24/03/2020, 09.42
VATICANO
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Papa: preghiamo per medici, infermieri e sacerdoti morti per l’epidemia

Sono 24 i medici morti in Italia nella loro attività e circa 50 i sacerdoti. Quasi cinquemila gli operatori sanitari contagiati. All’omelia Francesco ha parlato dell’accidia, “il peccato del neutro, né bianco né nero”. “il peccato della tristezza che è il seme del diavolo, di quella incapacità di prendere una decisione sulla propria vita, ma sì, guardare la vita degli altri per lamentarsi”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Medici, infermieri e sacerdoti morti per l’epidemia di coronavirus. E’ per loro che papa Francesco ha invitato a pregare nelle messa celebrata stamattina a Casa Santa Marta.  “Hanno preso il male – ha detto Francesco - perché erano al servizio degli ammalati. Preghiamo per loro, per le loro famiglie, e ringrazio Dio per l’esempio di eroicità che ci danno nel curare gli ammalati”. Sono 24 i medici morti in Italia nella loro attività e circa 50 i sacerdoti. Quasi cinquemila gli operatori sanitari contagiati.

All’omelia Francesco ha parlato dell’accidia, “il peccato del neutro, né bianco né nero”. Commentando il brano del Vangelo (Gv 5,1-16) che racconta della piscina dove andavano i malati “per risanarsi, perché si diceva che ogni tanto si muovessero le acque, come fosse un fiume, perché un angelo scendeva dal cielo a muoverle, e il primo, o i primi, che si buttavano nell’acqua erano guariti”.

“Si trovava lì un uomo che da 38 anni era malato”. “Gesù, vedendolo giacere, e sapendo la realtà, che era da molto tempo lì, gli disse: ‘Vuoi guarire?’. E la risposta è interessante: non dice di sì, si lamenta. Della malattia? No. Rispose il malato: ‘Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi – sto per prendere la decisione di andare – un altro scende prima di me’. Un uomo che sempre arriva in ritardo. Gesù gli dice: ‘Alzati, prendi la barella e cammina’. All’istante quell’uomo guarì”.

“Ci fa pensare, l’atteggiamento di quest’uomo. Era malato? Sì, forse, qualche paralisi aveva, ma sembra che poteva camminare un po’. Ma era malato nel cuore, era malato nell’anima, era malato di pessimismo, era malato di tristezza, era malato di accidia. Questa è la malattia di quest’uomo: ‘Sì, voglio vivere, ma …’, stava lì. Ma la risposta è: ‘Sì, voglio essere guarito!’? No, è lamentarsi: ‘Sono gli altri che arrivano prima, sempre gli altri’. La risposta all’offerta di Gesù per guarire è una lamentela contro gli altri. E così, 38 anni lamentandosi degli altri. E non facendo nulla per guarire”.

“Quell’uomo era in peccato, ma non era lì perché [ne] aveva fatta una grossa, no. Il peccato di sopravvivere e lamentarsi della vita degli altri: il peccato della tristezza che è il seme del diavolo, di quella incapacità di prendere una decisione sulla propria vita, ma sì, guardare la vita degli altri per lamentarsi. Non per criticarli: per lamentarsi. ‘Loro vanno prima, io sono la vittima di questa vita’: le lamentele, respirano lamentele, queste persone”. “Se noi facciamo un paragone con il cieco dalla nascita che abbiamo ascoltato domenica scorsa, l’altra domenica: con quanta gioia, con quanta decisione aveva preso la guarigione, e anche con quanta decisione è andato a discutere con i dottori della Legge!”.

“Mi fa pensare a tanti di noi, a tanti cristiani che vivono questo stato di accidia, incapaci di fare qualcosa ma lamentandosi di tutto. E l’accidia è un veleno, è una nebbia che circonda l’anima e non la fa vivere. E anche, è una droga perché se tu l’assaggi spesso, piace. E tu finisci un ‘triste-dipendente’, un ‘accidia-dipendente’ … E’ come l’aria. E questo è un peccato abbastanza abituale tra noi: la tristezza, l’accidia, non dico la malinconia ma si avvicina”.

“Ci farà bene rileggere questo capitolo 5 di Giovanni per vedere com’è questa malattia nella quale possiamo cadere. L’acqua è per salvarci. ‘Ma io non posso salvarmi’ – ‘Perché?’ – ‘Perché la colpa è degli altri’. E rimango 38 anni lì … Gesù mi guarì: non si vede la reazione degli altri che sono guariti, che prendono la barella e ballano, cantano, rendono grazie, lo dicono a tutto il mondo? No: va avanti”. “Una vita grigia, ma grigia di questo cattivo spirito che è l’accidia, la tristezza, la malinconia”.

“Pensiamo all’acqua, a quell’acqua che è simbolo della nostra forza, della nostra vita, l’acqua che Gesù ha usato per rigenerarci, il battesimo. E pensiamo anche a noi, se qualcuno di noi ha il pericolo di scivolare su questa accidia, su questo peccato neutrale: il peccato del neutro è questo, né bianco né nero, non si sa cosa sia. E questo è un peccato che il diavolo può usare per annientare la nostra vita spirituale e anche la nostra vita di persone. Che il Signore – ha concluso Francesco - ci aiuti a capire quanto brutto e quanto maligno è questo peccato”.

Anche oggi, il Papa ha terminato la celebrazione con l'adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale. “Gesù mio, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io Ti abbraccio e tutto mi unisco a Te. Non permettere che abbia mai a separarmi da Te”.

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