26 Novembre 2014 AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook            

Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. | | Rss | Newsletter | Mobile




Dona
Il 5 x mille
ai missionari del PIME



mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato
invia ad un amico visualizza per la stampa


» 03/07/2012
CINA
Xinjiang, morti in circostanze sospette due dei “dirottatori” di Hotan
Un gruppo composto da 6 uighuri è stato arrestato lo scorso 29 giugno con l’accusa di aver cercato di dirottare un aeroplano: di questi, 2 sono morti sotto la custodia della polizia. Gruppi uighuri all’estero parlano di torture a seguito di uno scontro etnico: “Se la Cina fosse uno Stato di diritto, sarebbero dovuti andare in tribunale a spiegarsi”.

Urumqi (AsiaNews) - Due dei sei uighuri arrestati lo scorso 29 giugno a Hotan con l'accusa di aver dirottato un aeroplano sono morti in ospedale sotto la custodia della polizia. Secondo le autorità i due sono deceduti in seguito alle ferite riportate durante lo scontro con i passeggeri del volo, mentre alcuni gruppi di uighuri in esilio contestano questa versione dei fatti e parlano di tortura.

Secondo i funzionari comunisti, lo scorso 29 giugno i sei hanno cercato di dirottare un volo decollato dall'aeroporto di Hotan e diretto a Urumqi, nella regione autonoma dello Xinjiang, ma sono stati bloccati dall'equipaggio e dai passeggeri a bordo del velivolo. Subito dopo lo scontro, il volo è rientrato senza complicazioni all'aeroporto di Hotan con i sei uomini arrestati al momento dello sbarco e consegnati alle autorità.

Diversa la versione del Congresso mondiale degli uighuri - organizzazione con sede in Germania che monitora la situazione dei diritti umani e religiosi nello Xinjiang - che parla di scontro etnico: "L'aereo è tornato indietro dopo che era nata a bordo una rissa per alcuni posti fra gli uighuri e i cinesi di etnia han". Secondo il Segretario generale del gruppo Dolkun Isa "se la Cina fosse uno Stato governato dal diritto, i sei sarebbero dovuti andare in un tribunale e spiegare la propria versione dei fatti".

La provincia settentrionale dello Xinjiang è da tempo una delle spine nel fianco del governo centrale comunista. Essa è popolata in prevalenza da uighuri, etnia musulmana che ha cercato sin dall'annessione operata da Mao Zedong di riottenere l'indipendenza con il nome di Turkestan orientale. Per frenare questa spinta Pechino ha imposto un regime di controllo totale: nella provincia è proibito imparare la lingua locale e persino frequentare le moschee fino alla maggiore età.

Il gruppo degli arrestati era composto da Musa Yusup, Ababekri Ibrahim, Ershidinqari Imin, Memeteli Yusup, Yasin Memet e Omer Imin, tutti provenienti da Kashgar (nel sud della provincia) e tutti di età compresa fra i 26 e i 30 anni. Non si conoscono i nomi delle due vittime, che secondo diverse fonti sarebbero morte per le torture seguite all'arresto e tese a ottenere una confessione di terrorismo.

Contro la tortura si è espresso lo scorso 1 luglio persino il capo della Commissione legge e politica del Politburo comunista, Zhou Yongkang, che ha condannato in un discorso pubblico l'uso della violenza contro i detenuti e le morti sospette in carcere: "Chi agisce per conto della legge deve mantenere sempre e in ogni circostanza le posizioni del governo centrale, che ha il proprio fulcro nel presidente Hu Jintao".

 


invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
01/07/2013 CINA
Xinjiang: dopo gli scontri etnici, l’esercito torna per le strade
26/06/2013 CINA
Xinjiang, la polizia spara contro la folla: 27 vittime
13/08/2013 CINA
Xinjiang, uighuri condannati a morte per “terrorismo”
24/04/2013 CINA
Xinjiang, scontri fra polizia e civili: almeno 21 vittime
21/06/2013 CINA
Xinjiang, 19 uighuri condannati: “Hanno diffuso l’estremismo su internet”

In evidenza
IRAQ - ITALIA
Lettera dell'arcivescovo di Mosul: Grazie per gli aiuti, che sostengono le sofferenze dei rifugiati
di Amel NonaLe offerte di tutti i donatori della campagna "Adotta un cristiano di Mosul" sono usate per acquistare cibo, vestiti pesanti, coperte per i profughi e affittare case o roulotte per affrontare l'inverno e il freddo che sono giunti molto presto. Due donne hanno difeso la loro fede cristiana davanti ai miliziani islamisti che volevano convertirle, minacciandole di uccidere. Rifugiato fra i rifugiati, mons. Nona scopre un modo nuovo di essere pastore.
IRAQ - ITALIA
"Adotta un cristiano di Mosul": raccolti e inviati quasi 700mila euro. La campagna continua
di Bernardo CervelleraInviata la seconda tranche di aiuti, raccolti nel mese di settembre. In Medio oriente e in Iraq si gioca il destino dei rapporti fra oriente e occidente. L'appello di papa Francesco e del Sinodo. I governi tiepidi. Gli aiuti giunti da tutto il mondo: una nuova comunità internazionale che sconfigge la "globalizzazione dell'indifferenza".
IRAQ-VATICANO
"Adotta un cristiano di Mosul": il grazie del vescovo per i primi aiuti
di Amel NonaMons. Amel Nona, vescovo caldeo di Mosul, anch'egli rifugiato, ringrazia tutti i donatori della campagna lanciata da AsiaNews. La situazione è sempre più difficile per il numero enorme di profughi e per l'arrivo dell'inverno e della neve, che rendono impossibile alloggiare nelle tende o all'aperto. La crisi, un'occasione che rende attiva la fede dei cristiani.

Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate