23/10/2021, 08.00
LIBANO
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La Chiesa maronita piange Toufic Bou Hadir, il ‘prete dei giovani’

di Fady Noun

Il sacerdote è scomparso all’improvviso lo scorso 19 ottobre per un infarto. La sua vita e la sua missione nel segno di Teresa di Lisieux e di san Giovanni Paolo II. Una vocazione tardiva nata lasciando una carriera sicura in banca, seguendo il motto “se i giovani non vengono da te, vai tu da loro”. Sulla sua bara posta la medaglia al merito della nazione libanese.

Beirut (AsiaNews) - “Lo Spirito soffia dove vuole” dice l’evangelista san Giovanni. Un giorno, questo spirito ha soffiato nell’anima vitale di Toufic Bou Hadir, strappandolo a una carriera in banca già definita, per lanciarlo nell’immenso campo dell’apostolato della Chiesa maronita. Inesorabilmente spinto verso una gioventù sempre più secolarizzata, il “prete dei giovani”, monsignor Toufic Bou Hadir è morto il 19 ottobre scorso, all’età di 52 anni, a causa di un infarto, dovendo così abbandonare un ministero di una fecondità eccezionale, per raggiungere suor Teresa di Gesù bambino (Teresa di Lisieux), la santa sotto il cui segno aveva posto la propria vita, e Giovanni Paolo II, per il quale nutriva una sconfinata ammirazione. 

La Chiesa maronita, rappresentata da mons. Peter Karam, gli ha dedicato un commovente addio, il 21 ottobre, nella grande chiesa di sant’Elia d’Antelias, mentre sulla sua bara veniva posta la medaglia in bronzo “al Merito della nazione libanese”. Egli lascia un grande vuoto sul piano pastorale, e fra quanti operano all’interno ”dell’Ufficio giovanile” della sede patriarcale di Bkerké e al Centro patriarcale per lo sviluppo umano e le capacità, che egli stesso dirigeva. 

Un “piccolo Vaticano”

Il suo dinamismo mancherà molto prima di tutto all’ufficio per la pastorale giovanile di Bkerké, una struttura creata dallo stesso patriarca Beshara Raï all’indomani della sua elezione nel 2011, il quale aveva sempre sognato di fare della sede patriarcale maronita un “piccolo Vaticano”, e del quale p. Toufic è stato il fulcro sin dalla sua creazione. Uno dei più grandi successi di questo amministratore nato è stata l’organizzazione in Libano, nel 2017, della prima Giornata mondiale della gioventù maronita, sul modello della Gmg fondata da papa Giovanni Paolo II nel 1985.

“Vocazione tardiva”

A livello sociale e culturale, egli si avventura per una strada che non era stata fino ad allora battuta, sgombrando un terreno sino ad allora segnato da varie fratture socio-culturali, in cui i rapporti con se stessi, con l’altro, con Dio, con l’ambiente, sono diversi come diversi sono i circoli maroniti che egli attraversa. “Vocazione tardiva” come si usa dire (e, in un primo momento, contro la volontà dei genitori), egli non si accontenterà di quanto la sua preparazione professionale gli aveva insegnato nel mondo, finendo per adattare il suo discorso a quello delle persone di cui aveva la cura pastorale. 

Certo, tutto questo non si ottiene dal nulla. Egli ha effettuato diversi anni di apprendistato a contatto continuo con gli scout, con i bambini e i portatori di handicap dell’associazione “Fede e luce” (la sua macchina è sempre colma di giocattoli), della Casa del sacerdote a Maad (Jbeil), dell’incontro “Gesù è la mia gioia” e delle numerose iniziative a servizio della pastorale nella regione di Jbeil. In queste attività egli ha saputo formarsi, intrecciare una fitta rete di conoscenze e acquisire notevoli esperienze. 

La trasmissione della fede

Ma la rottura nella catena di trasmissione della fede fra le generazioni, il confronto con un giovane che ha abbandonato la fede cristiana o che sta per farlo, l’impatto degli anni della guerra che hanno legittimato il ciascun per sé e l’imbroglio (se non di più), lo costringono a spendersi senza limiti al servizio di una “nuova evangelizzazione”. Il suo motto diventa allora: “Se i giovani non vengono da te, vai tu da loro”. Uomo dal desiderio - oltre che buona forchetta - Toufic Bou Hadir ha compiuto il suo ultimo viaggio il 19 ottobre scorso, anniversario della proclamazione a “dottore della Chiesa” di Teresa di Lisieux, la santa che lo ha ispirato, da parte di Giovanni Paolo II. “Perché?” si chiedono quanti sono diventati suoi amici, sorpresi dall'improvvisa partenza di un sacerdote di una tempra rara di cui la Chiesa ovviamente ha tanto bisogno. E la risposta, misteriosa, a questo “rapimento” è in Dio.

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