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» 13/09/2012
EGITTO
Portavoce della Chiesa cattolica egiziana: Il Papa deve andare in Libano anche se la situazione è tesa
P. Rafic Greiche sottolinea l'estrema importanza del viaggio del pontefice portatore di pace nel Medio oriente vittima di odio e guerra. Per il sacerdote gli attacchi contro il film satirico su Maometto sono soprattutto contro gli Stati Uniti, non contro i cristiani. I Fratelli musulmani egiziani lanciano una grande manifestazione di protesta per il prossimo 14 settembre al Cairo e in altre città del Paese. I copti egiziani criticano il film.

Il Cairo (AsiaNews) - I Fratelli musulmani egiziani chiamano a raccolta tutta la popolazione a manifestare il 14 settembre contro il film satirico su Maometto dal titolo "Innocence of Muslims" prodotto negli Stati Uniti  e diffuso nei giorni scorsi su internet in lingua inglese e araba. In queste ore al Cairo e a Bengasi (Libia) sono ancora in corso proteste contro il cortometraggio.  Ieri, un attacco sferrato da militanti islamisti al consolato statunitense di Bengasi ha ucciso l'ambasciatore americano in Libia e altri tre funzionari del suo staff.

Le proteste programmate dagli islamisti egiziani, potrebbero coinvolgere anche altri Paesi islamici.    La data coincide con la visita di Benedetto XVI in Libano, che si terrà dal 14 al 16 settembre. Secondo p. Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, "Il viaggio in Libano deve restare nell'agenda del pontefice anche se la situazione nella regione è molto tesa. La visita è una grande occasione per mostrare che la pace è l'unica alternativa possibile all'odio e alla guerra. La presenza di Benedetto XVI a pochi chilometri dalla Siria è un messaggio di solidarietà e dialogo per il Medio oriente e per le popolazioni cristiane e musulmane protagoniste della Primavera araba e per le fazioni islamiche in lotta fra loro ". 

Il sacerdote sottolinea che le proteste avvenute in questi giorni davanti alle ambasciate degli Stati Uniti al Cairo e a Bengasi hanno come obiettivo gli Stati Uniti. "Non è un caso - afferma - che queste manifestazioni siano state organizzate proprio il giorno dell'anniversario degli attentati dell'11 settembre. Per molti islamisti questa è stata un'opportunità per far sentire ancora di più la loro voce. Tuttavia, bisogna sottolineare che fra le persone che hanno manifestato davanti all'ambasciata americana al Cairo, vi erano anche diversi cristiani copti. La gente ha protestato contro gli Stati Uniti ritenuti responsabili di questo video offensivo, non contro i cristiani. I Paesi che hanno vissuto sotto regimi dittatoriale non considerano la libertà di espressione, pensano che tutto sia vagliato dalle autorità pubbliche". P. Greiche spiega che i cristiani rispettano tutte le religioni, questo film non rappresenta il pensiero della comunità cristiana egiziana. Il film è stato realizzato da anche con la collaborazione di copti ortodossi emigrati negli Stati uniti, ma la comunità copta egiziana ha negato qualsiasi legame con queste persone.

Tuttavia, il sacerdote fa notare che i musulmani e il mondo intero si indignano quando viene offeso Maometto, ma non vi è nessuna manifestazione quando vengono offesi altri simboli religiosi, soprattutto quelli cristiani che in Egitto sono sempre di più oggetto di vilipendio e offesa da parte degli islamici radicali. "Dopo la caduta di Mubarak - continua p. Greiche - i salafiti e i Fratelli musulmani hanno riempito le edicole e i negozi di giornali, settimanali, libri che hanno al loro interno intere parti contro i cristiani. Sul settimanale "La Voce del popolo" vi sono ben 10 pagine piene di attacchi e offese contro i cristiani e ciò è comune anche in altri giornali e televisioni, ma nessuno ne parla o grida allo scandalo".   (S.C.)

 

 


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pp. 176
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