22/01/2004, 00.00
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Velo islamico: musulmani e cristiani a favore del veto francese

Jakarta (AsiaNews) – Discussioni sempre più accese si susseguono a proposito del velo islamico e della decisione francese di proibirlo nelle scuole. Ma vi sono anche musulmani e cristiani che difendono la Francia.

Lo scorso 16 gennaio, 200 musulmani indonesiani hanno partecipato ad una manifestazione per chiedere a Parigi di revocare la proibizione sull'uso dello jlbab (il velo islamico), sostenendo che ciò equivale a proibire delle pratiche religiose. La manifestazione è stata organizzata dalla Hizb-ut-Tahrir, movimento islamico internazionale, che negli ultimi anni ha guadagnato molta popolarità tra le file dei musulmani radicali. I manifestanti, molti dei quali erano donne vestite con l'abito islamico, hanno intonato "Allah-u-Akbar", ("Dio è il più grande")  e innalzato striscioni con scritte: "Lo jilbab è obbligatorio, non accessorio" e "Il laicismo schiaccia le donne musulmane".

Membri del gruppo hanno inoltre ricordato che i musulmani aiutarono Re Francesco I, nelle mani degli spagnoli, durante la battaglia di Pavia del 1525. In una lettera aperta al presidente Chirac essi ora chiedono che la Francia ricambi il favore ai musulmani con la revoca della legge.

Zainal Alumuslim, portavoce della Hizb-ut-Tahrir indonesiana ha detto ad AsiaNews che la manifestazione contro il veto francese  voleva spingere Parigi a non prendere, in nome del laicismo, misure troppo dure contro la comunità musulmana. "Se la Francia andrà avanti nel proibire il velo islamico – ha detto Almuslim -  vuol dire che Parigi vuole solo provocare ostilità dell'Islam e dei suoi fedeli".

Secondo Ali Muhamad, laureato all'Università di Edimburgo e docente dell'Università statale di Jakarta, la manifestazione  rispecchia solo una delle posizioni sul problema. Il problema del velo mette in luce che la questione sul laicismo è ancora aperta persino nel primo paese laico, la Francia. Egli ha citato Yusuf Qardawi, influente religioso egiziano contrario alla proibizione del velo, ma anche Mohammad Sayyed Tantawy, sceicco dell'Università religiosa Al-Azhar, il quale  sostiene che la Francia ha il diritto di vietare il velo islamico nelle scuole statali e che le donne musulmane devono sottostare alle decisioni del loro governo se vogliono vivere in uno stato laico anziché islamico.

 Il divieto del velo  - precisa Ali Muhamad - deve essere considerato non giusto o sbagliato in assoluto, ma in relazione al paese in cui viene messo in vigore: l'Indonesia può considerare il divieto inappropriato; il Governo francese, può aver imparato dalla propria storia come comportarsi con la diversità.

Preti cattolici e padri protestanti in Indonesia hanno detto che il problema non va dibattuto in pubblico perché la popolazione indonesiana è troppo sensibile.

Ad ogni modo, lo stesso problema ha afflitto per almeno 10 anni le scuole cattoliche e cristiane. Queste scuole hanno dato norme precise di condotta vietando l'uso dello jilbab. In altre, si obbliga gli studenti e le studentesse a indossare l'uniforme della scuola finn dal primo giorno. (MH).

 

  

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