28/05/2014, 00.00
UCRAINA-RUSSIA
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L'Ucraina di Poroshenko, il miracolo delle elezioni e il futuro dei desideri

di Vladimir Rozanskij
Il magnate delle caramelle ha vinto col 54%; i cosiddetti "fascisti" hanno preso solo lo 0,9%: la "primavera ucraina" non è solo una "manovra di terroristi sostenuti dalla Cia". Ma le elezioni, profondamente democratiche, non sono tutto: fra l'economicismo dell'Unione europea e la piega filo-russa, vi sono gruppi e popoli che desiderano essere ascoltati.

Mosca (AsiaNews) - Dopo mesi di tensioni e conflitti, le elezioni in Ucraina che hanno proclamato Petro Poroshenko come nuovo presidente, stupiscono per la loro "normalità" democratica: i tanto temuti e vituperati (soprattutto dai russi) nazionalisti "seguaci di Bandera" e "fascisti", gli estremisti violenti del "Settore Destro" e affini si sono bloccati sullo 0,9%, dimostrando che la nuova "primavera ucraina" non è una manovra di terroristi e fanatici sostenuti dalla Cia, o da altre forze oscure, ma una vera sollevazione di popolo, un desiderio condiviso di cambiamento da parte della maggioranza degli ucraini.

Il nuovo leader ha ottenuto una vittoria schiacciante, anche oltre le previsioni, e conquistato una legittimità democratica che alla vigilia era tutt'altro che scontata. In questi mesi infatti c'erano stati morti e feriti in tutto il Paese; un'importante regione come la Crimea si è staccata; in due regioni continua la guerra civile, anch'essa con vittime reali, come quelle di ieri all'aeroporto di Donetsk. In più, la vicina Russia ha cercato in vari modi di sabotare le elezioni; il precedente leader corrotto e rovesciato, Janukovich, da fuori sostiene e finanzia i disordini e le violenze, sostenuto da forze non meno corrotte e violente della Russia stessa. Con queste premesse, Poroshenko ha vinto col 54% dei voti, senza brogli o contestazioni: verrebbe da definirlo il "miracolo ucraino". Le elezioni, tra l'altro, hanno visto il serio confronto tra diversi degni candidati vecchi e nuovi, compresa la carismatica "eroina" Timoshenko, reduce da anni di persecuzione e detenzione politica, con una piena libertà di stampa e di finanziamento da parte di lobby economiche di ogni tipo, che hanno apertamente e legittimamente sostenuto lo stesso Poroshenko, ma anche la Timoshenko, Tigipko, Dobkin e altri. Erano rappresentati tutti gli orientamenti politici - filo-russi e nazionalisti ucraini, liberali e socialisti - e hanno ricevuto la tessera elettorale tutti i cittadini che lo desideravano, anche quelli senza fissa dimora o con doppio e triplo passaporto, alla presenza di osservatori di ogni dove, che non hanno sollevato alcuna obiezione: difficile trovare un'elezione più libera e democratica...

Il nuovo presidente ha espresso con chiarezza le sue priorità, che riguardano anzitutto la normalizzazione del Paese, riportando la pace nelle regioni orientali con un uso moderato della forza (impresa, peraltro, non semplice), ma soprattutto col dialogo fra tutte le componenti etniche e sociali. Il proclama più simbolico riguarda il ritorno della Crimea all'Ucraina e la difesa degli ucraini rimasti nella penisola, dove la reale via d'uscita è un accordo federale che permetta alle regioni orientali di rimanere con un piede nelle due scarpe, russa e ucraina. Poroshenko ha dichiarato di voler mantenere l'attuale premier Yatsenjuk, ma di voler andare al più presto a nuove elezioni parlamentari (i disordini nella Rada sono una delle cause delle tensioni nel paese). Ha promesso di risolvere al più presto il proprio conflitto d'interessi, vendendo le proprie attività, ma non la televisione privata "Quinto Canale", che è stata decisiva nel sostenere la rivoluzione del Majdan. Nessun dubbio sui piani di collaborazione economica e integrazione con l'Unione Europa, ma anche sulle trattative con Putin, che il nuovo presidente dovrebbe incontrare entro giugno; il ministro degli esteri russo, Lavrov, ha del resto dichiarato di "rispettare la volontà popolare" degli ucraini.

Tutto bene, dunque? La vittoria di Poroshenko è completata da quella del suo primo sostenitore, l'ex-pugile Vitaly Klichko, leader del partito "UDAR" (un acronimo che significa "il colpo"), che ha lasciato il posto di presidente al magnate delle caramelle, per diventare a sua volta sindaco di Kiev.

La scommessa della nuova Ucraina, quella di un nazionalismo filo-europeo, s'incrocia con gli incerti destini della stessa Unione europea, dove i nazionalismi soffiano esattamente in direzione contraria. Al di là del ristabilimento dell'ordine, è qui che si gioca la vera partita. Gli ucraini infatti sono piuttosto abituati ai bruschi cambiamenti, che sono la principale caratteristica della loro storia e della loro complessa geografia: cerniera di popoli, come i Balcani o il Caucaso, l'area delle due sponde del Dnepr lancia la sfida agli altri popoli vicini e all'intero continente europeo, la sfida dell'identità e delle ragioni della convivenza. Prevalgono ovviamente gli interessi economici, il gas, le strutture produttive e finanziarie, i mercati, ma gli ucraini hanno ricordato che ci sono anche le persone, i gruppi, le famiglie divise al loro interno per motivi non solo pratici, ma anche ideali e passionali, perfino religiosi. Le vittorie elettorali e le maggioranze, in Ucraina, lasciano facilmente il tempo che trovano: ci sono molte più cose nella realtà, di quante si possano contare con le percentuali del successo o della sconfitta. L'impero russo per secoli ha spinto ai propri margini, u-krainy, i problemi più scottanti; ora si tratta di rimettere al centro l'uomo e la sua complessità, con le sue aspirazioni e i suoi desideri spesso confusi e contraddittori, che nessuno può ridurre a una sola dimensione.

 

 

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