17/03/2022, 13.45
PAPUA NUOVA GUINEA
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Port Moresby si unisce alla preghiera e alla solidarietà per l'Ucraina

La Conferenza episcopale cattolica della Papua Nuova Guinea e delle isole Salomone ha tenuto ieri una conferenza stampa. Saranno mandati aiuti attraverso l'arcidiocesi di Lviv. P. Licini: "Necessario ricordare anche i rifugiati che abbiamo qui".

Port Moresby (AsiaNews) - "I fedeli cattolici della Papua Nuova Guinea e delle isole Salomone si uniscono a papa Francesco nell'esprimere solidarietà al popolo dell'Ucraina in questo momento". Lo ha detto ieri l’arcivescovo di Mount Hagen, Douglas Young, durante una conferenza stampa della Conferenza episcopale cattolica della Papua Nuova Guinea e delle Isole Salomone. Il prelato ha precisato che chiedendo la pace, non si sta vietando all’Ucraina di difendersi ma si sta supplicando la Russia di mettere fine ai bombardamenti su una nazione libera e indipendente.

P. Giorgio Licini, missionario del Pime e segretario generale della Conferenza episcopale, si è unito alle dichiarazioni esprimendo preoccupazione per la situazione e solidarietà ai profughi ucraini, nei confronti dei quali la Caritas ha stanziato 20mila kine papuane (più di 5mila euro).

La richiesta di aiuto è giunta dalla Polonia, che al momento sta ospitando migliaia di profughi, attraverso Caritas Internationalis. Negli ultimi giorni civili e giornalisti stranieri sono diventati bersaglio delle azioni militari russe. "Case, scuole, ospedali e altre infrastrutture critiche sono state colpite da attacchi militari in tutta l'Ucraina. Le evacuazioni su larga scala sono ancora in corso, ma rimangono estremamente pericolose, con decine di autobus che sono dovuti tornare indietro", ha ricordato Mavis Tito, direttrice della Caritas in Papua Nuova Guinea. 

La Conferenza episcopale cattolica si è impegnata a donare 50mila kine (quasi 13mila euro) attraverso l'arcidiocesi di Lviv in Ucraina. Tuttavia p. Licini ha sottolineato la necessità di non dimenticare anche i rifugiati già ospitati nel Paese, perché in fuga da altri conflitti. Tra loro molti papuasi occidentali, provenienti da una zona un tempo chiamata Irian Jaya, prima che l’Indonesia ne prendesse il controllo negli anni ‘60. Inoltre da anni la Papua Nuova Guinea ospita tuttora i richiedenti asilo respinti dall'Australia e per anni segregati in condizioni disumane sull'isola di Manus.

In riferimento all’attuale conflitto in Ucraina invece, p. Licini ha commentato dicendo che “il problema non sta nell'Occidente ma in Russia. Non è militare, ma politico e ha a che fare con la libertà”, ha spiegato il segretario generale. “La gente vuole giustamente libertà di parola e di associazione, stampa libera, elezioni libere, libertà di movimento; diritti che sono ancora molto limitati in Russia e quindi rendono il Paese molto meno meno attraente dell'Europa e dell'Occidente. Era già così ai tempi dell'Urss”.

A questo proposito, l’arcivescovo Young ha lanciato un appello per preservare la democrazia anche in Papua Nuova Guinea in vista delle prossime elezioni di giugno: “Dobbiamo anche riflettere su cosa succede quando perdiamo la democrazia. Questo è ciò che fa la dittatura se si dà troppo potere a una persona. Impariamo da quello che sta succedendo lì - ha continuato il porporato - e promettiamo a noi stessi che lo stesso non accada nel nostro Paese. I nostri voti sono molto importanti per scegliere il giusto tipo di leader”.

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