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  • » 25/04/2016, 12.29

    CINA

    Xi Jinping mette in guardia dalle “infiltrazioni straniere” nelle religioni

    John Ai

    A una conferenza di alto livello lo scorso fine settimana, il presidente cinese mette in chiaro che le religioni hanno a che fare con “la sicurezza dello Stato” e con la “unificazione della nazione”. Si ribatte la “sinicizzazione”: la politica religiosa del Partito rimane la stessa.

    Pechino  (AsiaNews) – L’agenzia Xinhua ha diramato la notizia che lo scorso 22 e 23 aprile si è tenuto nella capitale un incontro ad alto livello sugli affari religiosi, a cui ha partecipato anche il presidente Xi Jinping. Xi ha detto che gli affari religiosi sono un tema importantissimo per il Partito e per il governo della nazione, “legato alla sicurezza dello Stato e all’unificazione della nazione”.

    Di solito questi due temi (sicurezza e unificazione) vengono citati per i musulmani dello Xinjiang e per i tibetani del Tibet. Entrambi i gruppi sono spesso accusati di terrorismo e di lavorare per l’autonomia del territorio, staccandolo dalla madrepatria. Ma ormai, nella retorica del Partito non si fa più alcuna differenza con le altre religioni, anche se non hanno caratteristiche violente o velleità indipendentiste.

    Xi ha ancora detto che i gruppi religiosi “devono mescolare le dottrine religiose con la cultura cinese, ubbidire ai regolamenti e alle leggi cinesi, votarsi in modo completo alla riforma della Cina e all’apertura, alla modernizzazione socialista, per contribuire alla realizzazione del sogno cinese e al ringiovanimento nazionale”.

    Il Quotidiano del popolo di ieri, ha ribadito in un editoriale che i quadri e i membri del Partito devono sostenere la “sinicizzazione delle religioni” e migliorare il “grado di legalità degli affari religiosi”.

    Secondo il Quotidiano del popolo, Xi ha chiesto al Partito di “aderire e sviluppare le teorie religiose con caratteristiche cinesi”, aderendo al principio di “indipendenza” e adattando la religione alla società socialista. Il presidente cinese ha pur ribadito che il Partito deve resistere alle infiltrazioni religiose dall’estero, vigilare su pensieri religiosi estremisti, fare attenzione ai contenuti religiosi on-line, propagare le teorie religiose del Partito e le indicazioni “diffondendo voci positive”.

    Yu Zhengsheng, membro del Politburo, in carica anche per Xinjiang e Tibet, era presente alla conferenza. Egli ha detto che il Partito deve “domare ai massimi livelli l’impatto negativo delle religioni”.

    Da tutti questi temi e affermazioni, è evidente che la politica religiosa del Partito comunista cinese rimarrà la stessa di sempre.

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