13/08/2021, 08.00
TURKMENISTAN
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Ashgabat: raccolta cotone anticipata per la festa dell’indipendenza

di Vladimir Rozanskij

Il presidente Berdymukhamedov la vuole per il 27 settembre invece che a fine ottobre. Controllo sovietico della produzione. Sfruttata la popolazione per la raccolta, compresi i bambini. Opposizione silenziata, anche all’estero. Il sostegno della Turchia al regime turkmeno.

Mosca (AsiaNews) – Per poter festeggiare il trentennale dell’indipendenza della repubblica con grandi “vittorie lavorative”, il presidente del Turkmenistan Gurbanguly Berdymukhamedov ha ordinato la maturazione anticipata del cotone. La preziosa fibra dovrà essere pronta per il raccolto con un mese di anticipo rispetto ai tempi abituali, per poter essere offerta sull’altare della festa prevista per il 27 settembre.

La decisione presidenziale è stata comunicata agli inizi di agosto durante una riunione straordinaria con i capi delle regioni e delle varie amministrazioni locali. Le autorità sono chiamate a rendere conto davanti al presidente del lavoro compiuto finora nella coltivazione del cotone, delle patate e di altri prodotto agricoli, ma anche dell’efficacia delle tecnologie impiegate.

Per rendere effettivo l’obiettivo della “indipendenza” o autarchia nazionale, Berdymukhamedov ha incaricato i propri funzionari di garantire ogni anno alla popolazione la necessaria fornitura di verdure e di ogni genere di produzione autoctona. Su tutto, il presidente ha sottolineato l’importanza strategica del cotone.

Come racconta la Khronika Turmenistana, in realtà la raccolta del cotone di solito parte a inizio settembre; il bilancio sulla realizzazione dei piani governativi per questa preziosa risorsa viene presentato all’arkadag (“il Protettore”, titolo riservato a Berdymukhamedov) a fine ottobre o inizio novembre. In questo speciale anno giubilare, tra l’altro, i coltivatori devono scontare le siccità, oltre all’insufficienza dei macchinari disponibili.

Tutto questo ricorda molto i tempi sovietici, quando le repubbliche dell’Asia centrale venivano sfruttate come “granai cotoniferi” per adempiere alle disposizioni dell’onnipotente Gosplan, l’istituto centrale per la pianificazione economica. Esso varava programmi megalomani per dimostrare la superiorità del sistema a livello mondiale. Ciò portava alla falsificazione dei bilanci e alla “doppia contabilità”, con tanto di corruzione e criminalità sommersa che prosperava su queste contraddizioni.

L’arkadag turkmeno insiste invece sul primato del cotone, nonostante da molti osservatori e attivisti umanitari il Paese venga accusato di praticare la “schiavitù del cotone”. Per aumentare la produzione vengono forzatamente inviati sui campi i lavoratori delle imprese pubbliche, comprese le loro mogli e i loro figli. Molte aziende occidentali ormai rinunciano a comprare il cotone turkmeno, per non rovinare la reputazione del proprio brand.

I turkmeni non hanno il coraggio di protestare, per il timore di attirare le ire del presidente e della sua corte, formata in gran parte da suoi parenti e fedeli servitori. Secondo le agenzie internazionali, la libertà di espressione in Turkmenistan è appena superiore solo a quella in Siria e Corea del Nord. Senza contare che nell’anno della pandemia il governo ha usato il virus come pretesto per ridurre in modo ulteriore le informazioni sullo stato reale del Paese.

Il Turkmenistan in realtà attraversa una fase di grande diffusione dell’epidemia e di spaventosa crisi economica, anche se Berdymukhamedov continua a parlare della “patria della prosperità”, in cui non vi è neppure traccia di Covid-19. Le rare proteste dei turkmeni all’estero non sfiorano neanche la tranquillità dell’arkadag, protetto in questo dall’attivismo della Turchia nel consegnare i “giovani di origine turkestana” fermati nelle proteste di piazza a Istanbul. Senza contare le pesanti conseguenze che Ashgabat rovescia sui familiari degli oppositori all’estero.

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