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  • » 17/08/2016, 11.58

    CINA - VATICANO

    Pensieri sparsi sugli “imminenti” rapporti Cina-Santa Sede

    Cheng Zhi

    L’autore è un sacerdote della Chiesa non ufficiale della Cina dell’est. Molti media parlano come se gli accordi fra Pechino e il Vaticano fossero già pronti. I problemi dei vescovi illeciti con amanti e con figli. Il card. Tong e il card. Zen, divisi solo da ottimismo e pessimismo. Dubbi sulla libertà che “l’impero cinese” potrà concedere alla Chiesa.

    Pechino (AsiaNews) – Nelle scorse settimane su internet si è discusso in lungo e in largo il tema delle relazioni fra Cina e Vaticano. Sembrerebbe quasi che la Santa Sede e la Cina siano pronte a stabilire le relazioni diplomatiche molto presto. Tutto ciò mi spinge a dire qualcosa, anche se può sembrare superfluo. Ma nello stesso tempo, se non dico nulla, sento di avere un peso nel cuore. Così ho messo giù alcuni poveri pensieri prendendo come riferimento tre articoli che sono apparsi di recente.

     

    1. Vescovi leciti e illeciti

    Anzitutto, Reuters ha pubblicato il 14 luglio scorso un articolo dal titolo “Special Report - After decades of mistrust, Pope pushes for breakthrough with China” (Speciale – Dopo decenni di diffidenza, il papa spinge per un passo in avanti con la Cina). Questo articolo non sembra abbia suscitato l’attenzione di molti né nella Chiesa, né nei media. All’inizio dell’articolo esso dice che “interviste con decine di personalità laiche e religiose cattoliche a Hong Kong, in Italia e in Cina, come pure fonti che hanno legami con la leadership di Pechino rivelano particolari di un accordo che è quasi vicino ai rapporti diplomatici completi e che affronta questioni chiavi al cuore dell’amara divisione fra il Vaticano e Pechino”.

    La nomina dei vescovi è senz’altro una questione chiave “al cuore dell’amara divisione”. Nell’articolo si afferma che secondo alcune informazioni da “fonti cattoliche con conoscenza delle tematiche”, durante l’Anno giubilare della misericordia, il papa potrebbe perdonare gli otto vescovi illegittimi, che non hanno ricevuto ancora l’approvazione papale. Il tempo più probabile [per questo] sarebbe l’inizio dell’estate. Ma ora siamo quasi all’inizio dell’autunno e sembra che l’estate non ci dia nulla da aspettare.

    L’articolo cita pure che fra gli otto vescovi illegittimi, tre di loro “sono stati scomunicati in modo ufficiale dal Vaticano”. E che “gli altri cinque avevano ricevuto, attraverso canali informali, che il papa era contrario alla loro ordinazione”. Con ogni probabilità, la scomunica di cui si parla qui si riferisce alle tre dichiarazioni diffuse dalla Santa Sede in occasione di tre ordinazioni illegali di vescovi. Nel testo si cita anche che alla fine di giugno, alcuni rappresentanti ecclesiastici hanno detto che due degli otto vescovi non hanno mandato alcuna richiesta di perdono al papa. E, ancora più serio, “almeno due degli otto vescovi sembrano avere dei figli o amanti, secondo due fonti cattoliche”. Su questo tema, non so se essi hanno dei figli, ma sono certo che uno di loro ha un’amante e ha rapporti sessuali con altre donne.

    Il governo o l’Associazione patriottica non hanno espresso alcuna risposta alle domande [dei giornalisti] riguardo ai negoziati con il Vaticano. Alla richiesta di Reuters di intervistare i vescovi, il direttore dell’ufficio affari esteri nell’Associazione patriottica, ha detto soltanto: “Sono persone molto impegnate, spesso fuori sede. Intervistarle è molto difficile”[1].

     

    2. L’impetuoso card. Joseph Zen

    In secondo luogo, il 29 giugno scorso, il vescovo emerito di Hong Kong, card. Joseph Zen, ha pubblicato un articolo sul suo blog in tre lingue (cinese, inglese, italiano) per rispondere a un articolo di Gianni Valente del Vatican Insider. L’articolo di Valente ha un titolo deviante: “Zen ai cattolici cinesi: se si fa l’accordo con la Cina, non dovete seguire il Papa”. Sebbene talvolta il cardinale possa sembrare un estremista, io penso che nel tempo presente, fra la gente che parla sulla Chiesa in Cina, il card. Zen è la persona più incisiva, che capisce il governo comunista cinese. Per questo io sostengo sempre la sua posizione e rispondo all’articolo di Gianni Valente con le parole del cardinale: un agnello che rifiuta di essere divorato dal lupo, tu lo chiami scontro?

     

    3. L’ottimista card. John Tong

    Il card. John Tong è sempre stato una persona delicata e ha sempre tenuto un profilo basso. Con una scelta drammatica, il 4 agosto scorso ha pubblicato un articolo dal titolo “La Comunione della Chiesa in Cina con la Chiesa universale”.

    Nell’articolo, in sintonia con molti sacerdoti cinesi, preoccupati della Chiesa in Cina, il pastore di Hong Kong si esprime su temi quali: “Perché la Santa Sede persevera nel portare avanti il dialogo con il Governo cinese e non si oppone ad esso? In che cosa consiste la comunione della Chiesa locale con la Chiesa universale? Nella Chiesa cattolica, come sono nominati i vescovi della Chiesa locale e secondo quali principi? Quale ruolo ha la cosiddetta ‘Conferenza episcopale dei Vescovi cinesi’ e che rapporti ha con ogni singola Diocesi?”. Egli dà “una spiegazione chiara e comprensibile della posizione base della Chiesa” e “per evitare ogni malinteso”.

    Il card. Tong è noto per il suo profilo umile e il suo cuore pieno di cura per la Chiesa in Cina. Grazie a ciò, non appena il suo articolo è stato diffuso, ha subito richiamato l’attenzione sia della Chiesa che dei circoli politici. Questo articolo rende evidente la differente posizione [del card. Tong] rispetto al suo predecessore. E a causa della sua posizione nella Chiesa cinese, porta la gente a sospettare che il suo articolo abbia ricevuto l’approvazione dal Vaticano. È ovvio, “ogni speculazione riguardo a un presunto ruolo della Santa Sede è inappropriato”. E comunque io non penso che le critiche del card. Tong contenute nel suo articolo siano rivolte al suo predecessore. Lo scorso 8 agosto, il card. Zen ha dichiarato all’Apple Daily: “Non bisogna valutare in modo ingiusto”. [Io penso solo che] sono due visioni, una pessimista, l’altra ottimista.

     

    4. Pregare per i rapporti Cina-Vaticano

    Il rapporto fra Cina e Vaticano è un argomento caldo da circa 30 anni. Negli ultimi 20 anni, la Chiesa cattolica in Cina sembra aver perso una direzione. Il Vaticano non è stato nemmeno chiaro con le sue dichiarazioni. Ricordo che una volta, per caso, ho avuto una conversazione con l’allora presidente della Città del Vaticano, il card. Edmund Szoka (ritornato al Signore il 20 agosto 2014). Durante il nostro colloquio egli mi ha chiesto della Chiesa cattolica in Cina. Alla fine della mia risposta io ho detto: “I cattolici cinesi non temono la persecuzione, ma abbiamo bisogno di una chiara guida dalla Santa Sede. Non vogliamo indovinarne una per conto nostro”. Egli mi ha battuto la mano sulla spalla e con il sorriso in volto mi ha detto: “Preghiamo il Signore!”.

    Penso che questa si a sempre stata la posizione della Santa Sede: pregare il Signore! Possiamo dire che questa posizione è sbagliata? No di certo, ma è così forte da lasciarci senza parole.

    Se come dice il card. Tong, le relazioni sino-vaticane non violano “i principi della fede né la comunione ecclesiale” pur scegliendo “il modo più adatto alle situazioni locali”, io penso che esse siano una buona soluzione e in fondo, tale modo di affrontare le cose è sempre esistito nella Chiesa. Il problema è se il il metodo “una religione, due sistemi” sarà attuato in pieno nella Cina “con caratteristiche cinesi”. Guardiamo a Hong Kong e alla sua “una nazione, due sistemi” e la risposta è chiara. Per la Chiesa cattolica il problema è ancora più preoccupante che “una nazione, due sistemi” di Hong Kong.

    Naturalmente, se si potrà davvero attuare un accordo su “una religione, due sistemi”, sarò felice di applaudirlo. E comunque io seguirò, senza alcuna discussione, ogni decisione che prenderà il papa.

    Va detto però che da papa san Giovanni Paolo II, a papa Benedetto XVI e a Francesco, tutti e tre hanno continuato a offrire il ramo d’ulivo all’impero cinese, ma sembra che mai, nessuna colomba è ritornata con il ramo d’ulivo nel becco.

    Dove sta andando la Chiesa cinese? Non lo sappiamo. Può succedere di tutto. Quando andavo a scuola, in un tema a proposito della Chiesa cattolica in Cina, ho scritto: “se non ci fosse stata la controversia dei riti, forse la Cina oggi sarebbe una nazione cattolica”. Un mio compagno di classe mi ha posto la domanda: “Se fosse così, perché Dio l’avrebbe permesso?”. Io ho risposto: “Dio ha permesso che il suo Figlio fosse crocifisso sulla croce, cosa potrebbe non permettere?”.

    Le relazioni sino-vaticane si svilupperanno in modo stupefacente? Al momento non lo sappiamo, ma Dio permetterà ai responsabili di decidere con libertà la direzione da prendere. L’unica cosa che noi possiamo fare è: Pregare Dio senza interruzione!

     


    [1] Per tutte le citazioni di cui sopra, v. Lisa Jucca,: Special Report – After decades of mistrust, Pope pushes for breakthrough with China, Reuters,14 luglio 2016.

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