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» 03/07/2012
CINA
Xinjiang, morti in circostanze sospette due dei “dirottatori” di Hotan
Un gruppo composto da 6 uighuri è stato arrestato lo scorso 29 giugno con l’accusa di aver cercato di dirottare un aeroplano: di questi, 2 sono morti sotto la custodia della polizia. Gruppi uighuri all’estero parlano di torture a seguito di uno scontro etnico: “Se la Cina fosse uno Stato di diritto, sarebbero dovuti andare in tribunale a spiegarsi”.

Urumqi (AsiaNews) - Due dei sei uighuri arrestati lo scorso 29 giugno a Hotan con l'accusa di aver dirottato un aeroplano sono morti in ospedale sotto la custodia della polizia. Secondo le autorità i due sono deceduti in seguito alle ferite riportate durante lo scontro con i passeggeri del volo, mentre alcuni gruppi di uighuri in esilio contestano questa versione dei fatti e parlano di tortura.

Secondo i funzionari comunisti, lo scorso 29 giugno i sei hanno cercato di dirottare un volo decollato dall'aeroporto di Hotan e diretto a Urumqi, nella regione autonoma dello Xinjiang, ma sono stati bloccati dall'equipaggio e dai passeggeri a bordo del velivolo. Subito dopo lo scontro, il volo è rientrato senza complicazioni all'aeroporto di Hotan con i sei uomini arrestati al momento dello sbarco e consegnati alle autorità.

Diversa la versione del Congresso mondiale degli uighuri - organizzazione con sede in Germania che monitora la situazione dei diritti umani e religiosi nello Xinjiang - che parla di scontro etnico: "L'aereo è tornato indietro dopo che era nata a bordo una rissa per alcuni posti fra gli uighuri e i cinesi di etnia han". Secondo il Segretario generale del gruppo Dolkun Isa "se la Cina fosse uno Stato governato dal diritto, i sei sarebbero dovuti andare in un tribunale e spiegare la propria versione dei fatti".

La provincia settentrionale dello Xinjiang è da tempo una delle spine nel fianco del governo centrale comunista. Essa è popolata in prevalenza da uighuri, etnia musulmana che ha cercato sin dall'annessione operata da Mao Zedong di riottenere l'indipendenza con il nome di Turkestan orientale. Per frenare questa spinta Pechino ha imposto un regime di controllo totale: nella provincia è proibito imparare la lingua locale e persino frequentare le moschee fino alla maggiore età.

Il gruppo degli arrestati era composto da Musa Yusup, Ababekri Ibrahim, Ershidinqari Imin, Memeteli Yusup, Yasin Memet e Omer Imin, tutti provenienti da Kashgar (nel sud della provincia) e tutti di età compresa fra i 26 e i 30 anni. Non si conoscono i nomi delle due vittime, che secondo diverse fonti sarebbero morte per le torture seguite all'arresto e tese a ottenere una confessione di terrorismo.

Contro la tortura si è espresso lo scorso 1 luglio persino il capo della Commissione legge e politica del Politburo comunista, Zhou Yongkang, che ha condannato in un discorso pubblico l'uso della violenza contro i detenuti e le morti sospette in carcere: "Chi agisce per conto della legge deve mantenere sempre e in ogni circostanza le posizioni del governo centrale, che ha il proprio fulcro nel presidente Hu Jintao".

 


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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