18/12/2018, 12.28
BANGLADESH
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Dhaka: cristiani telugu dell’Andhra Pradesh, Natale nella miseria

di Sumon Corraya

Negli anni ’50 in migliaia sono emigrati dall’India in cerca di lavoro. Le prime generazioni lavoravano come spazzini o raccoglitori di thè, oggi i giovani studiano e cercano impieghi migliori. La comunità non possiede terreni e abita nelle baraccopoli.

Dhaka (AsiaNews) – Sono circa 40mila, di cui 7mila cristiani, e vivono sparsi tra la capitale Dhaka, la città di Pabna e il distretto di Moulovibazar. Per anni la loro principale occupazione è stata pulire le strade e gli ospedali o raccogliere foglie di thè, ma di recente soffrono la concorrenza sempre più agguerrita dei bengalesi: Hanno mantenuto le loro tradizioni linguistiche e religiose e chiedono al governo di tutelare la loro ricchezza culturale. Si tratta della comunità telugu in Bangladesh (“telegu” per gli indiani), emigrata dallo Stato indiano dell’Andhra Pradesh negli anni ’50.

Dalla loro terra hanno portato le religioni indù e cristiana; a casa parlano telugu, a lavoro il bengalese. Oggi la comunità fatica a mantenere viva la propria cultura, anche perchè i giovani si traferiscono nelle grandi città per studio o lavoro. Come Michael Piregu, 22 anni, originario di Moulovibazar attualmente a Dhaka. “Mio padre – riferisce – lavorava come raccoglitore di thè. Invece ora noi giovani non vogliamo più pulire le strade, vogliamo studiare. Alcuni ragazzi di fede indù sono tornati nei villaggi d’origine perchè in Bangladesh si sentono dimenticati”. Il ragazzo appartiene alla Nazareth Telugu Baptist Church ed è leader del Bangladesh Telugu Council. Egli afferma: “Il governo dovrebbe proteggere la nostra cultura telugu. Per questo chiediamo un sostegno nella creazione della Telugu Cultural Academy”.

I problemi derivano anche dalla povertà che caratterizza la comunità, che in generale non possiede terreni ma vive negli slum [baraccopoli] o su proprietà pubbliche. S P Appora, 60 anni (foto 2), abita nella baraccopoli di Sara Bangla a Dhaka. Il cristiano racconta: “Ho lavorato in un ospedale per tanti anni, ora sono malato e in pensione. I nostri antenati sono venuti in questa terra e hanno iniziato a lavorare come netturbini. Noi siamo nati qui e abbiamo la cittadinanza, ma non possediamo una terra in cui vivere. Nella mia vita ho cambiato tre baraccopoli, per noi è molto doloroso”. Nello slum non esiste rete fognaria, condutture elettriche o gas. Per cucinare, Appora utilizza una bombola o arde la legna. Le condizioni igienico-sanitarie destano molta preccupazione, anche perchè dieci persone utilizzano lo stesso gabinetto. I suoi antenati erano indù e hanno accolto il messaggio di Cristo portato dai missionari protestanti. “Oggi – dice in conclusione – siamo meglio di quando eravamo indù, perchè adorando Cristo abbiamo la pace nel cuore”.

Nella capitale i telugu vivono in cinque slum. I fedeli cristiani si stanno preparando al Natale: sia dal punto di vista spirituale pregando il Vangelo, sia decorando come meglio possono le loro umili abitazioni fatte di lamiera.

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