16/09/2018, 12.25
VATICANO
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Papa: Nella Croce di Cristo c’è tutto l’amore di Dio, c’è la sua immensa misericordia

All’Angelus papa Francesco offre in dono ai presenti un piccolo crocefisso argentato, distribuito da poveri, profughi e volontari. “Ma voi, chi dite che io sia? Gesù oggi, rivolge questa richiesta.. a ciascuno di noi”. La missione di Gesù “si compie non nella strada larga del successo, ma nel sentiero arduo del Servo sofferente”.  “La felicità la troviamo soltanto quando l’amore, quello vero, ci incontra, ci sorprende, ci cambia”. L’applauso per don Pino Puglisi e i siciliani.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Nella Croce di Cristo c’è tutto l’amore di Dio, c’è la sua immensa misericordia”: è la frase di papa Francesco riprodotta in italiano, inglese e spagnolo che accompagna il piccolo crocifisso in metallo argentato (foto 2)  che oggi il pontefice ha voluto donare a tutti i presenti in piazza san Pietro per la recita dell’Angelus. A distribuirli, sono stati i i poveri, i senzatetto e i profughi, insieme a molti volontari e religiosi che operano con l’Elemosineria apostolica. Alla fine della preghiera mariana, spiegando il senso di questo dono, Francesco ha detto: “Oggi, due giorni dopo la Festa della Santa Croce, ho pensato di regalare a voi che siete qui in piazza un crocifisso. Il crocifisso è il segno dell’amore di Dio, che in Gesù ha dato la vita per noi. Vi invito ad accogliere questo dono e a portarlo nelle vostre case, nella camera dei vostri bambini, o dei nonni, in qualsiasi parte ma che si veda nella casa... Non è un oggetto ornamentale, ma un segno religioso per contemplare e pregare. Guardando Gesù crocifisso, guardiamo la nostra salvezza…. Ringrazio le suore, i poveri e i profughi che adesso distribuiranno questo dono, piccolo, ma prezioso! Come sempre la fede viene dai piccoli, dagli umili”. Scherzando, Francesco ha detto che il crocefisso “e gratis” e chi chiede dei soldi “fa il furbo”.

L’Elemosineria ha annunciato che al termine della distribuzione, ai volontari e ai bisognosi –oltre 300 – è stato offerto un tramezzino e una bevanda da parte di papa Francesco.

In precedenza, il pontefice si era soffermato a commentare il vangelo di oggi (24ma domenica per anno, B, Marco 8, 27-35), quando Gesù domanda ai discepoli anzitutto “La gente, chi dice che io sia?” e poi “Ma voi, chi dite che io sia?”.

“Gesù – ha spiegato - oggi, rivolge questa richiesta così diretta e confidenziale a ciascuno di noi: ‘Chi sono io per te?’. Ognuno è chiamato a rispondere, nel proprio cuore, lasciandosi illuminare dalla luce che il Padre ci dà per conoscere il suo Figlio Gesù. E può accadere anche a noi, come a Pietro, di affermare con entusiasmo: «Tu sei il Cristo». Quando però Gesù ci dice chiaramente quello che disse ai discepoli, cioè che la sua missione si compie non nella strada larga del successo, ma nel sentiero arduo del Servo sofferente, umiliato, rifiutato e crocifisso, allora può capitare anche a noi, come a Pietro, di protestare e ribellarci perché questo contrasta con le nostre attese. In quei momenti, anche noi meritiamo il salutare rimprovero di Gesù: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (v. 33)”

“La professione di fede in Gesù Cristo – ha continuato - non può fermarsi alle parole, ma chiede di essere autenticata da scelte e gesti concreti, da una vita improntata all’amore di Dio, una vita grande, con tanto amore al prossimo. Gesù ci dice che per seguire Lui, per essere suoi discepoli, bisogna rinnegare sé stessi (cfr v. 34), cioè le pretese del proprio orgoglio egoistico, e prendere la propria croce. Poi dà a tutti una regola fondamentale: «Chi vorrà salvare la propria vita la perderà» (v. 35).  Spesso nella vita, per tanti motivi, sbagliamo strada, cercando la felicità nelle cose, o nelle persone che trattiamo come cose. Ma la felicità la troviamo soltanto quando l’amore, quello vero, ci incontra, ci sorprende, ci cambia. L’amore cambia tutto. E può cambiare anche noi. Lo dimostrano le testimonianze dei santi”.

Subito dopo la preghiera dell’Angelus, il pontefice ha ricordato il suo viaggio compiuto ieri in Sicilia e la messa che ha celebrato a Palermo a ricordo dei 25 anni dalla morte del beato don Pino Puglisi ucciso dalla mafia. Francesco ha invitato i pellegrini a fare “un applauso a don Pino” e uno ai siciliani “per la loro calorosa accoglienza”. “L’esempio e la testimonianza di don Puglisi continuino ad illuminare tutti noi, che il bene vince il male”.

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