Papa, 40 anni da Chernobyl: 'Energia atomica sia a servizio di vita e pace'
Leone XIV al Regina Caeli ha ricordato il disastro nucleare del 1986: "Ha segnato la coscienza dell'umanità". Il ricordo di vittime e di chi ne soffre le conseguenze: "Monito su rischi inerenti a tecnologie sempre più potenti". Il commento al Vangelo: "ladri" chi saccheggia "le risorse della terra" e combatte "guerre sanguinose".
Città del Vaticano (AsiaNews) - Il 26 aprile 1986 - esattamente 40 anni fa - avvenne il disastro di Chernobyl, nell'attuale Ucraina: il più grande incidente nella storia dell’energia nucleare. “Ha segnato la coscienza dell’umanità”, ha detto Leone XIV stamane dopo la recita del Regina Caeli, dalla finestra del Palazzo Apostolico Vaticano. “Rimane un monito sui rischi inerenti all’uso di tecnologie sempre più potenti. Affidiamo alla misericordia di Dio le vittime e quanti ne soffrono ancora le conseguenze”, ha aggiunto.
Prevost ha ricordato il 40esimo anniversario della catastrofe, con l’esplosione della centrale nucleare che provocò una nube radioattiva che non risparmiò l’Europa, innescando una serie di tragiche conseguenze sulla salute delle persone. Auspicando “che, a tutti i livelli decisionali, prevalgano sempre discernimento e responsabilità, perché ogni impiego dell’energia atomica sia al servizio della vita e della pace”. Ha poi salutato piazza San Pietro, i gruppi e i Paesi presenti.
Prima del Regina Caeli - il primo in Vaticano dopo il viaggio apostolico in Africa tra Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale - il papa ha letto il commento al Vangelo del giorno (Gv 10,1-10), in cui Gesù paragona sé stesso a un pastore e poi alla porta dell’ovile. “Il pastore (al contrario del ladro che ha bisogno di scavalcare il recinto, ndr) ha un legame speciale con le sue pecore e, perciò, può entrare dalla porta dell’ovile”, ha detto.
“Gesù ci sta dicendo di essere legato a noi da una relazione di amicizia: Egli ci conosce, ci chiama per nome, ci guida e, come fa il pastore con le sue pecore, ci viene a cercare quando ci perdiamo e fascia le nostre ferite quando siamo malati”, ha aggiunto. “Gesù non viene come un ladro a rubare la nostra vita e la nostra libertà, ma a condurci nei giusti sentieri. Non viene a sequestrare o ingannare la nostra coscienza, ma a illuminarla con la luce della sua sapienza”.
Leone XIV ha quindi invitato a “vigilare” sul recinto del proprio cuore e della propria vita, “perché chi vi entra può moltiplicare la gioia oppure, come un ladro, può rubarcela”. Presentando attenzione ai “tanti volti” che possono assumere i ladri, che non rispettano la libertà e calpestano la dignità. “Non dimentichiamo anche quei ‘ladri’ che, saccheggiando le risorse della terra, combattendo guerre sanguinose o alimentando il male in qualsiasi forma, non fanno altro che rubare a tutti noi la possibilità di un futuro di pace e di serenità”, ha affermato il pontefice stamattina.
Infine, ha invitato a domandarsi: “Da chi vogliamo farci guidare nella nostra vita? Quali sono i ‘ladri’ che hanno provato a entrare nel nostro recinto? Ci sono riusciti, oppure siamo stati capaci di respingerli?”. “Oggi il Vangelo ci invita a fidarci del Signore - ha quindi concluso il papa -: Lui non viene a rubarci nulla, anzi, è il Pastore buono, che moltiplica la vita e ce la offre in abbondanza”.
25/05/2025 12:52
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