13/01/2026, 09.02
ASIA TODAY
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Nell’Asia-Pacifico oltre 13mila morti (su 17mila totali) per eventi meteo estremi nel 2025

Le notizie di oggi: economia e sicurezza al centro dell’incontro di oggi fra la premier giapponese e il presidente sud-coreano. Colombo ha chiesto aiuto a Pechino nella ricostruzione post-tifone Ditwah. Attivisti in Bahrein preoccupati per la condanna al leader dell’opposizione Sharif. 

ASIA
Un pianeta “febbricitante” a causa del cambiamento climatico, con la regione Asia-Pacifico fra quelle che presentano le maggiori criticità. È quanto emerge dal rapporto relativo al 2025 di Munich Re diffuso oggi, che ricorda fra gli esempi i due cicloni gemelli che hanno ucciso oltre 2mila persone e fra i peggiori disastri dello scorso anno. L’Asia-Pacifico nel 2025 conta 13.600 decessi sui 17.200 totali nel mondo per cause legate al clima, con perdite globali di 224 miliardi di dollari di cui 73 miliardi nella regione per disastri naturali tra cui incendi, inondazioni e forti tempeste. I disastri meteo, alimentati dal cambiamento climatico, hanno rappresentato il 92% di tutte le perdite.

GIAPPONE - COREA DEL SUD
La premier Sanae Takaichi e il presidente sud-coreano Lee Jae Myung si sono incontrati oggi a Nara, prefettura del Giappone di cui è originaria la leader del governo, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza e la cooperazione economica. Fra gli altri temi al centro dei colloqui la de-nuclearizzazione della penisola coreana, il destino dei cittadini del Sol Levante rapiti dalla Corea del Nord e la cooperazione in settori come l’intelligenza artificiale e i semiconduttori.

SRI LANKA - CINA
Colombo ha chiesto aiuto a Pechino per la ricostruzione delle infrastrutture chiave, danneggiate dal devastante passaggio del tifone Ditwah, con i suoi 641 morti Lo ha annunciato ieri il ministro degli Esteri Vijitha Herath, che avrebbe avanzato la richiesta durante i colloqui con la controparte cinese Wang Yi che ha fatto tappa nell’isola dopo aver visitato la Tanzania e il Lesotho.

MYANMAR - ONU
Si è aperto ieri presso la Corte internazionale di giustizia (Cig) - massimo organismo giudiziario dell’Onu - lo storico processo a carico del Myanmar, imputato con l’accusa di aver commesso genocidio contro la minoranza musulmana Rohingya. È il primo in materia da oltre un decennio e potrebbe avere ripercussioni anche sul caso intentato dal Sudafrica contro Israele per la guerra a Gaza. Le autorità birmane hanno negato ogni addebito. 

BAHREIN
Attivisti in Bahrein esprimono preoccupazione per il leader dell’opposizione Ebrahim Sharif, condannato a sei mesi di carcere dopo aver criticato i legami del regno con Israele. Sharif, un popolare e schietto attivista di sinistra, è detenuto da novembre con l’accusa di “diffondere notizie false sui social media” e “fare commenti offensivi contro gli stati arabi fratelli e i loro leader”.

INDONESIA - PAKISTAN
Il ministro indonesiano della Difesa ha incontrato il capo dell’aeronautica pakistana a Islamabad, per discutere di un potenziale accordo che include la vendita di jet da combattimento e droni killer a Jakarta. Lo riferiscono fonti della sicurezza a conoscenza dell’incontro che giunge mentre l’industria della Difesa pakistana sta promuovendo una serie di negoziati sugli appalti, compresi gli accordi con l’esercito nazionale libico e del Sudan secondo un progetto di espansione regionale. 

RUSSIA
Il tribunale di San Pietroburgo ha emesso un mandato d’arresto in contumacia per Elena Popova, fondatrice 15 anni fa del Movimento degli obiettori di coscienza. La donna era già stata arrestata a luglio per fake news contro l’esercito e posta ai domiciliari con divieto di espatrio, ma un mese dopo è riuscita a lasciare la Russia andando in taxi fino alla Bielorussia e quindi salendo su un volo per Tbilisi. Ora, dall’estero, continua a sostenere il diritto degli uomini a non prendere in mano le armi.

A. CENTRALE - IRAN
I cinque Paesi dell’Asia centrale mantengono uno stretto riserbo riguardo alle sommosse in Iran, consapevoli che qualunque scenario destabilizzante nella repubblica islamica potrebbe sconvolgere gli equilibri in tutto il Medio Oriente e negli Stati vicini. A fronte delle condanne di molti governi europei per la repressione delle forze di sicurezza iraniane e che Teheran considera “legittimazione dei disordini” e del sostegno di Mosca e Pechino degli ayatollah, le nazioni della regione mantengono un basso profilo e trattengono il fiato. 

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