21/04/2026, 12.46
ASIA PACIFICO
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Asia-Pacifico: 1 miliardo di anziani entro il 2050. Ed è corsa alla ‘silver economy’

Secondo uno studio della Commissione economica e sociale dell'Onu per l’Asia e il Pacifico, la regione si avvia verso un invecchiamento molto rapido: il calo della forza lavoro e la diffusione dell’economia informale rischiano di accentuare disuguaglianze già esistenti. Ma un’espansione degli investimenti nei servizi di cura potrebbe creare milioni di posti di lavoro e nuovi spazi di sviluppo inclusivo.

 

Bangkok (AsiaNews) - La regione dell’Asia-Pacifico sta entrando in una nuova fase demografica: anche se la regione ospita ancora oltre il 60% della popolazione mondiale, la crescita è oggi al livello più basso degli ultimi decenni.

È quanto emerge dallo studio “Advancing a Society for All Ages” della Commissione economica e sociale per l’Asia e il Pacifico (ESCAP) delle Nazioni unite, secondo cui la popolazione nella regione è destinata a raggiungere il picco di 5,1 miliardi di persone all’inizio degli anni 2050, per poi iniziare a diminuire in maniera costante.

Un dato dietro cui si nascondono però realtà diverse: alcuni Paesi sono già in declino demografico, mentre altri continuano a crescere, ma a ritmi più lenti. Il cambiamento più evidente riguarda l’età della popolazione. Entro il 2050, il numero di persone sopra i 65 anni raddoppierà, sfiorando il miliardo. In altre parole, una persona su cinque nella regione sarà anziana. L’età mediana, che oggi è di 33,1 anni, passerà a 40,5. Il cambiamento sarà così rapido che serviranno appena 26 anni per passare da una società “in invecchiamento” a una società “anziana”. In alcune parti d’Europa lo stesso processo ha richiesto quasi un secolo.

L’impatto di questi cambiamenti rischia di generare una serie di disequilibri sui mercati del lavoro. Se negli anni 2000 il tasso di partecipazione alla forza lavoro era pari al 66%, entro il 2050 sarà del 55%, un calo dovuto principalmente al rapido invecchiamento e, in misura minore, al prolungamento dei percorsi di istruzione. E nonostante la riduzione della forza lavoro, il “lavoro dignitoso” resta difficile da raggiungere. Oggi, due terzi dei lavoratori dell’Asia-Pacifico (una stima di circa 1,3 miliardi di persone) operano nel settore informale e sono privi, quindi, di protezione sociale, come l’accesso all’assistenza sanitaria, o di entrate stabili, per cui sono particolarmente esposti agli shock economici, inclusi quelli derivanti dall’impatto dei cambiamenti climatici. 

Spesso sono proprio gli anziani a continuare a lavorare nel settore informale anche dopo il pensionamento, perché solo circa la metà della popolazione che ha superato l’età pensionabile prevista dalla legge riceve una qualche forma di pensione (il dato è calcolato escludendo la Cina). 

Il report sottolinea come esista un grande potenziale ancora inutilizzato a causa di un’età pensionabile che resta molto bassa rispetto alla crescente aspettativa di vita, lasciando anni di capacità produttiva inespressa. Politiche di “invecchiamento attivo”, come la formazione continua e una maggiore flessibilità sul luogo di lavoro, potrebbero trasformare questa sfida in opportunità, secondo l’ESCAP. 

La maternità è ancora penalizzata e rischia di continuare ad esserlo, fossilizzando le disuguaglianze economiche e di genere. In tutta la regione, le donne partecipano al mercato del lavoro con un tasso inferiore di circa 30 punti percentuali rispetto agli uomini. E anche quando lavorano guadagnano in media 45 centesimi per ogni dollaro percepito dagli uomini. Inoltre, in aree come l’Asia meridionale le donne svolgono da due a cinque volte più lavoro domestico e di cura rispetto agli uomini, un carico che aumenta con la maternità e persiste per tutto l’arco della vita. 

A causa di un ciclo di vita più lungo, si tratta di disuguaglianze che accompagnano le donne anche nella vecchiaia. Oggi le donne rappresentano il 62% degli ultraottantenni, ma il dato arriva al 75% in aree come l’Asia centrale e settentrionale. Lo studio sottolinea inoltre che molte donne non hanno diritto ai regimi pensionistici contributivi e, quando ne beneficiano, i livelli delle prestazioni sono spesso inferiori a causa di una carriera lavorativa più breve e meno remunerativa. 

Tuttavia, secondo il rapporto, nonostante queste criticità persistenti, il cambiamento demografico verso una “silver economy” può essere trasformato in opportunità: i beni e i servizi per le persone anziane dovrebbero coinvolgere settori come la sanità, le tecnologie a scopo sanitario, servizi di risparmio e turismo accessibile. Anche l’economia della cura potrebbe diventare un potente motore di occupazione. 

Secondo le stime dell’ESCAP, entro il 2050 raddoppierà il numero di persone che necessitano di assistenza a lungo termine. Tra gli anziani, malattie come diabete, tumori e patologie cardiovascolari  sono in forte aumento e rappresentano oggi la principale causa di morte nella regione. E in parallelo cresce anche il numero di persone con disabilità: oggi si contano circa 750 milioni di individui, ma la cifra sarà destinata ad aumentare, ponendo una pressione crescente sui sistemi sanitari e sull’assistenza, spesso ancora insufficienti. 

È proprio il settore della cura che potrebbe diventare il prossimo motore occupazionale. Secondo le stime, la domanda di lavoratori necessari per fornire assistenza a lungo termine raddoppierà tra il 2023 e il 2050, passando da 46 milioni a 90 milioni. Allo stesso tempo, investimenti diretti da parte dei governi nei settori di cura, dai bambini all’infanzia, potrebbero generare oltre 180 milioni di posti di lavoro nella regione entro il 2035.  

Allo stesso tempo il rapporto raccomanda l’apprendimento permanente, affinché anche gli anziani - che di solito dopo i 75 rinunciano all’utilizzo di Internet - possano adattarsi alla transizione digitale e continuare ad utilizzare le nuove tecnologie. 

“La risposta adeguata ai cambiamenti demografici in questa regione - afferma lo studio - può fare la differenza a livello globale”. Per l’Asia-Pacifico, la sfida di oggi non riguarda più gestire la crescita della popolazione, ma garantire che una società sempre più anziana possa vivere con dignità e un senso di piena realizzazione anche sul piano lavorativo.

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