa Marta, papa Francesco indica i bambini come modello di “lievito buono”: nella confessione dicono “con verità” e dicono cose concrete”. “L’ipocrita è un simulatore”: “Si dice una cosa e si fa un’altra”. “L’ipocrita è un nominalista, crede che con il dire si faccia tutto”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – C’è “un lievito buono”, che “fa crescere” e un “lievito cattivo”, in cui “non c’è … verità” e questa è “l’ipocrisia”. È il tema fondamentale che papa Francesco ha oggi affrontato nell’omelia tenuta stamane alla messa nella casa Santa Marta.

Per spiegare la “vuotezza” del “lievito cattivo”, il pontefice ricorre a un aneddoto della sua infanzia: “Io ricordo che per Carnevale, quando eravamo bambini, la nonna ci faceva dei biscotti, ed era una pasta molto sottile, sottile, sottile quella che faceva. Poi la buttava nell’olio e quella pasta si gonfiava, si gonfiava … e quando noi incominciavamo a mangiarla, era vuota. E la nonna ci diceva – nel dialetto le chiamavano bugie – ‘queste sono come le bugie: sembrano grandi, ma non hanno niente dentro, non c’è niente di verità, lì; non c’è niente di sostanza’. E Gesù ci dice: ‘State attenti dal cattivo lievito, quello dei farisei’. E quale è? È l’ipocrisia. Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia”.

L’ipocrisia – ha continuato– è quando si invoca il Signore con le labbra ma il cuore è lontano da Lui: “È una divisione interna…. Si dice una cosa e si fa un’altra. È una sorta di schizofrenia spirituale. Poi, l’ipocrita è un simulatore: sembra buono, cortese ma dietro di sé ha il pugnale, eh? Pensiamo a Erode: con quanta cortesia – spaventato di dentro – aveva ricevuto i Magi! E poi, al momento del congedo, dice: ‘Ma, andate, e poi tornate, e ditemi dove è questo bambino perché anche io vada ad adorarlo!’. Per ucciderlo! L’ipocrita che ha doppia faccia. È un simulatore. Gesù, parlando di questi dottori della legge, dice: ‘Questi dicono e non fanno’: è un’altra forma di ipocrisia. È un nominalismo esistenziale: quelli che credono che, dicendo le cose, sta tutto fatto. No. Le cose vanno fatte, non solo dette. E l’ipocrita è un nominalista, crede che con il dire si faccia tutto. Poi, l’ipocrita è incapace di accusare se stesso: mai trova in se stesso una macchia; accusa gli altri. Pensiamo alla pagliuzza e alla trave, no? E così possiamo descrivere questo lievito che è l’ipocrisia”.

Per il pontefice è importante fare un esame di coscienza in cui domandarsi: “Con quale spirito io faccio le cose? Con quale spirito io prego? Con quale spirito mi rivolgo agli altri? Con lo spirito che costruisce? O con lo spirito che diviene aria?”.

I bambini, ha concluso, sono l’esempio di un “lievito buono”, che dice sempre la verità: “Con quanta verità si confessano i bambini! I bambini mai, mai, mai dicono una bugia, nella confessione; mai dicono cose astratte. ‘Ho fatto questo, ho fatto quell’altro, ho fatto… ’: concreti. I bambini, quando sono davanti a Dio e davanti agli altri, dicono cose concrete. Perché? Perché hanno il lievito buono, il lievito che li fa crescere come cresce il Regno dei Cieli. Che il Signore ci dia, a tutti noi, lo Spirito Santo e la grazia della lucidità di dirci qual è il lievito con il quale io cresco; qual è il lievito con il quale io agisco. Sono una persona leale, trasparente o sono un ipocrita?”.

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