26/03/2015, 00.00
KYRGYZSTAN
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Kyrgyzstan: gli ulema “scomunicano” lo Stato islamico

Riuniti a Bishkek i massimi esperti religiosi musulmani per condannare le violenze dello Stato islamico e riaffermare i veri insegnamenti dell’Islam: "Alcune forze terroristiche vogliono destabilizzare l’Asia Centrale". Il Paese ha bandito lo Stato islamico e condannato le sue attività. Le autorità hanno arrestato tre tajiki che volevano unirsi ai miliziani. Con loro anche alcuni bambini.

Bishkek (AsiaNews) - Di fronte alla minaccia del terrorismo islamico, il Kyrgyzstan ha deciso di promuovere una serie di iniziative volte a contrastare il crescente proselitismo dello Stato islamico (IS). Prima fra tutte, è la conferenza degli ulema musulmani provenienti dai Paesi dell’Asia centrale che si è svolta l’11 marzo scorso nella capitale kyrgyza. Per la prima volta, i massimi esperti della religione musulmana dell’area si sono riuniti per esprimere una comune condanna nei confronti degli orrori perpetrati dagli estremisti islamici.

I rappresentanti religiosi hanno espresso preoccupazione per il crescente numero di giovani che decidono di entrare nelle file dello Stato islamico per combattere nei teatri di guerra di Siria, Iraq o Afghanistan. Kadyr Malikov, direttore del think tank Religion, Law and Politics, afferma: “Sappiamo che esistono forze esterne interessate a destabilizzare la regione dell’Asia Centrale. È per questo motivo che abbiamo deciso di unire gli sforzi per preservare la pace e la stabilità nella nostra regione. Noi siamo qui anche per proteggere i valori islamici”.

Come già accaduto in occasione delle dichiarazioni dell’imam di Al-Azhar - la più autorevole università del mondo islamico sunnita - anche gli ulema dell’Asia centrale ribadiscono l’urgenza di una radicale riforma dell’insegnamento religioso fra i musulmani per contenere la diffusione dell’estremismo. “Il vero Islam si è sempre opposto all’estremismo e all’uccisione di persone innocenti. Noi dobbiamo spiegare il vero Islam alle nuove generazioni”, dichiara il teologo kazako Rustam Saduyen. Abdulaziz Hajji Mansurov, secondo mufti dell’Uzbekistan, suggerisce poi l’uso “dei social media e di internet per diffondere il vero significato degli insegnamenti islamici”.

Nella dichiarazione finale della conferenza gli esperti hanno invocato una maggiore collaborazione tra rappresentanti religiosi e organi governativi, in modo che si possa rafforzare la comune lotta contro l’estremismo.

A distanza di qualche settimana dalla conferenza, la Commissione statale sulla sicurezza nazionale del Kyrgyzstan ha annunciato di aver inserito lo Stato islamico nella lista delle organizzazioni terroristiche e di averne bandito le attività. La dichiarazione della Commissione arriva dopo la diffusione della notizia dell’arresto di tre giovani provenienti dal Tajikistan, compiuto il 22 marzo dalle forze di polizia del Kyrgyzstan. Le autorità riportano che gli arrestati erano in procinto di partire dall’aeroporto di Osh (parte meridionale del Paese) con un volo diretto a Istanbul (Turchia), per raggiungere i miliziani islamici che combattono in Siria. Con loro viaggiavano anche diversi bambini.

Di fronte al fenomeno del reclutamento di giovani musulmani nella guerra condotta dal califfato contro le potenze occidentali e della probabile infiltrazione di terroristi, alcuni Paesi dell’Asia centrale hanno già espresso preoccupazione e hanno iniziato a proteggere i territori più sensibili, come la frontiera con l’Afghanistan, e a richiamare centinaia di riservisti per difendere i confini.

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