06/10/2016, 09.13
BANGLADESH - VATICANO
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Visita di papa Francesco in Bangladesh: contenti cristiani e indù; i musulmani divisi

di Sumon Corraya

Di ritorno dall’Azerbaijan, il pontefice ha annunciato che è “quasi sicuro” che nel 2017 visiterà India e Bangladesh. I cristiani si preparano ad accoglierlo con entusiasmo. La polizia aumenterà i controlli per scongiurare attacchi terroristici. Alcuni musulmani lo considerano un “modello di pace”; altri osteggiano la visita.

Dhaka (AsiaNews) – Tutti i cristiani del Bangladesh non vedono l’ora che papa Francesco visiti il loro Paese. Da quando il pontefice ha parlato del probabile viaggio pastorale in India e Bangladesh, discutendo con i giornalisti nel volo di ritorno dall’Azerbaijan, nel Paese asiatico i cattolici sono in fibrillazione. Al contrario, i sentimenti dei musulmani sono divisi tra chi lo considera un modello di pace e chi non vede di buon grado la sua presenza.

Robi Christopher D’Costa, catechista nella diocesi di Barisal, afferma: “È davvero una splendida notizia che il Santo Padre verrà nel nostro Paese. Noi saremo incoraggiati dalla sua presenza. Potremo vederlo di persona e lui potrà benedirci. La fede dei cattolici si rafforzerà grazie alla sua visita”. L’uomo, che serve la Chiesa cattolica da 32 anni, sottolinea: “La presenza del papa sarà la testimonianza di Cristo nel Paese a maggioranza musulmana”.

La notizia del viaggio ha riempito di entusiasmo anche i vertici della Chiesa locale. Mons. Gervas Rozario, vicepresidente della Conferenza episcopale del Bangladesh (Cbcb), riferisce: “Siamo contenti ed attenderemo con entusiasmo questo grande evento. Non solo i cattolici, ma tutte le persone sono felici di poter dare il benvenuto a papa Francesco. Anche il nostro governo è orgoglioso di accoglierlo”.

Mons. Rozario, vescovo di Rajshahi, ritiene che la venuta di Francesco “ricorderà in un certo senso la visita che san Giovanni Paolo II fece nel 1986. Sarà un modo per rinvigorire la vita della piccola comunità cristiana, incoraggiarci durante questo periodo segnato dal terrorismo e dall’abuso dei diritti umani delle minoranze”.

“Il viaggio – prosegue il vescovo – rappresenterà tante cose: espanderà i nostri sforzi in favore del dialogo e della riconciliazione, focalizzerà l’attenzione sul cambiamento climatico, i migranti e il traffico di esseri umani”.

Insieme ai cristiani, anche gli indù sono contenti della decisione. Il giovane Nirmol Das dice: “Papa Francesco mi piace, ma sono preoccupato per la sua sicurezza, dopo i recenti attacchi degli estremisti islamici”.

A tal proposito, un funzionario di polizia cattolico (che vuole rimanere anonimo), rassicura: “Aumenteremo i controlli. Il governo si sta davvero impegnando per eliminare ogni tipo di attività islamica violenta. Papa Francesco potrà venire qui in tutta sicurezza”.

D’altro canto, i musulmani sono divisi. Molti ritengono che egli “deve venire in Bangladesh per predicare un modello di pace. Il papa mostra il suo amore per i rifugiati siriani, è un leader per tutta l’umanità”. Altri, di posizioni più radicali come Atiq Ebrahim, osteggiano il viaggio. L’uomo ha scritto sul suo profilo Facebook: “L’islam non sostiene le attività cristiane, e sappiamo che anche ai cattolici l’islam non piace per niente. Abbiamo visto come essi siano rimasti in silenzio, quando i soldati cristiani ed ebrei attaccavano l’Afghanistan e altri Paesi islamici”. Md. Aslamuzzaman, un altro musulmano condanna di netto l’intenzione di papa Francesco. “Egli è il guru dei terroristi – dice – la verità è che senza il suo permesso, America ed Europa non avrebbero fatto la guerra”.

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