Dazi Usa ridotti al 15% a Taipei in cambio di investimenti sui semiconduttori
Annuncato l'accordo frutto di un lungo negoziato con l'amministrazione Trump. Taiwan ottiene lo stesso trattamento di Giappone, Corea del Sud e Unione europea ma le sue aziende si impegnano a realizzare impianti negli Stati Uniti: TSMC dovrebbe aprire almeno cinque stabilimenti. Pechino: "Taipei per noi è come una tartaruga in un vaso".
Taipei (AsiaNews/Agenzie) - Gli Stati Uniti hanno accettato di ridurre i dazi sui beni taiwanesi dal 20% al 15%, senza cumularli con le aliquote esistenti. La conferma dell’intesa è stata data con un comunicato dall’esecutivo di Taipei. L’accordo, raggiunto al temine di un negoziato che durava da mesi, concede anche ai semiconduttori e ai prodotti correlati il trattamento più favorevole ai sensi del paragrafo 232 del Trade Expansion Act americano. L’intesa include anche impegni ad ampliare la cooperazione negli investimenti della catena di approvvigionamento e ad approfondire la collaborazione strategica tra Taiwan e gli Stati Uniti nel campo dell’intelligenza artificiale.
L’aliquota tariffaria del 15% è in linea con quelle applicate dagli Stati Uniti ai beni provenienti da importanti partner commerciali come Giappone, Corea del Sud e Unione Europea. Nell’ambito dell’accordo, aziende taiwanesi dei settori dei semiconduttori, dei servizi di produzione elettronica, dell’intelligenza artificiale e dell’energia – ha affermato il governo di Taipei – si sono impegnate a investire 250 miliardi di dollari Usa negli Stati Uniti sulla base dei propri piani. Allo stesso tempo, l’esecutivo di Taiwan ha anche accettato di fornire fino a 250 miliardi di dollari USa in garanzie creditizie per le istituzioni finanziarie, a sostegno degli investimenti delle imprese nel mercato statunitense.
Nei giorni scorsi il New York Times aveva riferito che la TSMC - l’azienda taiwanese leader globale nella produzione dei semiconduttori - si sarebbe impegnata a costruire almeno altre cinque fabbriche in cambio di una possibile riduzione dei dazi sui beni taiwanesi. Il presidente e amministratore delegato di TSMC, C.C. Wei, non ha voluto confermare la notizia ma ha comunque dichiarato che l’azienda sta “accelerando” l’espansione della propria capacità produttiva negli Stati Uniti per soddisfare le esigenze dei clienti. Nel frattempo ieri l’azienda ha reso noto che la domanda dei suoi microchip per l’intelligenza artificiale sta superando tutte le attese e ha prodotto un balzo del 35% dell'utile nel quarto trimestre del 2025.
Grazie all’accordo con Washington, Taiwan si garantisce dagli Stati Uniti un trattamento di favore per i propri fornitori di semiconduttori e prodotti correlati. E questo nonostante Taiwan registri già il sesto maggiore surplus commerciale al mondo con gli Usa, prodotto per il 90% proprio dalle vendite di semiconduttori, prodotti dell’informazione e delle comunicazioni e componenti elettronici. Da parte sua il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha descritto l’intesa come “uno storico accordo commerciale che favorirà un massiccio rientro negli Stati Uniti del settore dei semiconduttori” e che “rafforzerà la resilienza economica americana, creando posti di lavoro ben retribuiti e consolidando la sicurezza nazionale”.
Al di là del settore tecnologico, la riduzione del dazio all’importazione al 15% dovrebbe contribuire a rendere più competitivi anche i settori non tecnologici di Taiwan, che si troveranno ora su un piano di parità con Giappone, Corea del Sud e Unione europea. Taiwan ha inoltre ottenuto il trattamento più favorevole per altri articoli come componenti automobilistici, mobili in legno e componenti aeronautici.
Interpellato stamattina sull’accordo tra Washington e Taipei nel corso della consueta conferenza stampa quotidiana, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha dichiarato che la Repubblica popolare si “oppone sempre fermamente” al fatto che Paesi che intrattengono relazioni diplomatiche con la Cina negozino e firmino qualsiasi accordo con la regione cinese di Taiwan che comporti implicazioni di sovranità e abbia carattere ufficiale. Guo ha esortato gli Stati Uniti a rispettare scrupolosamente il principio di “una sola Cina”.
Toni ancora più minacciosi nei confronti di Taipei li ha utilizzati in un’altra conferenza stampa il portavoce del ministero della Difesa Zhang Xiaogang, che rispondendo a una domanda sulla possibilità che la Cina possa seguire l’esempio degli Stati Uniti con il Venezuela per legittimare l’uso della forza contro l’isola. Ha dichiarato: “Per noi, affrontare le forze separatiste è come catturare una tartaruga in un vaso, e tutte le opzioni in grado di punirle restano sul tavolo. La questione di Taiwan è puramente un affare interno della Cina – ha aggiunto ancora il portavoce -. Il modo di risolverla è una questione che riguarda esclusivamente il popolo cinese e non ammette interferenze da parte di forze esterne”.





