06/05/2022, 08.47
RUSSIA
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Guerra in Ucraina: l’economia russa torna al secolo scorso

di Vladimir Rozanskij

Gli industriali chiedono di legalizzare di nuovo le “ditte-matrioške”, scatole aziendali che permettono accesso senza limitazioni alle dinamiche di mercato. Lo Stato dovrebbe accollarsi i debiti delle aziende in difficoltà. Banche russe pronte ad assicurare alle imprese ipotetiche per 2mila miliardi di rubli.

Mosca (AsiaNews) – Una richiesta del mondo delle imprese di questi giorni, quando si inizia a sentire il peso delle sanzioni occidentali per l’invasione dell’Ucraina, ripropone in Russia gli scenari della fine degli anni ’90 dello scorso secolo, quando la conversione al liberalismo capitalista aveva condotto a una forte crisi economica per il crollo delle “piramidi finanziarie”. Gli imprenditori propongono ora di togliere il divieto alle “ditte-matrioške”, le scatole aziendali che permettevano un accesso senza limitazioni alle dinamiche di mercato.

Le autorità hanno introdotto il divieto nel 1995, quando si cominciavano a notare gli effetti perversi delle aperture indiscriminate di tre anni prima, con il passaggio drastico deciso da Eltsyn all’economia liberista. Per prevenire eventuali truffe, il provvedimento impedisce che una ditta A possieda il 100% della ditta B, che a sua volta è detentrice del 100% della ditta C. Secondo l’Unione russa degli industriali oggi sarebbero impossibili raggiri di questo tipo, visto il controllo assoluto degli organi statali su tutta l’economia.

Il presidente dell’Unione degli industriali, Aleksandr Šokhin, ha inviato una lettera al presidente della Commissione della Duma per le questioni della proprietà Sergej Gavrilov. Egli ha chiesto di estendere una norma approvata nelle scorse settimane in prima lettura, che permette allo Stato di cedere il 100% delle azioni alle imprese che a loro volta appartengono al 100% alla Federazione Russa. Attualmente lo Stato si riserva una “golden share” su queste imprese, che ora si chiede di eliminare, e di estendere la norma a tutte le società commerciali.

Per realizzare queste modifiche sarà necessario introdurre cambiamenti significativi nel Codice civile e in molte altre leggi, riportando le normative a un livello decisamente più rudimentale di capitalismo di Stato, che impedirà in ogni caso un ritorno all’economia aperta dell’ultimo ventennio, con la partecipazione delle grandi compagnie internazionali.

La motivazione principale di queste richieste è quella di prepararsi all’inevitabile bancarotta di molte aziende, per le contrazioni di mercato dovute alle sanzioni, e ristrutturare tutta l’economia in modo da mettersi al riparo sotto l’ala protettiva delle strutture statali. Sarà un’economia per certi versi più simile a quella cinese, dove però lo Stato ha mantenuto da sempre la propria forza e il proprio controllo, come sperava di realizzare Gorbačëv nella “perestrojka” fallita a fine anni ’80.

Il superamento del divieto alle “matrioške” aiuterà le ditte proprio con la formazione di aziende “secondarie” e lasciare allo Stato le “bad company”, come ritiene l’avvocato di Forward Legal Julia Bunygina, saltando molti passaggi burocratici. Dovranno essere risolte anche le questioni tra i soci e tra gli eredi, e anche questo verrà semplificato dall’intervento statale, che come prima reazione alle sanzioni aveva aumentato le tasse alle imprese, ora le sta progressivamente diminuendo proprio in vista della ristrutturazione.

La presidente della Banca centrale di Russia, Elvira Nabiullina, ha assicurato che le banche russe sono pronte a offrire importanti ipoteche fino a 2mila miliardi di rubli, un quarto in più dell’anno scorso. La sua capacità di governare questi processi è il motivo per cui Putin l’ha confermata per un ulteriore mandato, nonostante le sue critiche e il suo scetticismo sul futuro dell’economia russa dopo la guerra in Ucraina.

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