23/10/2021, 14.16
VATICANO
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Papa: nel terreno inquinato della finanza gettiamo semi di un'economia equa

Le parole di Francesco alla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice: “Torniamo a far conoscere la dottrina sociale della Chiesa: la costruzione di un mondo più giusto e solidale non è qualcosa di pratico, staccato dalla dottrina, ma è dare corpo alla fede”.

Città del Vaticano (AsiaNews) - “Nel terreno inquinato dal predominio della finanza abbiamo bisogno di tanti piccoli semi che facciano germogliare un’economia equa e benefica, a misura d’uomo e degna dell’uomo”. Lo ha detto papa Francesco oggi ricevendo in udienza in Vaticano i partecipanti a un convegno promosso dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice.

In questo nostro tempo - ha detto Francesco - “le incertezze e le precarietà che segnano l’esistenza di tante persone e comunità sono aggravate da un sistema economico che continua a scartare vite in nome del dio denaro, istillando atteggiamenti rapaci nei confronti delle risorse della Terra e alimentando tante forme di iniquità. Dinanzi a questo non possiamo restare indifferenti”. Il papa ha però aggiunto che la risposta non può essere solo la denuncia, ma deve passare soprattutto dalla promozione attiva del bene: “Abbiamo bisogno di possibilità che diventino realtà, di realtà che diano speranza. Questo significa tradurre in pratica la dottrina sociale della Chiesa”.

In questo senso ha citato un dialogo avuto quattro anni fa con “una grande donna economista” con incarichi di governo. “Mi disse - ha raccontato il pontefice - che lei aveva cercato di fare un dialogo tra economia, umanesimo e fede e che era andato bene in un gruppo di riflessione. Ma con la finanza non si è potuti neppure partire. Interessante. Questo - ha commentato il papa - mi fa pensare. Quella donna mi faceva sentire che la finanza era qualcosa di inagibile, qualcosa di 'liquido', 'gassoso' che finisce come la catena di Sant’Antonio…”.

Per uscire da questa situazione è fondamentale ripartire dalla dottrina sociale della Chiesa che contribuisce - ha spiegato Francesco - a una visione del mondo "che si oppone a quella individualista, in quanto si fonda sull’interconnessione tra le persone e ha come fine il bene comune. E nello stesso tempo si oppone alla visione collettivistica, che oggi riemerge in una nuova versione, nascosta nei progetti di omologazione tecnocratica. Ma non si tratta - ha aggiunto ancora il papa - di una 'faccenda politica': la dottrina sociale è ancorata alla Parola di Dio, per orientare processi di promozione umana a partire dalla fede nel Dio fattosi uomo. Per questo essa va seguita, amata e sviluppata: appassioniamoci nuovamente alla dottrina sociale, facciamola conoscere: è un tesoro della tradizione ecclesiale”.

Solidarietà, cooperazione, responsabilità - ha commentato il papa - “richiamano lo stesso mistero di Dio, che è Trinità. Dio è una comunione di Persone e ci orienta a realizzarci attraverso l’apertura generosa agli altri (solidarietà), attraverso la collaborazione con gli altri (cooperazione), attraverso l’impegno per gli altri (responsabilità). E a farlo in ogni espressione della vita sociale, attraverso le relazioni, il lavoro, l’impegno civile, il rapporto con il creato, la politica”. Ed è il mistero dell'incarnazione a portare il cristiano a riconoscere con Gesù “in ogni uomo un fratello, in ogni donna una sorella”.

“Animati da questa comunione universale - ha detto ancora Francesco - come comunità credente possiamo collaborare senza paura con ciascuno per il bene di tutti: senza chiusure, senza visioni escludenti, senza pregiudizi. Come cristiani siamo chiamati a un amore senza frontiere e senza limiti, segno e testimonianza che si può andare oltre i muri degli egoismi e degli interessi personali e nazionali; oltre il potere del denaro che spesso decide le cause dei popoli; oltre gli steccati delle ideologie, che dividono e amplificano gli odi; oltre ogni barriera storica e culturale e, soprattutto, oltre l’indifferenza”. La costruzione di un mondo più solidale, giusto ed equo - ha concluso il papa - “per un credente non è qualcosa di pratico staccato dalla dottrina, ma è dare corpo alla fede, a lode di Dio, amante dell’uomo, amante della vita”. Perché “il bene che fate ad ogni uomo sulla terra - ha concluso - rallegra il cuore di Dio nei cieli”.

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