17/03/2009, 00.00
CINA - TIBET
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Se davvero il Tibet è in pace, Pechino liberi il vero Panchen Lama

di Nirmala Carvalho
Da 14 anni Gedhun Choekyi Nyima, 11° Panchen Lama riconosciuto dal Dalai Lama, è sequestrato insieme alla sua famiglia. Pechino continua a dire che egli “sta bene” e che in Tibet vi è libertà religiosa: la liberazione del vero Panchen Lama potrebbe essere l’unico segno credibile.

Dharamsala (AsiaNews) – La campagna pubblicitaria di Pechino sugli effetti benefici della dominazione cinesi in Tibet ha una grossa falla. “Se davvero il Tibet è in pace – come dice Pechino e il falso Panchen Lama –perché si rifiutano di mostrare la mondo il vero Panchen Lama, quello riconosciuto dal Dalai Lama? La scomparsa da 14 anni di Gedhun Choekyi Nyima contraddice in modo completo l’idea sbandierata da Pechino che in Tibet vi è libertà di religione”.

Urgen Tenzin, direttore del Tibetan Centre for Human Rights and Democracy (Tchrd), commenta così le affermazioni fatte in questi giorni dal premier cinese Wen Jiabao, secondo il quale il Tibet sarebbe “pacifico e stabile”. E si scaglia contro i commenti di Gyaincain Norbu, Panchen Lama “ufficiale”, riconosciuto da Pechino, ma non dai tibetani. , Riaffermato il valore di 50 anni di comunismo nella regione, ieri la Xinhua ha citato una sua frase: “La gente che vive in Tibet dovrebbe aver cara la prosperità e la felicità che vive oggi”.

“Questo Gyaincain Norbu – dice Tenzin – non rappresenta nessuno. Le sue parole sono farneticanti. Egli non gode di alcuna autorità e di nessun appoggio nella mente e nel cuore dei tibetani; è solo uno strumento di politicizzazione della religione. La Cina abusa del nome del Panchen Lama per i propri giochi politici. Per questo lo ha nominato, sequestrando e facendo scomparire Gedhun Choekyi Nyima, il vero Panchen Lama, quello riconosciuto dal Dalai Lama e rispettato da tutti i tibetani”.

Il 14 maggio 1995 il Dalai Lama riconobbe in Gedhun Choekyi Nyima la reincarnazione dell’11° Panchen Lama, la seconda autorità nel buddismo tibetano. Ma pochi giorni dopo il bambino – che allora aveva sei anni – è stato sequestrato insieme ai genitori, divenendo il più giovane prigioniero di coscienza al mondo. Al suo posto la Cina ha fatto eleggere Gyaincain Norbu, portato poi a Pechino per gli studi.

“Dal 17 maggio 1995 – lamenta Tenzin - non sappiamo più nulla del nostro vero Panchen Lama. Pechino continua a dire che egli è vivo e vegeto e che conduce una vita normale. Ma se è vero, perché si rifiutano di mostrarlo in pubblico? Il Tchrd ha chiesto a diverse istituzioni internazionali di verificare se egli sta bene, e dove e come vive, ma la Cina si è sempre rifiutata di collaborare.

Il sequestro continuato del Panchen Lama Gedhun Choekyi Nyima, contraddice in modo completo le pretese della Cina sul rispetto della libertà religiosa in Tibet. Per noi l’arresto della seconda autorità religiosa tibetana è un tema di grande sconforto. Noi chiediamo alla comunità internazionale di fare pressioni perché Gedhun Choekyi Nyima e la sua famiglia siano liberati senza condizioni”.

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